TERMOLI (CB) m 15 s.l.m.

Pop.:33617 nel 2019; Sup. Kmq 55,64; dens. 604. Patrono: San Basso.
Popolazione negli anni:fuochi: 239 nel 1532; 345 nel 1545; 372 nel 1561; 239 nel 1595; 150 nel 1648; 65 nel 1669; abitanti: 1980 nel 1795; 2057 nel 1835; 2626 nel 1861; 4185 nel 1881; 5124 nel 1901; 5555 nel 1911; 6910 nel 1931; 7574 nel 1936; 10044 nel 1951; 11278 nel 1961; 15659 nel 1971; 22849 nel 1981; 28552 nel 1991; 30255 nel 2001; 32793 nel 2011; 33408 nel 2018
Origine e storia: sull’origine del nome di questa ridente cittadina esistono molte ipotesi, ognuna delle quali non reca serie prove a propria conferma. Io ne cito solo due di queste.
La prima ipotesi è che il nome le derivi da Interamnia, perché posta tra due fiumi, il Biferno (Tifernum) e Sinarca oppure il Trigno, che pure sfocia ai suoi confini.
La seconda ipotesi avanzata dal Pignorio e riproposta da Fra Tommaso da Termoli vuole che derivi il nome dalla presenza di numerose terme, essendo dall’antichità nota per queste; sorgenti termali aumentate maggiormente dopo un violento terremoto, per cui si vuole che il nome antico fosse Thermulae.
Certamente il suo abitato è molto antico, come testimoniano anche alcuni reperti ritrovati nel suo agro, come ad esempio la necropoli scoperta in contrada Difesa Grande.
Durante il periodo longobardo Termoli faceva parte del Ducato di Benevento fondato da Arechi nel VII secolo e divenne capoluogo di una delle 34 Contee in cui era diviso.
Secondo un documento del 1011 che tratta della donazione fatta da Trasmondo Conte di Chieti alla Badia di san Vincenzo al Volturno delle terre di Serramala in agro di Termoli, è opinione che Termoli fosse aggregata al Ducato di Spoleto, fondato nell’anno 811, da cui dipendeva la Contea di Chieti.
In epoca normanna la Contea di Termoli venne assorbita dalla Contea di Loritello e ne fu titolare il Conte Roberto, che però spesso dimorava nella città adriatica da dove aveva stipulato o emesso molti documenti datati.
Al disgregarsi della Contea di Loritello, Termoli venne incamerata al Demanio regio, nel XII secolo.
Nel periodo svevo Termoli fu assegnata ad Andrea di Capua, avvocato fiscale ai tempi di Federico II, e che trasferì al figlio Bartolomeo, il quale ne ebbe la conferma e morendo li lasciò agli eredi Conti d’Altavilla e Palena, insieme al marchesato di della Torre, e il Principato di Conca.
Bartolomeo di Capua morì nel 1316 e gli successe il figlio Giovanni, secondogenito, essendogli premorto il fratello primogenito Andrea.
Ma altri, vogliono che Termoli torni al demanio regio e che Re Roberto d’Angiò assegni Termoli alla figlia Giovanna d’Angiò, poi divenuta regina.
Carlo d’Angiò, figlio di Roberto e di Violante d’Aragona, tenne Termoli dal 1316 al 1328, anno della sua morte e il feudo fu assegnato alla figlia primogenita Giovanna, avuta da Maria di Valois.
Giovanna nel 1345 divenne regina e conservò a sé il feudo, per poi darlo in dote alla sorella Maria in occasione delle nozze con Carlo di Durazzo.
La principessa morì nel 1366, vedova di Carlo, decapitato in Aversa in seguito alle vicende con il re d’Ungheria, per il qual fatto il feudo di Termoli tornò al demanio.
Nel 1368 Termoli venne concessa in dote a Margherita di Durazzo figlia ultimogenita di Maria e Carlo, in occasione delle sue nozze con Carlo di Durazzo figlio del Conte di Gravina.
Dal matrimonio Margherita ebbe tre figli: Maria, Giovanna e Ladislao, dei quali Ladislao fu Re di Napoli dal 1386 al 1414 e Giovanna regina dal 1414 al 1435.
Nel 1404 Termoli fu acquistata insieme a S. Giacomo da Francesco de Riccardis,Capitano dell’Aquila.
