VENAFRO (IS) m 222 s.l.m.
Pop. 11218 nel 2019; Sup. Kmq 46,45; Dens. 315. Patrono:SS. Nicandro, Marciano e Diana.
Popolazione negli anni: fuochi:842 nel 1586; 751 nel 1608; 734 nel 1648; abitanti: 4500 nel 1656; 4563 nel 1669; 4333 nel 1861; 4300 nel 1871; 4823 nel 1881; 4716 nel 1901; 4690 nel 1911; 4852 nel 1931; 5326 nel 1936; 5751 nel 1951; 6043 nel 1961; 6380 nel 1971; 8791 nel 1981; 10107 nel 1991; 11198 nel 2001; 11232 nel 2011; 11177 nel 2018.
Origine e storia:Sull’origine del nome esistono diverse ipotesi, ma nessuna può dirsi certa; per cui ritengo che la più attendibile è quella che lega il nome alla sua peculiarità di terra rigogliosa, in cui si produce un vino e un olio tra i più rinomati dell’epoca. Altri vogliono che derivi dal fatto che nei suoi boschi abbondassero i cinghiali.
Una cosa è certa che Venafro è antichissima e che molte sono le testimonianze venute alla luce sulla sua esistenza nel periodo preromano e per questo alcuni vogliono che la città fosse stata fondata da Diomede figlio di Tedeo, personaggio della mitologia greca.
La notizia più antica risale all’anno 219 a.C., quando fu occupata da Annibale.
Nel 212 a.C. Venafro fu retrocessa da Municipio a Prefettura romana, forse proprio a seguito delle vicende di Annibale.
In epoca longobarda Venafro fu una delle trentaquattro Contee in cui fu diviso il ducato di Benevento e i suoi Conti furono derivati della casa del principato di Capua, così come lo furono quelli d’Isernia.
Nel 954 Conte di Venafro è Paldofrido e nel 1070 Pandolfo.
Nel periodo normanno Venafro fa parte della Contea di Molise, come pure nel periodo svevo, quando ne fu investito titolare Ubertino Landi da Corradino con diploma da Pavia del 15 febbraio 1268, investitura che riguardava anche Isernia e Roccamandolfi, ma che poi non ebbe effetto per la fine che fece il povero Corradino.
Agli inizi della dominazione angioina Venafro fu città regia, poi, nel 1269, re Carlo I d’Angiò l’assegnò in feudo a Napoleone, Francesco e Carlo della Torre, figli di Alemanno.
Napoleone della Torre fu in seguito nominato vicario imperiale per Milano, da cui poi fu cacciato dopo che i milanesi si ribellarono per le sue soverchierie e poiché risulta che Venafro nel 1268 fu pure feudo di Giovanni di Ianvilla, famiglia venuta dalla Francia, evidentemente Naoleone aveva venduto la sua quota e quindi il feudo risulterebbe quotato. Ma nel 1277 i Ianville erano titolari dell’intero feudo.
Giovanni Iamvilla, nipote del titolare, nel 1268 fu erede nel feudo e sposò Belladama Ruffo , figlia del Conte Pietro Ruffo. Giovanni Conte di Venafro nel 1308 fu innalzato alla dignità di Gran Contestabile del regno in sostituzione di Guglielmo Stendardo, allora deceduto.
Giovanni morì a Roma, senza figli e successore fu il fratello Goffredo.
Goffredo nel 1345 fu implicato nella tragica fine del principe Andrea, consorte di Giovanna I, per cui Venafro fu devoluta alla R. Corte e nel 1358 fu concessa alla principessa Maria di Durazzo e Venafro fu città regia fino al 1414.
Nel 1414 re Ladislao fece donazione di Venafro a Giacomo Gargano per ricompensarlo per servigi resi alla Corona.
Giacomo Gargano ebbe per successore il figlio Giovanni.
Nel 1419 Venafro torna al Demanio e vi teneva l’Ufficio di Capitano il nobile Nicola Marino da Somma, come risulta da un documento del 21 giugno a firma del Gran Protonotario del Regno.
Nel 1443 Francesco Pandone, figlio di Carlo e di Martuccia Capuano, fu nominato Conte di Venafro. Egli era uno dei più valorosi uomini d’arme usciti dalla scuola di Giacomo Caldora e si era distinto già dal 1437, quando il Caldora si era schierato per la successione al trono contro Alfonso d’Aragona. Francesco Pandone fu pure signore di molti altri feudi e morì nel 1457, lasciando i figli Carlo, Pandolfo, Galeazzo, Palamede, figlio naturale.
