SESTO CAMPANO (IS)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Giovedì, 04 Giugno 2020 Scritto da ugo

SESTO CAMPANO (IS)  m 323 s.l.m.

sesto csmpano stemma

Pop.:2254 nel 2019; Sup. Kmq 35,32; Dens. 64. Patrono: S. Eustachio.

Popolazione negli anni:fuochi: 60 nel 1532; 65 nel 1545; 52 nel 1561; 71 nel 1648; 50 nel 1669; abitanti: 600 nel 1781; 616 nel 1795; 1726 nel 1861;  1667 nel 1881; 1861 nel 1901; 2532 nel 1911; 2078 nel 1931; 2326 nel 1936; 2736 nel 1951; 2751 nel 1961; 2806 nel 1971; 3010 nel 1981; 3141 nel 1991; 2945 nel 2001; 2332 nel 2011; 2185 nel 2018.

Popolazione della frazione di Roccapipirozza dal 1532 al 1848 (il 17 febbraio 1861 fu aggregata al Molise e inglobata nel comune di Sesto Campano): fuochi: 20 nel 1532; 28 nel 1545; 17 nel 1561; 34 nel 1608; 30 nel 1669; abitanti:707 nel 1795; 800 nel 1848.

Origine e storia:Il nome deriva da Sesto Ulieno Prefetto di Venafro ai tempi di Augusto e di Tiberio oppure da Sesto Pulfennio Prefetto della Pannonia, ricordati in due lapidi che decantano le loro benemerenze. Altri vorrebbero che derivasse dal cippo del miglio CVI della Via Latina da Roma, ma questo cippo pare che fosse presso la località di S. Maria Oliveto.

Con R.D. 16 marzo 1863, in conformità del deliberato  del Consiglio Comunale del 15 dicembre 1862 fu autorizzata ad aggiungere  la denominazione “Campano”, per ricordare la sua prima appartenenza  alla Provincia di Terra di Lavoro.

Nel periodo longobardo  Sesto fu capoluogo  di una delle 34 Contee  in cui fu diviso il Ducato di Benevento.

Nel 1040 i Conti di Sesto  aiutarono Pandolfo  principe di Capua  contro l’Imperatore Corrado, quando nel 1093 ne era Conte  un tal Rodolfo (Masciotta).

Nella prima metà del XIV secolo Sesto era feudo di di Andrea e Nicola Rampini, famiglia indigena di Isernia che si confuse in quella di Andrea d’Isernia, eminente giurista.

Nella seconda metà del XIV secolo  ai Rampini successero i Ratta, famiglia proveniente dalla Spagna con Diego, nobile Cavaliere, al seguito  nuziale della  principessa  Violante  d’Aragona, andata sposa a Roberto d’Angiò.

In seguito il feudo fu tolto alla famiglia Ratta e precisamente ad Antonello, da Carlo III di Durazzo, che lo assegnò  insieme a Roccapipirozzi a Gurello Origlia, a cui successe il figlio Pietro, che fu pure feudatario di Carovilli.

Con diploma 1 febbraioi 1465 Re Ferrante I d’Aragona  concesse  Sesto a Diomede Carafa della Stadera , Conte di Maddaloni. Di questa famiglia  furono titolari per Sesto i seguenti:

Diomede, primo concessionario; Giantommaso, in vita nel 1506; Roberto, processato per fellonia dal Viceré principe  di Orange; Gianbattista, che vendette il feudo nel 1569 a Isabella di Lannoy, nata Carafa di Traetto, moglie di Filippo di Lannoy, principe di Sulmona e Conte di Venafro;

a cui successe il figlio Orazio che vendette il feudo per 25.000 ducati a Filippo Spinola, al quale  successe il figlio Ambrogio Spinola, duca di Sesto, giovanissimo di anni 14.

Ad Ambrogio Spinola, che morì nel 1630 successero i suoi discendenti che tennero il feudo fino alla eversione della feudalità.