Nel 1432 Termoli e Campomarino furono dati in dote a Francesca de Riccardis in occasione delle nozze con Berlingiero Caldora, figlio di Giacomo ed ebbe l’assenso regio in data 18 settembre dello stesso anno. Berlingiero Caldora morì nel 1436 in Vasto.
Nel 1436 Carlo di Gambatesa , germano di Guglielmo Conte di Campobasso, ottenne l’investirura per Termoli con il titolo comitale.
Carlo morì nel 1459, lasciando tre figlie: Lucrezia, Margherita e Violante. A Carlo doveva succedere la figlia Lucrezia, che avendo sposato contro la volontà paterna Giulio di Capua d’Altavilla, il genitore nominò suo erede il nipote Cola Conte di Campobasso.
Cola nel 1465 fu privato del feudo per fellonia e Termoli tornò al demanio. Il figlio Angelo riuscì recuperare i feudi perduti e nel 1488 riebbe Termoli.
Il conte Angelo morì nel 1492 e gli successe il figlio Cola, col quale la famiglia Gambatesa scomparve dalla scena.
Durante il regno di Carlo VIII Termoli fu assegnata a Troiano Pappacorda.
Nel 1495 Termoli venne assegnata ad Andrea di Capua d’Altavilla con il titolo di Duca di Termoli e utilista di Guglionesi e S. Martino in P. e fu pure Conte di Montagano e Conte di Campobasso.
Andrea morì di peste nel 1512 a Civita Castellana; la sua salma riposa a Napoli nella Chiesa di S. Maria del Popolo detta degli Incurabili; gli successe il figlio Ferrante, nato da Maria d’Ajerbo d’Aragona.
Moglie di Ferrante fu Antonicca del Balzo, dei signori di Giovinazzo e Molfetta, la quale ereditò i feudi paterni, per cui il marito Ferrante fu nominato pure Principe di Molfetta ed ebbe l’autorizzazione per la discendenza a chiamarsi di Capua del Balzo. Dal suo matrimonio nacquero : Isabella e Maria. Ferrante morì nel 1523e venne pure lui inumato nella Chiesa degli Incurabili accanto al padre.
A Ferrante successe la figlia Isabella, che avendo conosciuto a Napoli Francesco Gonzaga della nobile famiglia di Mantova, si innamorarono tra loro e si sposarono. Poiché il padre aveva già stabilito che lei avesse dovuto sposare il cugino Vincenzo di Capua, ne venne fuori una lite con costui, lite aggiustata con le nozze tra Maria e Vincenzo di Capua, per cui tra le sorelle fu stabilito che Isabella serbò per sé Melfi e Giovinazzo con il titolo e onori di Principe e Campobasso con il titolo comitale , più l’utile signoria di Apricena , Serracapriola ed altri piccolo feudi, donando alla sorella Maria a titolo di donazione irrevocabile Termoli con il titolo ducale, Guglionesi con quello marchionale e le utili signorie di S. Martino in P., Campomarino, S. Giuliano di Puglia, Matrice, Campodipietra, Gambatesa, Montorio ed altri minori.
Maria di Capua, fu contessa di Termoli dal 1530 al 1556, anno in cui morì, sopravvivendo al marito Vincenzo per sei anni.
Maria di Capua e Vincenzo ebbero diversi figli, tra i quali si ricorda Cassandra , che andò sposa a Ferdinando Gaetani signore di Piedimonte e Ferrante che ne fu erede e Annibale che fu arcivescovo di Napoli.
Ferrante successo alla madre nel 1556 e sposò Vittoria Sanseverino, figlia del Principe di Bisignano, che gli portò ricca dote, la quale andava ad assommarsi alla sua che all’epoca era già immensa, dicendosi di lui che aveva una rendita annua di 40.000 ducati oltre al Palazzo avito di Napoli e tantissime altre proprietà fondiarie. I due sposi ebbero due figli: Pietrantonio ed Andrea.
Ferrante, rimasto vedovo alla fine si diede a gozzovigliare e morì quasi povero.
Gli successe Pietrantonio che sposò Berardina della Tolfa dei signori di Polignano ed egli, seguendo le orme paterne diede fondo alle ultime fortune di famiglia.
A lui successe la figlia Giulia di Capua, che sposò uno della stirpe dei del Balzo; la contessa Giulia morì nel 1657.
