TUFARA (CB) m 420

Pop.: 843 nel 2019; Sup. Kmq 35,52; Dens. 23,73. Patrono: San Giovanni Eremita.
Popolazione negli anni:fuochi:162 nel 1532; 266 nel 1545; 138 nel 1561; 182 nel 1595; 125 nel 1648; 87 nel 1669; abitanti:2400 nel 1781; 2645 nel1835; 2380 nel 1861; 2082 nel 1881; 2040 nel 1901; 2067 nel 1911;2022 nel 1931; 2080 nel 1936; 2160 nel 1951; 1821 nel 1961; 1460 nel 1971; 1397 nel 1981; 1256 nel 1991; 1120 nel 2001; 978 nel 2011; 843 nel 2018. ( dal 1951 in avanti il paese ha subito un vero salasso demografico).
Origine e storia: Il nome gli deriva dalla natura morfologica del sito fondante, costituito da roccia tufacea. Nei regesti angioini il suo nome è “tufaria”, da cui l’attuale Tufara.
Nel XII secolo, attesta il Catalogo Borrelliano, Tufara è tenuta in feudo da Riccardo Marzano e sappiamo che nel 1299 Guglielmo di Marzan in occasione delle sue nozze con Isabella di Gesualdo, assegnò il castello di Tufara alla sposa “ per costituzione di pegno per la dote ricevuta ed il castello di Monterotaro”.Questa famiglia finì tragicamente nel XV secolo nelle lotte intestine tra durazzisti e angioini per la successione tra pretendenti al Regno.
Nel XIV secolo Tufara era stata ceduta ai Gambatesa, che ne furono signori nel 1465, ma subito dopo fu incamerata al demanio.
Ferrante I d’Aragona con R.R: del 1465 concesse Tufara a Giovanni della Candida, appartenente ad una diramazione della famiglia Filangieri. Giovanni era marito di Giovannella Monforte, morì nel 1494, lasciando i figli: Lucrezia, Eleonora e Beatrice.
Lucrezia fu erede per Tufara e fu moglie di Giovanni de Cuncto di Amalfi, e morì senza prole nel 1512.
Eleonora che aveva sposato Buffillo Crispano, le fu erede e morì nel 1531, lasciando erede il figlio Decio Crispano, che morì nel 1559, lasciando erede il figlio Buffillo juniore.Nel 1629 Dianora Crispano erede, vendette il feudo ad Antonio Carafa per 31.000 ducati.
Ad Antonio carafa successe il figlio Camillo e vendette il feudo a Cesare Pignatelli nel 1636.
Cesare Pignatelli, dopo qualche anno vendette il feudo a Paolo Ruffo, vendita che fu revocata per via giudiziaria. Tufara tornò di nuovo ai Pignatelli, i quali tennero Tufara fino all’eversione della feudalità.
L’ultimo titolare fu Francesco Pignatelli, marchese di Casalnuovo.
Notizie ecclesiastiche:Tufara fu pertinenza dell’archidiosi di Benevento fino al 1983, anno in cui è passata alla diocesi di Campobasso-Bojano ed ha una sola parrocchia intitolata a SS.Pietro e Paolo. Il suo protettore fu S.Vittore fino al XIII sec, quindi poi il beato Giovanni Eremita da Tufara. Le chiese sono:
SS. Pietro e Paolo,chiesa antichissima, esistente già dal 1170, quando ne fu sagrista il beato Giovanni. Più volte restaurata. La costruzione è a tre navate con restauri barocchi del XVIII sec, conserva una Madonna della Neve del pittore napoletano detto “Lo Zingaro” ed un prezioso altare.
Il campanile in pietra con la cuspide ottagonale. La facciata di stile romanico, molto semplice con scalinata di accesso. Molto interessante, invece, l’ingresso laterale con portale a sesto acuto in pietra con rilievi.
B.Giovanni da Tufara, era la casa natale del Santo, che fu trasformata in luogo di culto, all’interno una effigie del Santo, oggi protettore in luogo di S. Vittore; nel cortile si trova il Pozzo la cui sorgente si ritiene miracolosa e con la sua acqua si preparano “le panelle” cibo che si distribuisce a devozione nel giorno della festa 12-14 novembre.
S. Maria del carmine, fuori del paese, consacrata nel 1720.
Altro:Di interessante a Tufara c’è il Castello di origine longobarda, posto nel centro storico, a pianta quadrangolare restaurato ed ampliato nel XVI secolo dal marchese Decio Crispano. L’opera costruita per il controllo della piana del Fortore e a difesa del territorio, è tenuta abbastanza bene.
Manifestazione di grande interesse è Il Carnevale di Tufara, tradizionale ricorrenza che si celebra il 17 gennaio, quando la campana della parrocchia annuncia le festa e un asino rivestito di stracci , condotto da pagliacci mascherati intonano “ le maitunate”. La Maschera è detta “Il Diavolo” è una delle manifestazioni come quelle delle figure zoomorfe come la mascherata dell’Orso o quella de Glie Cierve, rispettivamente di Ielsi e di Castelnuovo al Volturno, diavolo che ha una duplice funzione: del bene e del male, della vita e della morte.
A sera compaiono i diavoli rivestito con pelli di capra, sulla testa le corna, e gli occhi coperti da una maschera di cuoio scura, armati di tridente sfilano per le strade. Ciascun diavolo è seguito da un corteo, e sfilano, fingendo di incutere terore, mentre gli abitanti armati di bastoni, forche ed altri arnesi fingono di scacciarli. Infine, si riunisce il Tribunale del Popolo e processa il Carnevale, impersonato da un fantoccio che viene scaraventato dalla sommità del castello, mentre il Diavolo incatenato e condotto da due monaci, spezza le catene e si appropria del carnevale e lo getta dalla rupe su cui sorge Tufara. Il motivo è il trionfo del bene sul male, della giustizia sull’ingiustizia, della vita sulla morte.
Una festa che coinvolge la grandissima affluenza di pubblico, a cui non manca dell’ottimo vino di cui Tufara non manca e dei cibi tipici del luogo.
In estate molto accogliente è il bosco attrezzato di Pianelle, in cui è possibile fare un picnic.
.
Visite: 716