Questa famiglia si trasferì in Spagna ma i discendenti conservarono sempre le proprietà terriere di Sesto fino al 1891, quando, poi, Don Giuseppe Ossorio  y Silva Spinola, marchese di d’Alcanices e duca di Sesto ne fece vendita  all’ex regina Cristina  vedova di Alfonso XIII Re di Spagna.

Notizie  amministrative: Sesto è stata sempre terra campana e nel 1807 fu assegnata al Distretto di Piedimonte d’Alife e al Governo di Venafro e solo nel 1861 fu aggregata al Molise.

Sue frazioni sono Roccapipirozzi e Vallecupa.

Microstoria: Sesto fu territorio rifugio di briganti e nel 1648 vi si stabilì un celebre bandito, tale “Papone”, al secolo Dopmenico  Colessa, un pastore di Roccasecca, il quale fu riabilitato dalla rivoluzione di Masaniello e, tornato a Roccasecca formò una numerosa banda.

Papone, durante il governo del Duca di Guisa ebbe l’onore  di servire lo Stato, che gli affidò l’incarico di taglieggiare  a suo piacimento  le terre dei parteggianti per la casa spagnola.

Egli pose il suo comando a Sesto e da lì assaltò anche Venafro, ma fu respinto e dovette volgere le sue armi verso lo stato pontificio.

Posto sulle sue tracce il colonnello Visconti con le sue truppe , lo catturò  il 12 agosto 1648, lo condusse in Napoli, dove dopo essere stato torturato morì alla ruota in Piazza Mercato.

Roccapipirozzi: è situata  in vetta ad un monte al di sopra della strada degli Abruzzi. Il nome le deriva  da un suo antichissimo titolare, Filippo Roccia, per cui l’abiatato fu chiamato dapprima “ Rocca di Pippo Roccia”  e poi  dal 1320 “Rocca Piperocii” e  nel 1561 “Rocca Pipirozzo”.

Seguì le sorti feudali di Sesto.

Ecclesiasticamente appartiene alla diocesi di Venafro ed aveva una sua parrocchia autonoma intitolata a S. Maria Assunta  in Cielo; attualmente la parrocchia è intitolata a S. Giovanni Bosco.

Nel 1875  Roccapipirozzi fece  istanza di  staccarsi da Sesto, ma il ricorso le fu respinto.

Vallecupa,  a breve distanza da Roccapipirozzi , ai piedi del Monte Nunziata  a Lungo. Ecclesiasticamente appartiene pure alla diocesi di Venafro e costituiva una propria parrocchia .

 

Notizie ecclesiastiche:Sesto è stata sempre pertinente alla diocesi di Venafro e consta di due parrocchie, l’una intitolata a S. Eustachio, altra intitolata a S. Giovanni Bosco nella frazione di Roccapipirozzi bassa.

S. Eustachio, chiesa parrocchiale  di antica datazione, in passato aveva carattere  di ricettizia  numeraria  con arciprete e tre  partecipanti, soppressi poi  con legge del 15 dicembre 1867.

Una volta aveva un ricco arredamento  ed oggetti sacri di valore, tra i quali un ostensorio in argento  artisticamente lavorato da artista del ‘500, oggetti che furono rubati nel 1881 da empi furfanti rimasti ignoti.

S. Rocco,

Altro: All’interno del paese si possono ammirare diversi reperti di epoche passate, mentre nella frazione di Roccapipirozzi, sulla sommità del colle, la struttura  fortificata della Rocca con le due torri circolari è degna di ammirazione, come pure la chiesa  di Santa Maria di Loreto di questa frazione, che conserva affreschi del XV secolo.

La zona è ricca di boschi e offre la possibilità di escursioni  immersi nella natura, ricca di funghi e specie botaniche aromatiche. Una volta questo territorio era invaso dai briganti.

Nell’ultima domenica di agosto  si festeggia il Santo patrono, S. Eustachio, .

Tra le produzioni importanti sono gli  ottimi vini e l’olio extravergine d’oliva.

                                         IN ELABORAZIONE

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