Il duca Antonio Francesco di Capua del Balzo fu erede e morì a Termoli nel 1686; a lui successe il figlio primogenito Andrea, che morì nel 1697 senza prole, stabilendo per testamento che suo successore fosse donna Ippolita Pignatelli, sua nipote con la condizione che giunta alla età di 17 anni fosse andata sposa a Vincenzo di Capua, figlio secondogenito del principe di Riccia e che in mancanza di tale condizione l’eredità fosse andata alla Chiesa delle Anime del Purgatorio.
Donna Ippolita Pignatelli, arrivata all’età richiesta onorò il dettame dello zio e sposò Vincenzo di Capua, ormai in età matura.
Vincenzo di Capua morì a Riccia nel 1702 e venne sepolto nella Chiesa del Convento Gesù e Maria di S. Martino in Pensilis. La duchessa Pignatelli sua moglie morì nel 1713.
A Lei successe l’unica figlia Isabella di Capua, che sposò Luigi di Capua, anch’egli della casa di Riccia ed ebbero un solo figlio Giambattista.
La duchessa Isabella aveva disposto per testamento che in caso di morte del figlio, Termoli e S. Martino in P. sarebbero passate in eredità al marito , per un credito di costui nei suoi confronti di 150.000 ducati. Isabella morì il 2 marzo 1717 e il figlio nel giorno successivo e il marito ereditò i due feudi, divenendone titolare. Egli morì nel 1722.
I feudi pertinenti a Isabella furono ereditati da Giulia Pignatelli sorella superstite di Ippolita e al suo consorte Domenico Cattaneo juniore Principe di Sannicandro.
Nel 1722 Domenico Cattaneo, figlio di Baldassarre e d’Isabella Gaetani prese il titolo di duca di Termoli. Egli fu pure Reggente della Gran Corte della Vicaria e Membro del Supremo Magistrato di Commercio.
La duchessa Giulia Pignatelli morì in Caserta il 5 maggio 1763 e suo marito Principe di Sannicandro e duca di Termoli morì nel 1782 e alla madre successe il figlio Francesco Cattaneo e questi fu l’ultimo titolare di Termoli e degli altri feudi ereditati per l’intervento della legge per l’eversione della feudalità che ebbe i suoi effetti nell’anno 1806.
Amministrativamente Termoli fece parte della Capitanata e ascritta al Dipartimento di Sangro e fu capoluogo di Cantone. Nel 1807 fu assegnata al Distretto di Larino come capoluogo. Nel 1811 fu aggregata al Molise , restando nel Distretto o Circondario di Larino.
Ex Feudi:
Salvi, detto pure “ li Silvi”, che si estendeva dal Vallone Cupo al torrente Sinarca, contrada detta pure “ Inforchia” . Questo feudo nel 1618 fu feudo di Petacciato e faceva parte della giurisdizione di Guglionesi.
Piano di Petrara, a destra della Sinarca in confine con Madonna allunga.
Avvenimenti e curiosità:Nel 1177, nel mese di gennaio il papa Alessandro III transita per Termoli, recandosi a Vasto da Manfredonia, onde recarsi a Venezia via mare, dove si recherà per sancire la pace con Federico Barbarossa.
Nel 1191 Re Tancredi celebra una “Cuia” a Termoli per chiamare in riunione i baroni e per controllare la validità dei loro possessi.
Nel 1240 le navi venete in crociera nell’Adriatico e alleate di papa Gregorio IX mettono a sacco Termoli.
Nel 1241 l’università di Termoli ottiene da Federico II di poter fare il mercato settimanale ogni lunedì.
Nel 1267, il 2 di aprile Carlo I d’Angiò proveniente da Larino si ferma a Termoli e riparte nel giorno successivo.
Nel 1273, il 15 maggio, Carlo I d’Angiò si ferma nuovamente a Termoli.
Nel 1293 il 25 giugno, il secondogenito di Carlo II d’Angiò, Re d’Ungheria Carlo Martello visita Termoli.
Nel 1566 il 2 agosto, le orde dei Turchi saccheggiano Termoli.
Nel 1703 il 19 luglio, Termoli si vede assediata dalla flotta austriaca che sbarca 600 uomini allo scopo di occuparla in nome dell’arciduca Carlo , ma il vescovo mons. Pitirri incitò i cittadini alla resistenza che riuscì vittoriosa.
Nel 1799 il 2 e 3 di febbraio gli Albanesi dei Comuni di Campomarino e Portocannone compiono eccidi di giacobini, dei quali anche dei fratelli Brigida.