Successore per Venafro fu Scipione Pandone, figlio di Carlo e nipote di Francesco, e morì nel 1492 e aveva avuto dalla consorte Margherita del Balzo i seguenti figli: Carlo e Silvio, il quale fu vescovo di Boiano.
Carlo Pandone, nel 1491 aveva sposato Ippolita d’Aragona, figlia naturale di re Ferrante I.
Carlo Pandone morì nel 1503 e gli successe il figlio Enrico Pandone il quale per vicende di natura politica fu giustiziato in Piazza Mercato in Napoli il 30 settembre 1528 e Venafro tornò al Demanio.
Nel 1530 l’imperatore Carlo V creò conte Filiberto Challons, principe d’Oranges.
Alla morte di quest’ultimo Venafro fu assegnata in feudo al cardinale Pompeo Colonna, Vicere di Napoli, il quale morì nel 1532 e Venafro tornò nuovamente al Demanio.
Fu poi concessa a Isabella di Mommbel principessa di Sulmona e alla sua morte le successe il figlio Filippo di Lanoya Principe di Sulmona e Conte di Venafro., che ebbe in moglie Porzia Guevara, figlia del Conte di Potenza.
Filippo Lanoya rimasto vedovo sposò in seconde nozze Isabella Colonna di Traetto, vedova di Luigi Gonzaga duca di Sabbioneta. I due ebbero un figlio, Orazio.
Orazio Lanoya succeduto , vendette il feudo a Filippo Spinola, nel 1582, per 87.000 ducati.
Il marchese Filippo Spinola morì 1584 e gli successe il figlio Ambrogio.
All’avvento di quest’ultimo Venafro si proclamò al Demanio, ma la somma da pagare era troppo alta, per cui fu esposta in vendita dalla R. Camera con titolo principesco e venne acquistata per 86.000 ducati da Michele Peretti.
Successore di Michele fu il figlio Francesco nel 1631, il quale aveva intrapreso la carriera ecclesiastica ed era cardinale di Montalto, egli delegò i poteri feudali al Vescovo di Venafro mons. Cordella, che creò erede del feudo la sorella Maria Felicia.
La principessa Maria Felicia Peretti era sposata con Berardino Savelli principe di Allano; di questi rimase traccia in Venafro per aver fatto costruire la Porta Savelli nel 1687.
Erede di questi ultimi fu Giorgio Savelli che vendette Venafro nel 1690 a Giabattista Spinelli duca di Seminara, suo cugino.
Giambattista Spinelli, nel 1698, vendette il feudo a Giambattista di Capua, principe di Riccia, per 100.000 ducati.
Alla morte di Gambattista di Capua, nel 1732, successe il figlio Scipione che aveva sposato Olimpia Cesarini Sforza da cui aveva avuto una figlia, Beatrice, che vendette il feudo nel 1744 a Francesco Caracciolo duca di Miranda per 95.000 ducati.
La famiglia Caracciolo di Miranda tenne il feudo fino alla entrata in vigore della legge sulla eversione della feudalità.
Amministrativamente Venafro nel periodo normanno e svevo appartenne al Contado di Molise, mentre in epoca angioina fu pertinenza di Terra di Lavoro
Nel 1807 venne ascritta al Distretto di Piedimonte d’Alife e fu Capoluogo di Governo, al quale appartenevano Sesto, Ceppagna, Vallecupa, Montaquila, Filignano, Pozzilli, Roccapipirozza, Roccaravindola, S. Maria Oliveto, e Valle di Campo. Nel 1811 fu aggiunto Presenzano e fu detto Circondario.
Nel 1861 con decreto luogotenenziale 17 febbraio il Mandamento di Venafro fu annesso al Molise e posto nel Circondario di Isernia.
Personaggi: Antonio Giordano ( Venafro 1457- Napoli 1530 detto Antonio da Venafro,) famoso giurista e docente all’Università di Napoli, fu chiamato a risanare il Monte dei Paschi e fu consigliere di Pandolfo Petrucci, Principe di Siena; Niccolò Machiavelli nella sua opera “Il Principe e opere minori “ Firenze – Le Monnier- 1924, a pag. 69 lo definisce “ quale esempio di perfetto consigliere ”e lo indica ai Regnanti d’allora come segretario di Stato che tutti i regnanti europei vorrebbero.
