TRIVENTO (CB) m 599 s.l. m.

Pop::4643 nel 2019; Sup. Kmq 73,70; Dens. 63. Patrono:San Nazario.
Popolazione negli anni:fuochi:232 nel 1532; 379 nel 1545; 327 nel 1561; 425 nel 1545; 280 nel 1648; 323 nel 1669; abitanti: 2416 nel 1780; 3480 nel 1795; 4158 nel 1835; 4707 nel 1861; 4925 nel 1901; 4987 nel 1911; 5670 nel 1931; 5792 nel 1936; 6440 nel 1951; 6418 nel 1961; 5904 nel 1971; 5764 nel 1981; 5281 nel 1991; 5313 nel 2001; 4812 nel 2011; 4606 nel 2018.
Origine e storia: Il nome più antico in lingua osca è TPEBINTM, i sanniti non avevano tutte le vocali, penso che lo pronunciassero così “Trebintm”, infatti in seguito, viene ricordato dal Frontino, Trebentum. Ma nell’antichità fu anche detta Tregentum e Terebenta e i cittadini Treventinates, detti da Plinio.
In un sotterraneo della Cattedrale , nel sec XVII, fu rinvenuta una lapide con iscrizione: | P. Florius | P. L. Gnesius | Augusto Terventi | Dianae Numine | Iussu Posuit | dalla quale si dovrebbe desumere che il nome del luogo fosse Terventi, divenendo poi per metastasi Trivento , attuale.
Comunque la città è di origine sannitica, nonostante la sua popolazione fosse stata decimata dalle guerre sannitiche, ma che fu ripopolata, come riferisce il Mommsen, con lo stanziamento di una colonia militare della tribù Voltinia.
Trivento fece parte del ducato di Benevento, nel periodo basso medioevale e, allorquando fu diviso in contee fu assegnato alla Contea di Molise e fu soggetta ai Conti di Molise, in epoca normanna.
Nel 1268 Carlo I d’Angiò concesse Trivento in feudo ad Ansaldo de Lavanderia, uno dei tanti cadetti giunti al seguito dell’imperatore.
Ma alla morte di costui, lo stesso Re Carlo I gli diede il successore in Amerigo de Sus, congiunto di Ugo de Sus che era stato Giustiziere di Terra di Lavoro e Contado di Molise .
Amerigo de Sus ebbe dalla prima moglie,Iacovella di Montefusco, Amerigo(jiuniore)), e dalla seconda moglie, Floresia di Trezzo, una figlia, Ilaria che andò sposa a Filippo di Iamvilla della famiglia feudale di Venafro.
Amerigo iuniore ebbe due maschi: Amerigo(terzo) e Pietro, con il quale si estinse la famiglia, poiché morì quest’ultimo nel 1326 e il primogenito Amerigo nel 1327:
Dopo di che Trivento passò in feudo alla famiglia Pipino . Non si sa quando, ma subito dopo il feudo passò a Egidio di Villacublay, marito di Margherita San Giorgio., la quale fu erede del congiunto e passò in seconde nozze con Ionata di Sanfromondo Conte di Cerreto e vendette il feudo, nel 1313, a Guglielmo d’Evoli.
Il Conte Guglielmo d’ Evoli è stato uno dei più valenti uomini d’arme del tempo ed ebbe molti incarichi di comando, distinguendosi sempre per capacità e quindi fu abbastanza remunerato all’epoca con concessioni di terre e di feudi.
Nel 1411 titolare è Francesco d’Evoli, il quale diede in dote Trivento alla figlia Medea che andò sposa a Giacomo Caldora, che divenne signore di Trivento.
Giacomo Caldora fu altro uomo d’arme, condottiero molto noto e temuto all’epoca, distintosi in diverse vicende storiche che lo hanno visto partecipare in prima persona nel corso della sua vita, tal volta anche con alterne fortune.
Proprio in seguito ad una fortuna avversa, dopo la morte di Re Alfonso I, nel 1458, a cui successe il figlio Ferrante I, avendo il Caldora parteggiato per Giovanni d’Angiò, cugino del re Ferrante e suo antagonista alla successione del Regno, ed avendo questi rinunciato alla lotta, il Caldora dovette ritirarsi in esilio a Iesi, allora terra della Santa Sede, dove morì, lasciando molti figli e nessuna notizia di sé.
