URURI (CB)

Categoria: Molise in pillole Pubblicato: Giovedì, 04 Giugno 2020 Scritto da ugo

URURI (CB)  m  262

ururi stemma

Pop.: 2615 nel 2019; Sup. Kmq 31,65; Dens. 83. Patrono:SS Legno della  Croce.

Popolazione negli anni:fuochi: 60 nel 1595 (1); 60 nel 1608;  79 nel 1669; abitanti: 1898 nel 1835;  2472 nel 1861;  2878 nel 1871; 3587 nel 1881; 3824 nel 1901;  4090 nel 1911;  4280 nel 1931; 4545 nel 1936; 4659 nel 1951;  3799 nel 1961; 3495 nel 1971; 3345 nel 1981; 3248 nel 191; 3070 nel 2001; 2793 nel 2011; 2585 nel 2018.

Nota (1)- nel 1595  vennero rilevati 18 fuochi di indigeni e 42 di albanesi.

Origine e storia: Nella località detta “Aurole” sorgeva un antico monastero benedettino , S. Maria in Aurole, che Roberto Conte di Loretello  donò nel gennaio  1075  alla Chiesa di Larino.

L’abitato attuale non è anteriore al XII secolo e se ne ha menzione nel Catalogo Borrelliano dove si legge “ Episcopus Larinensis qui tenet Auroram et  et Ilicem  quae  sunt feuda” ;  nelle Bolle pontificie del 1181 e del 1254 relative alla diocesi di Larino.

Nel 1362 c’era un piccolo villaggio  poco popolato, tanto da essere detassato dalla regina Giovanna I, mentre nel 1456  fu completamente abbandonato  in seguito al sisma del 5 dicembre..

In seguito troviamo citata la località con i seguenti nomi: “ Casale Aurelii” dal Magliano, “Casale Orerio” nei Regesti  del 1320; “Deruni” nell’apprezzo  di Larino del 1663 dal tavolario Pinto,  fino ad arrivare al nome attuale di Ururi nella prima metà del XVIII secolo. Questo nome potrebbe derivare dall’albanese “rur” che significa “arso” o “bruciare”.

Nei tempi normanni il feudo  Aurole era  pertinenza del Conte Roberto di Loritello  che ne fece donazione alla Chiesa di Larino, come predetto.

Quando Ferrante I d’Aragona, figlio di Re Alfonso, ebbe contrasti di prevalenza con la casa angioina, chiese aiuto a Giorgio Castriota detto  “Scanderberg”, suo amico, questi gli spedì numerosa truppa  di albanesi , gente che in patria viveva in povertà. Costoro, cessata la guerra  tra le fazioni  rimasero nel reame e fu loro concesso di restarvi e il Vescovo di Larino assegnò Ururi agli albanesi nel 1465 e questi costruirono l’abitato e dissodarono i terreni boscosi per renderli produttivi.

Nel 1539 durante il Regno  di don Pietro di Toledo , gli albanesi ne vennero scacciati e le case bruciate.

Punizione che fu inflitta a richiesta dei larinesi perché ritenevano i vicini “ maneschi e turbolenti” , disponendosi l’università di Larino di corrispondere al vescovo quanto tassato per gli albanesi.

Nel 1561 Mons Belduino, vescovo di Larino,  con istrumento del 12 dicembre 1561 diede  il feudo in enfiteusi a Teodoro Crescia, Capitano albanese,  “per sé e per la sua discendenza in linea retta e in perpetuo per l’annuo censo di 300 ducati” ; così gli albanesi tornarono ad abitare il luogo.

Per motivi sconosciuti il fitto al Crescia durò poco tempo, per cui  Ururi tornò alla Mensa  vescovile e nel 1785 conservò il carattere di terra demaniale  sino all’eversione della feudalità (1805). I vescovi di Larino seguitarono a chiamarsi Baroni di Ururi.