Leopoldo Pilla,(Venafro 20/5/1805-Curtatone 29/5/1848) https://www.ugodugo.it/leopoldo-pilla .
Notizie ecclesiastiche: Venafro è sede di diocesi di antica data, ma dal 1818 è stata aggregata alla diocesi di Isernia. Anticamente aveva solo tre parrocchie, oggi le parrocchie sono quattro, intitolate a: S. Giovanni in Platea; S. Martino e Nicola, SS. Simone e Caterina; Santa Maria di Loreto. A queste va aggiunta quella della frazione di Ceppagna intitolata a SS. Rosario. Le chiese sono:
S. Maria Assunta, chiesa cattedrale edificata nel 1423 su luogo della precedente abbattuta dal terremoto del 1349. L’edificio è a tre navate, lungo m 41, largo m 17 e alto m 15. La chiesa fu restaurata nel 1698 e affrescata.
All’interno si conservano pregevoli lavori in marmo e opere decorative di pittori del XIV secolo, il coro e l’organo e un bel quadro dell’”Assunta”. Inoltre al suo interno si aprono quattro cappelle e la bella Cappella del Suffragio.
La chiesa ha diversi portali e in quello principale c’è la Porta Santa che si apre in occasione del giubileo.
S. Paolo, di antica fondazione, fu già dal 1182 chiesa parrocchiale.
S. Agostino, annessa al convento degli Agostiniani fondato prima del 1328 e soppresso nel 1809. la chiesa contiene pregevoli altari dedicati a S. Agostino e a S. Nicola, un reliquario d’argento cesellato artisticamente.
Dal 1809 è sede della Congrega di S. Niccolò da Tolentino ( autorizzata nel 1515) nonché la parrocchia di S. Giovanni de Graecis.
S. Maria di Loreto, per memoria.
SS. Martino e Nicola, antica parrocchiale è cointestata poiché essendo caduta la chiesa di S. Nicola in Auditoribus, la parrocchia venne aggregata a S. Martino, chiesa coeva.
S. Francesco o di S. Giovanni in Platea, si dice che fosse stata fondata da S. Francesco in persona, prima del 1332, data che si rileva su una delle campane.
Nel 1448 i PP: Conventuali vi fondarono la Congregazione di S. Antonio di Padova , poi trasferita nella chiesa dell’Annunziata.
La chiesa ha subito un restauro nel 1732. Dal 1892 è sede della parrocchia di S. Giovanni in Platea.
L’annesso convento fu soppresso nel 1809 e ceduto al Demanio del Comune.
All’interno è apprezzabile un baldacchino posto presso l’altare maggiore e la statua della Madonna.
Interessanti gli scavi sotterranei, visitabili.
SS. Annunziata, edificata nel 1387 dalla Confraternita dei Flagellanti o Battenti. Essa fu pure sede della Arciconfraternita dell’Ave Gratia Plena e dal 1643 della Congregazione di S. Antonio di Padova, prima ospitata in S. Francesco.
Restaurata nel 1750 , conserva gli affreschi di Paolo Sperduti e Giacinto Diano e altri di scuola partenopea, allievi del Vanvitelli.
Di notevole si ammira la tela dell”Annunziata”, eseguita da pittore di scuola fiamminga e la statua di S. Nicandro e un crocifisso del XIV secolo, l’organo è del 1784,.
S. Pasquale, per memoria, faceva parte del convento dei PP. Alcantarini soppresso nel 1809. Poi fu adibito in Ospedale .
Purgatorio, piccola chiesa fondata nel XVIII secolo in seguito a lascito del canonico Antonio Lombardi, arcidiacono della Cattedrale, deceduto nel 1772.
S. Chiara,era annessa al monastero delle clarisse, fondata nel 1627 per lasciti di gente della famiglia Valletta. Fu ceduta al Comune che vi tenne un Educandato femminile e poi fu adibito a edificio scolastico.
