SANTA CROCE DI MAGLIANO (CB) m 608 s.l.m.

Pop.:4278 nel 2019; Sup. Kmq 53,37; dens. 80. Patrono: S. Antonio di Padova- copatroni S. Giacomo e Flaviano..
Popolazione negli anni:Popolazione negli anni:fuochi: 44 nel 1545; 22 nel 1648; 95 nel 1669; abitanti: 3156 nel 1795; 3929 nel 1835; 3972 nel 1861; 4733 nel 1881; 5365 nel 1901; 5187 nel 1911; 5593 nel 1931; 5291 nel 1936; 6111 nel 1951; 5485 nel 1961; 5103 nel 1971; 5035 nel 1981; 5122 nel 1991; 4935 nel 2001; 4692 nel 2011; 4221 nel 2018.
Origine e storia:Premesso che nell’agro vi erano diversi casali che erano terre dei Magliano e tra questi si ricordano “ Piano della Cantara “, “ Crivello ”, e “ Santa Croce “, terre che rimasero spopolate a causa della peste e dei terremoti. Di questi casali, l’unico che restò abitato fu Santa Croce, piccolo villaggio che era sorto intorno ad una chiesetta.
Questo luogo divenne il nucleo intorno al quale convennero altri abitanti, in parte di origine albanese, chiamati per coltivare la terra.
Di santa Croce abbiamo una prima menzione di Lucio III che nel 1181 ne parla in una bolla; poi Innocenzo IV nel 1254. L’aggiunta “ di Magliano” fu apposta sia per confermare che essa era terra di quella famiglia, sia per distinguerla da altri comuni omonimi, in provincia di Firenze e in provincia di Siracusa.
Durante il periodo svevo il casale fu feudo della famiglia Stipite di Bonefro.
Nel periodo angioino questa famiglia ne fece donazione, nel 1266, al monastero di S. Eustachio in Pantasia “ pro redemptione animae nostrae “ come si legge in un atto riportato da Mons. Tria e rogato da Bartolomeo di Toro da Monacilioni, luogo in cui fu stipulato l’atto.
Nella prima metà del secolo XVI, S. Croce e Magliano erano feudi dei Caldora e intestate a Giulio Caldora, il quale poi ne fu privato da Carlo V, nella lotta che vi fu per la successione al trono per il Regno di Napoli. Carlo V assegnò il feudo a Ludovico Acciapaccio, nel 1528, come riportato nella “ Historiae Neapolitanae” (tomo II, pag 142 ) di Capaccio.
Agli inizi del XVII secolo S. Croce è possesso di di Bartolomeo Ceva Grimaldi duca di Telese, a cui successe il figlio Angelo , che nel 1701 ebbe la confisca dei beni, per cui S. Croce giacque al Demanio fino al 1707, quando l’università fu reintegrata ad Angelo Ceva Grimaldi, che morì nel 1709 senza eredi.
Carlo VI concesse il feudo con titolo comitale a Rocco Stella di Modugno, suo gentiluomo di corte.
A Rocco Stella successe il figlio Pietro, il quale nel 1734 , all’avvento di Carlo III di Borbone, abbandonò il reame rifugiandosi in Austria, per cui gli furono tolti i feudi.
Nel 1735 S. Croce giaceva ancora al demanio, quando con Decreto 13 febbraio essa fu aggiudicata dalla R. Corte al duca Luigi Lante della Rovere, il quale vantava dei crediti dal Fisco.
Al duca della Rovere successe la figlia Marianna, coniugata Falconieri.
Marianna Falconieri Lante, rimasta vedova, fu l’ultima titolare del feudo di S. Croce, essendo poi intervenuta la legge per la eversione della feudalità.
Notizie ecclesiastiche: Nonostante che nella bolla di Lucio III del 1181 fossero nominati solo i casali di di Millanico e Malianello come appartenenti alla diocesi di Larino, possiamo asserire che Santa Croce ha sempre fatto parte della diocesi di Larino e che con la migrazione della gente albanese, nella sua chiesa si celebrò con il rito greco fino al 1727, quando Mons. Tria soppresse l’arcipretura di rito greco. S. Croce ha una sola parrocchia intitolata a S. Antonio di Padova e il patrono del Comune era S. Giacomo apostolo, che si festeggiava il 25 aprile ( festa che durava cinque giorni); oggi S. Antonio di Padova è patrono del Comune e S. Giacomo è copatrono, ma nel giorno della sua festa non si fa più la processione. Le chiese sono:
S. Antonio di Padova, edificata nel 1607 ed eretta a parrocchiale nel 1632 da Mons. Caracci ed elevata ad arcipretale da Mons. Tria nel 1727. Voluta da don Pietro Giovanni Grimaldi, fratello del barone, originariamente a tre navi, ma poi fu ampliata e modificata ad una sola ampia navata nel 1732 e modificata anche nello stile.
Nel 1850 fu ampliata con l’aggiunta di cappelle, in modo da formare una navata più stretta. L’interno è in stile barocco.
S. Giacomo, edificata nel 1727 e arricchita del campanile nel 1875. Ha subito gravi danni dal terremoto del 2002., per cui è rimasta chiusa fino al 2009, anno in cui sono terminati i lavori di riparazione. Qui ha sede la Confraternita della Buona Morte.
All’interno nulla di particolare.
Chiesa Greca, la più antica del paese dove si celebrava in rito greco ed era detta anche Chiesa del S. Rosario perché sede dell’antica Congrega del Santissimo Rosario. All’interno mostratre altari.
Buona Morte, (per memoria) era una cappella sede della Congrega della Buona Morte sorta nel XVII secolo. La Congrega della Buona Morte poi si è trasferita nella Chiesa di S. Gaicomo.
S.Maria di Melanico, cappella costruita sui resti dell’antichissima Badia di S. Maria o di S. Eusebio di Melanico, voluta dai Principi longobardi Landolfo e Pandolfo nell’anno 976, dove per tre secoli esercitarono i padri benedettini di Montecassino. Badia, oriiginariamente a tre navi, fu distrutta dall’incuria e dai terremoti che ne seguirono e in suo luogo il vescovo Orsini, nel XVII secolo fece costruire l’attuale cappella.
Altro:Meritano di essere ammirate l’antica Torre, il centro storico e la chiesa di S. Giacomo, la chiesa romanica sorta sull’antica Badia di Melanico.
A gennaio si canta la “Pasquetta” per le strade del paese, con canti e bicchierate.
Importante è la manifestazione che si svolge l’ultimo sabato d’aprile con gli animali infiocchettati a festa; manifestazione ben descritta e cantata dal poeta santacrocese Raffaele Capriglione, medico che ci ha lasciato anche delle belle poesie vernacolari.
A S. Giuseppe si accendono fuochi intorno ai quali fa festa tutto il paese.
A S. Antonio c’è la processione coi carri e ad agosto in occasione della ricorrenza dei copatroni S. Giacomo e Flaviano si fanno spettacolari fuochi pirotecnici.
Piatto tipico del luogo è il “ pagnottone”, rustico ripieno di pollo o tacchino in brodo, insaporito con scorze di limone.
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