Nel 1809 il R.D. 27 marzo istituisce a Termoli il “Burò” ufficio di ricezione e controllo dei dazi e delle dogane.
Nel 1813 il 10 maggio tre fregate ella flotta inglese bombardano Termoli , danneggiando, tra l’altro, la Cattedrale, di cui porta ancora i segni.
Nel 1847 Re Ferdinando II visita Termoli.
Nel 1864 il 25 aprile è aperto all’esercizio il tratto ferroviario Ortona- Foggia.
Nel 1882 il 12 febbraio è aperto il tratto ferroviario Termoli –Larino.
Pantano, a sinistra del Biferno, in località Fiume Morto., riconosciutà proprietà dell’università con sentenza della Commissione feudale del 20 giugno 1810:
Notizie ecclesiastiche: Termoli è sede di diocesi da tempi antichissimi e, una volta aveva una sola parrocchia, oggi comprende nove parrocchie intitolate a:Gesù Crocifisso, Maria SS. Del Monte Carmelo, S. Antonio di Padova, S. Francesco d’Assisi, S. Maria degli Angeli, S. Maria della Purificazione, S. Pietro Apostolo, S. Timoteo, Sacro Cuore di Gesù. Il patrono del Comune è S. Basso. Le chiese sono:
S. Maria della Purificazione, è la Cattedrale edificata agli inizi dell’XI secolo in stile romanico, ma nella facciata si sono sovrapposti elementi nei secoli successivi; è a tre navate.
Nel prospetto c’è un bel rosone che domina sette archetti sostenuti da colonnine comprendenti ciascuna una bifora. Subì danni a causa dei turchi che la incendiarono nel 1566. Si notano pure i segni dovuti al bombardamento della flotta inglese del 1813. e dal 1902 è Monumento Nazionale.
All’interno riposano le Sacre spoglie di S. Basso e S. Timoteo.
S. Antonio, questa chiesa era annessa all’antico Convento fondato nel XIII secolo dai PP. Conventuali. Nel 1566 fu distrutto dalle invasioni turche. Nel 1707 fu restaurato e venne consegnato ai PP. Riformati. Soppresso nel 1809 e riaperto nel 1854 e soppresso nuovamente nel 1867, passò al Demanio che lo destinò alla Mensa vescovile.
La Chiesa fu ricostruita nel 1722 sulle vestigia dell’antica, ad una sola nave e sul resto del convento fu edificato il Seminario. Essa è parrocchiale dal 1936. La nuova chiesa è stata inaugurata nel 1975 ed è un capolavoro dell’arte moderna.
S. Timoteo, chiesa parrocchiale voluta da mons. Bernacchia nel 1954, sorge in Via Fratelli Brigida, è a navata unica.
Gesù Crocifisso, altra chiesa parrocchiale eretta nel 1966, in Piazza S. Alfonso, in stile moderno con una bella torre campanaria in c.a. ed è molto interessante per le sue caratteristiche architettoniche.
S. Maria del Carmelo, sorta anche questa nel 1966, pur essendo già fondata la parrocchia che era ospitata in S. Maria delle Grazie, essa è stata consacrata nel 1977; è a croce greca e presenta, in particolare, una cupola a pianta quadrata; di rilevante presenta una immagine del Redentore in stile bizantino.
Sacro Cuore di Gesù, altra chiesa parrocchiale sorta sulla piazza omonima e voluta da Mons. Cosmo Ruppi nel 1980 e consacrata il 119 aprile 1986 .
Nel 1998 è stato rifatto l’altare e riconsacrato da Mons. Domenico D’Ambrosio.
Qui si conservano delle reliquie di S. Basso di Lucera, S. Timoteo, e S. Teresa di Lisieaux.
Di notevole l’Altare Maggiore e il Tabernacolo che provengono dall’antica chiesa della Madonna delle Grazie.
S. Francesco d’Assisi, l’antica chiesa sorgeva sul colle dove ora sorge S. Maria in Valentino più nota come “ Madonna a Lungo “, essa è tenuta dai PP. Cappuccini , ordine presente in Termoli dal 1545. La nuova chiesa è stata edificata tra il 1972 e il 1978 e consacrata il 10 aprile 1984. La parrocchia è stata creata nel 1976. A causa di nuovi lavori, la chiesa fu chiusa e riconsacrata il 16 marzo 1991. La chiesa ha una caratteristica forma a vela, che si slancia verso l’alto dove si innalza il campanile. Di notevole c’è uno splendido mosaico che rappresenta Cristo orante con tre angeli.