Ururi amministrativamente  faceva parte della Capitanata e, nel 1807 fu ascritta al Distretto di Larino. Nel 1811 venne aggregata  al Molise, restando nel Distretto di Larino.

Ex feudi:

S. Benedetto,  ubicato a destra del fiume Cigno e a sinistra del Vallone della Pila, il feudo si estendeva  a sud di S. Martino in Pensilis. Qui esisteva l’antico Monastero di S. Benedetto  dei Pettinari, citato in un istrumento  pubblicato da Pietro Diacono, ripreso da “ Storia del Monastero di Montecassino”, come riferito da Mons. Tria.

Il Monastero fu edificato nel X secolo da Costanzo, frate cassinese al tempo dell’abate Aligerno.

Nel 1026  il Monastero ebbe una cospicua donazione  da Giovanni e Laudeardo , figli di Laudeardo Basso. Altra donazione   a suo favore si rileva in un diploma del 1059, i cui donanti furono Sasso e Falco Alferii e Giacinto , con le rispettive consorti Munda, Doga e Rodelgrima, tutti di Larino.

S. Benedetto dei Pettinari , dopo la rinuncia del vescovo di Larino  Azzone,  fu sempre pertinenza del Monastero di Montecassino, il cui  abate Gerardo lo concesse  in “Vestiarium  Fratrum”   per i religiosi  dell’Ordine .

In seguito  S. Benedetto fu smembrato da Montecassino  e divenne grancia di S. Maia di Faifoli, dove fu abate Pietro Angelerio, futuro Papa Celestino V.

Dopo la legge  che aboliva la feudalità  il feudo  venne incamerato nel Demanio e acquistato dalla Casa Ducale di Casacalenda,  utile signora di Larino.

Michele Di Sangro, duca di Casacalenda  con istrumento del 5 marzo  1864 per notar Moreno di Napoli, lo vendette  ad Alessandro  d’Agiout per 25.000 ducati il quale poi lo rivendette a Michele Masciotta  di Casacalenda per 26.000 duati, il 16 maggio 1873. .

Ilice o S. Nicola, menzionato nel Catalogo Borrelliano, nelle Bolle pontificie del 1181 e 1254 e  nei Regesti angioini del 1322, quale pertinenza dell’Ordinario di Laino, fu sede di arciprete fino  alla metà del XVI secolo. Fu abbandonato dalla popolazione, ma rimasero le vestigia della  Chiesa di S. Nicola fino ai tempi di Mons. Tria.

Fantasia,  il feudo è ricordato nelle vicende di S. Benedetto dei Pettinari dell’anno 1059 e detto “ Casale Fantasi” . Ma  è incerto anche il luogo ove sorgesse.

Casale Dominici, per memoria.

Notizie ecclesiastiche:  Ururi è stata sempre pertinenza della diocesi di Larino, oggi diocesi di Larino-Termoli, ha una sola parrocchia intitolata  a S. Maria delle Grazie e il patrono è il SS. Legno della Croce, che si festeggia il 3 maggio e con l’occasione si Corre la Carrese di Ururi. Qui si celebrava con il rito Greco-ortodosso fino a tutto il XVII secolo. Le chiese sono:

S. Maria delle Grazie, edificata sullo stesso sito di una chiesa precedente che risale al 1026. Dopo l’abbandono degli albanesi e dopo  il terremoto del 1456 la chiesa andò in rovina.

La chiesa attuale fu costruita nel 1718 sotto gli auspici di Mons. Pianetti che volle lasciare per testamento un legato di 400  ducati per il suo compimento.

Fu consacrata da Mons. Tria  il 10 settembre 1730.

L’esterno in stile barocco, l’interno originariamente ad una sola navata, poi trasformata a due navate con il restauro del 1812 e in tre navate nel 1846. Oltre ad essere sede parrocchiale è anche sede della Confraternita del SS. Rosario istituita nel 1880. Qui si conserva  una reliquia contenente un pezzo della Sacra Croce. Bello l’altare maggiore in marmi policromi e interessanti le statue di S. Antonio, Madonna del Rosario  e di S. Nicola.