La Contea di Trivento con diploma del 1465 fu data in feudo a Luigi Galzerano de Requesens, venuto nel regno quale Capitano Generale della Flotta.
Luigi Galzerano morì nel 1504, lasciando erede Isabella di Requesens , moglie di Raimondo di Cardona Viceré di Sicilia,la quale, nel 1507 vendette il feudo, insieme con Pescopennataro e S.Angelo del Pesco . a Michele d’Afflitto .
La famiglia d’Afflitto attraverso la sua discendenza, succedutasi nel seguente ordine: Michele, acquirente; Vincenzo; Ferrante; Fabio; Geronimo; Fabio (secondo); Giorgio; Michele; Girolamo primogenito di Michele; Ferrante figlio di Giulia e sorella di Girolamo; Ferante, figlio di Fabio; Giovanni, a cui successe una sorella vedova dei di Sangro di Casacalenda. Costei, non avendo prole nominò proprio erede il nipote Francesco Caracciolo, principe di Molissano, furono titolari per Trivento per moltissimi anni.
Dei Caracciolo, furono titolari Francesco, Giambattista, Nicola, in vita nel 1807, all’epoca dell’eversione della feudalità; Nicola vendette il palazzo comitale ai signori Colaneri.
Notizie ecclesiastiche: Trivento è sede di antichissima diocesi, ha tre parrocchie intitolate ai SS. Nazario, Celso e Vittore; una seconda a S. Croce; la terza a S. Giuseppe Artigiano, quest’ultima in contrada Codacchi. Le chiese sono:
SS. Nazario, Celso e Vittore, è Cattedrale di antichissime origini, che la tradizione vuole fondata su un antico tempio dedicato al culto di Diana, ai primi secoli del cristianesimo. Divisa in tre navate lunga m 34 larghe m 13 ed alte m 10. Restaurata più volte; all’interno ha un bellissimo altare maggiore in stile barocco e. di notevole pregio sono la Sacra Famiglia in terracotta della scultrice Amalia Dupré e l'organo settecentesco con raffigurati dei putti che suonano i vari strumenti; una scultura lignea di Madonna in trono opera di ignoto del XIII sec.; sono tuttavia presenti affreschi del XIII sec ed altre sculture
Di grandissimo interesse è la Cripta di S. Celso, situata a qualche metro di profondità sotto il transetto e divisa in sette navatelle con pilastri e capitelli di sostegno , variamente decorati.
S. Croce, edificata nel XIV sec Restaurata nel 1889 ad opera del Rev can. Don Lorenzo Porfirio, dopo anni di abbandono, oggi è chiesa parrocchiale e sede della Confraternita omonima.
S Chiara; di proprietà privata della famiglia Scarano.
S. Antonio, annessa al Convento dei PP. Cappuccini Nel 1868 fu ceduta al demanio.
S Maria a Maiella, a circa tre chilometri, nella omonima contrada, faceva parte dell’antico Convento dei Padri Celestini nel XIV secolo. La chiesa è meta di un pellegrinaggio e di una festa popolare che si celebra l’8 settenbre.
S. Giuseppe Artigiano, chiesa parrocchiale in contrada Codacchi, Iniziata nel 1973, la costruzione è stata ultimata nel 1980, a forma esagonale, in stile moderno, con campanile a pianta triangolare.
All’interno una statua del Santo titolare.
Altro: Tra le prime cose da vedere, la scalinata di San Nicola che ha un gradino per ogni giorno dell'anno, ovvero 365, che conducono alla parte alta del paese, chiamata Piano.
Scalino dopo scalino si arriva davanti alla Chiesa di San Nicola, davanti alla quale si può ammirare una bella statua marmorea del Cuore Immacolato di Maria.
Al 150° scalino ci si può fermare su Largo di Porta Maggiore, dove la visuale spazia sulla Trivento moderna.
Al 234° scalino si apre invece la grande piazza che ospita la Cattedrale, il Campanile, la chiesa della SS Trinità e la Curia. La Cattedrale è l’altro simbolo cittadino, eretta su una preesistente basilica dedicata a San Casto, primo vescovo di Trivento.