S. Angelo,di essa non si conosce l’anno di fondazione, ma è sede della Confraternita dei Sacerdoti.
S. Sebastiano, è sede della Confraternita di S. Sebastiano.
S. Pietro a Maiella detta pure di S. Spirito, era pertinenza del cenobio dei PP. Celestini. Essa fu venduta dai celestini d’Isernia nel 1724 al can. Francesco del Vecchio che lo adibì a usi colonici e la chiesetta divenne cappella privata, dove si celebrava annualmente la festa di S. Spirito.
S. Donato, per memoria.
S. Maria di Montevergine, per memoria.
S. Maria delle Grazie,per memoria.
Madonna della Libera, per memoria.
SS. Viatico, sita nei pressi della Cattedrale è detta pure del SS. Corpo di Cristo, edificata nel 1560 e restaurata nel 1789 con la costruzione di un bel campanile. Essa è a unica navata.
Qui si conserva la testa d’argento di S. Nicandro opera del M.tro Barbato di Sulmona e alcune tele di un certo pregio artistico. L’edificio è sede della Congrega della Carità.
S. Maria del Carmine, faceva parte del Convento dei carmelitani edificato nel 1580 ad iniziativa di Mons. Caracciolo, soppresso nel 1809.
La chiesa venne riedificata verso il 1650, grazie al lascito di un cittadino devoto. Distrutta dal terremoto del 1805, fu riaperta al culto solo dopo il 1872.
SS. Nicandro, Marciano e Daria, Basilica edificata nel X secolo e ultimata agli inizi dell’XI secolo, in origine era dipendenza della Badia di S. Vincenzo al Volturno. Attiguo alla chiesa vi era il Monastero dei PP. Cappuccini costruito nel 1573 e si ricorda che qui si tenne nel 1586 un Capitolo per l’elezione del Padre Provinciale e fu eletto P. Girolamo da Sorbo, famoso pacificatore tra le confraternite dei Trinitari e Crociati di Campobasso. Il convento fu soppresso nel 1809.
La chiesa è molto carina e in essa si conservano le reliquie di S. Nicandro , S. Marciano e S. Daria martiri delle persecuzioni di Diocleziano. Dietro l’altare maggiore c’è la vasca dove si raccoglie la manna che trasuda dalle sacre reliquie. Di questo miracolo fu pure testimone Carlo I d’Angiò, quando fece sosta a Venafro per recarsi verso Benevento, luogo della famosa battaglia che vide sconfitto Re Manfredi.
All’interno si possono ammirare affreschi del pittore campobassano Amedeo Trivisonno.
Quelle appena descritte sono le principali, ma non c’è paese del Molise che abbia più chiese di Venafro, avendone conteggiate almeno ventuno.
Altro Molti sono i luoghi che testimoniano le vicende storiche di questa cittadina, che fu una delle più antiche del Molise. In essa si possono trovare testimonianze del periodo romano: tratti di mura, ville, il teatro, l’anfiteatro. Una visita alla Chiesa di S. Nicandro del X secolo dove si può ammirare una Madonna di Teodoro d’Errico e numerosi affreschi.
La Cattedrale romanica intitolata all’Assunzione, costruita su antico tempio pagano dove si ammirano pure altre opere importanti. Anche la Chiesa dell’Annunziata custodisce importanti opere degne di essere ammirate.
Tra le opere civili si segnala il Palazzo Caracciolo e il Castello Pandone, molto ben mantenuto che tra le tante particolarità di architettura militare mostra tra gli affreschi cavalli a misura naturale, segno della gran passione di uno dei duchi, Enrico Pandone, che fu gran maestro di equitazione nella più prestigiosa scuola di Napoli, che preparava i nobili a tale disciplina.
Duraante le festività natalizie a Venafro si allestisce il Presepe Vivente, e a Pasqua la “Passione “, manifestazioni suggestive che richiamano molto pubblico.
Ma la manifestazione più simpatica è quella della Corsa degli asini che si tiene a giugno e la Festa di S. Nicandro che si conclude con una processione notturna.
L’olio e il vino di Venafro sono rinomati già dall’antica Roma ed entrano pienamente nella gastronomia locale insieme ai piatti di agnello e capretto, funghi e tartufi.
Inoltre la sua posizione offre la possibilità di escursioni nel suo territorio e nei paesi vicini, dove non guasterebbe una visita all’antichissima Badia di S. Vincenzo al Volturno, distante pochissimi chilometri.
.
IN ELABORAZIONE
Visite: 1336