SS. Trinità, a tre navate  e poi trasformata ad una sola nave.

Personaggi:

Mario Tanassi, nato a Ururi il 7 marzo 1916, da Vincenzo, proprietario terriero e da Lucia Carrozza. Morto a Roma il  5 maggio 2007.

Mario Tanassi fu uomo  impegnato nella politica, divenendo Segretario del PSDI.Ministro della Difesa e  Vice presidente del Consiglio dei Ministri  e anche  titolare  del Ministero delle Finanze negli anni 1972-1976. Durante il suo impegno politico è da ricordare che  fu lui a volere la progettazione della Fondovalle del Cigno, opera realizzata solo in parte, ma che, se ultimata, sarebbe stata  la migliore via di collegamento tra il Molise Centrale e il Mare Adriatico, potendo servire più paesi.

Occhionero Luigi,. Nato a Ururi nel 1940, consegue la maturità classica; si iscrive al PSIUP, aderendo a Lotta Continua nel 1972. Nel 1975  si iscrive al PCI, nel quale  diviene responsabile della politica  agraria per il Molise. Nel 1988 è eletto Sindaco di Ururi  e successivamente Consigliere Regionale. Nominato Segretario Regionale  del Partito Democratico. Nel 1996 è eletto Deputato al parlamento nelle liste dell’Ulivo e membro della Commissione parlamentare per l’agricoltura.

Incoronato Luigi, nato  a Montreal da genitore di Ururi e da madre piemontese, il 5 luglio 1920 e deceduto a Napoli  il 25 marzo 1967. All’età di dieci anni torna in Italia. Compie  gli studi liceali a Palermo e poi si iscrive alla  Facoltà di lettere e filosofia  a Pisa, prima, poi a Napoli, dove consegue la laurea  a soli 21 anni, discutendo una tesi sulle Operette Morali di Leopardi.

Partecipa  alla seconda Guerra Mondiale sui fronti di Francia  e di Grecia e Albania, meritando la Medaglia di Bronzo. Svolge pure l’attività  di interprete in Molise presso il Comando Alleato.

Dopo la guerra  insegna lettere presso  le scuole medie di Napoli e scrive il suo primo romanzo Scala a S. Potito, (1950), a cui segue Morunni (1952), raccolta di novelle il cui titolo ci riporta al paese di origine  (Ururi), i cui protagonisti sono uomini del sud. A Napoli intanto  frequenta scrittori come   Pomilio, Rea, Compagnone coi quali fonda la rivista Le ragioni narrative (1960).

Intensa anche la sua attività giornalistica, collaborando a Paese SeraIl Contemporaneo, Cronache meridionali. Nel 1960 pubblica  Il Governatore, romanzo  che tratta delle vicende della guerra, ispirato al Molise. Altre sue opere sono: Compriamo i bambini (1963), Le pareti bianche (1968), e numerosi saggi, tra i quali si ricordano Ideologia e Romanzo, La poetica di Luigi Capuana, Letteratura subalterna e letteratura dì opposizione, Sulla Cultura di Napoli.

 Altro: Si consiglia  una visita alla Chiesa di S. Maria delle Grazie, alla SS. Trinità e il tabernacolo con statua di S. Antonio e il Monumento ai Caduti.  Uno sguardo ai palazzi Giammiro, Greco, Vardarelli e alla Fontana del Cigno e al Lavatoio pubblico.

Il 3 maggio si celebra la tradizionale Corsa dei  carri trainati da buoi. Il carro vincitore  avrà l’onore di portare in processione il Sacro Legno della Croce.

In estate si svolge il Premio Nazionale di lettere, arti e scienze..  Tra le specialità gastronomiche si segnalano i “ torcinelli”, la “ ventricina”. Ottimi i vini e l’olio extravergine d’oliva.

            IN ELABORAZIONE

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