Ha subito nei secoli vari restauri ma custodisce tutt’ora preziosi tesori artistici tra cui la Cripta, situata a qualche metro di profondità sotto il transetto e il presbiterio, che segna il passaggio dal Tempio pagano, dedicato a Diana.
Il Palazzo vescovile è ricchissimo di storia e di reperti artistici ed architettonici, nei cui pressi sorge il Museo Diocesano, inaugurato nel 2001, che si trova presso la chiesa della SS. Trinità, conservante opere provenienti dalla Cattedrale. Vi sono tre statue lignee trecentesche e una collezione di paramenti sacri del Settecento.
Tutto il centro storico è degno di ammirazione per manufatti in pietra di palazzi pubblici e privati. Nel piano c’è una bellissima fontana.
La gastronomia del posto è ricca di prodotti genuini che vanno dai latticini, ai dolci, ai sottoli, ai prodotti di farro, ai salumi, di cui molto rinomate le soppressate, le carni locali sono prelibate per la ricchezza dei pascoli presenti.
Inoltre il paese offre una vasta varietà di locali di ristorazione di ottima qualità, che hanno in menu piatti tipici del posto e pure pietanze di pesce e di cucina nazionale.
I piatti locali:pallotte, polpette di cacio e uova con salsiccia cotte al sugo o in brodo; cippillati, dolce di pasta frolla, squisito quello ripieno di amarena; sfringiuni, pasta di pane fritta e condita con zucchero; hiadune, fiadoni, specie di panzerotti ripieni di un impasto di uova formaggio; pigna di mandorle; scattone, consommé con pasta lessata e condita con acqua della pasta e vino rosso, robusto, con, a piacere, spruzzata di pepe o peperoncino (vero toccasana contro raffreddore ed influenza, usato dalle popolazioni montane); zuppa di farro; zeppettone, zuppettone di carne d’agnello (corata e interiora) , maiale, vitello, olio di oliva ed aromi vari.
Inoltre a confine con il suo territorio, a pochissimi chilometri, a valle presso il fiume Trigno è visitabile l’Abbazia benedettina di Santa Maria di Canneto, vero capolavoro dell’arte medioevale.
Personaggi: Nazario Colaneri, nato a Trivento l’11 aprile 1780, da Luigi e da Angelamaria Pepe, sorella di Gabriele Pepe, i quali si trasferirono a Napoli per assistere l’unico figlio agli studi.
Si laureò in legge. Aperto alle idee giacobine, si iscrisse alla Carboneria; insieme all’architetto Berardino Musenga, quello che fu del rinnovamento urbanistico della Campobasso murattiana,
fondò la prima loggia massonica del Molise con la “Riunione dei Veri Amici”, in Campobasso il 28 novembre 1811, due anni dopo fu Ufficiale del Grande Oriente di Napoli (vedi Ulisse Bacci “Il Libro del Massone Italiano” Roma 1923 e “Notabili del Molise” studi di Gino Massullo- dic 2016 pag 200 e seg). Durante il decennio francese fu Deputato al Parlamento e Segretario dell’Assemblea.
Dopo la restaurazione, nel 1840 fu rieletto Deputato, ma fu dichiarato ineleggibile in dipendenza della sua attività di Capo Dipartimento del Ministero di Grazia e Giustizia.
Nel 1860 fu collocato in pensione con il grado di Giudice di Gran Corte Civile, morì a Castelnuovo (NA) il 22 settembre 1864.
Pietro Colletta lo aveva prescelto ad esecutore del proprio testamento, insieme con Gabriele Pepe, Giuseppe Poerio e Gino Capponi.
Nazario Colaneri pubblicò nel 1858 in Napoli, la traduzione in due volumi degli otto originali di
” Filosofia del Diritto” di W. Relime.
Nicola Scarano, ( Trivento il 18 novembre 1865,m. a Campobasso il 12 dicembre 1942). Fu professore di lettere nelle scuole di diverso ordine e grado, critico letterario. Pubblicò diversi saggi:”La storia del brigantaggio a Trivento durante il periodo murattiano” , “Le Novelle”, “Le cronache paesane”, un testo di Storia della Letteratura Italiana, e molti saggi sui più importanti letterati italiani.
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