S. Pietro e Paolo, chiesa parrocchiale dal 1976, costituita momentaneamente da un prefabbricato in lamiera.
Il 16 maggio 1982 fu posta la prima pietra, fatta affluire direttamente dal Sacro Sepolcro di Gerusalemme. La sua consacrazione è del giugno 1986.
Essa è caratterizzata da vetrate con figure colorate e l’altare in marmo.
S. Maria degli Angeli, altra chiesa parrocchiale di nuova costruzione, i cui lavori iniziarono nel 1988 e si conclusero il 20 febbraio 1993.
La chiesa pur essendo costruita in epoca moderna si presenta in uno stile classico. Essa è parrocchiale dal 11986.
S. Maria in Valentino o Madonna della Vittoria o Madonna a Lungo, a circa due chilometri dal centro storico sulla via che porta a Guglionesi ed è la più antica delle chiese rurali del luogo.
All’epoca della sua fondazione formava un sol corpo con il Convento dei PP. Cappuccini, saccheggiato dai Turchi nel 1566. Del vecchio Convento non esiste più nulla.
Qui si conservano ancora alcuni stucchi e una tela della Madonna della Vittoria del XVI secolo.
Essa è meta di pellegrinaggi e luogo di una grande festa.
Madonna delle Grazie, una volta era posta a circa un chilometro dal centro storio e a metà strada da quella della Madonna della Vittoria, oggi è inglobato nella zona nuova della città adriatica.
Sul lato destro una volta vi era il Calvario con le tre croci, ed era la meta della processione del Venerdì Santo. La chiesa è a navata unica e conserva ancora la sua architettura di chiesa rurale, con soffitto a volta. Ad essa è stata aggiunta la casa canonica.
S. Maria Addolorta, ( per memoria )piccola cappella attigua al Cimitero.
Altro: Prima di decantare le cose belle di Termoli, premetto che il Molise ha una delle più belle spiagge d’Italia, con sabbie finissime e purissime e le località attrezzate sono Termoli, Campomarino e Petacciato.
Suggestivo è il Centro storico di Termoli, con il Castello e la chiesa Cattedrale e le caratteristiche stradine laterali su cui si aprono i vicoli ben tenuti. Sui vecchi muri di cinta si apre un vasto belvedere con vista sul mare dove l’occhio spazia sul porto e verso le isole Tremiti e i luoghi del Gargano, da un lato, dall’altro sui monti del confinante Abruzzo, spesso innevati.
Fuori le mura ben tenuta è la Torre Saracena, in cui si è instaurato un ristorante.
A parte l’estate termolese che ha un programma del tutto eccezionale e la festa di S. Basso con la processione a mare e l’incendio del Castello, si segnala la festa del 15 agosto o “Festa del Mare” e il 28 agosto la “Sagra del pesce”,che si svolge al porto; ai primi di giugno c’è il concorso fotografico; nella seconda settimana di luglio il festival della canzone d’autore e il concorso Rino Gaetano; poi si organizzano mostre dell’artigianato, della filatelia e della numismatica e il Concorso di pittura moderna. Infine il Cinefestival.
Qui c’è da visitare il Museo d’arte contemporanea, uno dei primi sorti in Italia.
La cucina termolese innanzitutto offre il suo piatto principe: la Zuppa di pesce, unica vera del suo genere, che non si confonde con guazzetti e cacciucchi costumati altrove. Del resto i ristoranti qui offrono tutti i piatti nazionali, ma ci teniamo a far conoscere quelli tradizionali. Pasta fresca alla chitarra con sugo di seppie o calamari; spaghetto del pescatore; pescatrice ripiena, seppie e piselli, brodetto; taccozze (pasta di casa) con ceci e cozze; e una gran quantità di antipasti cotti e crudi, i polipi in purgatorio, le triglie alla ingorda ( vera grande specialità ), frittura di trigliozze (triglie piccole), tubettini con le maruzzelle ( lumache di mare), U scescille, . i scarpelle ovvero crespelle di pasta fritta e spolverata di zucchero che anticamente si usavano a Natale, e infine gli strufoli che qui chiamano i cacate di ciavele ( cacche di corvi per la loro forma ).