Vincenzo TIBERIO

Categoria: Personaggi molisani Pubblicato: Venerdì, 07 Giugno 2019 Scritto da ugo

 

Vincenzo TIBERIO

Nacque a Sepino (CB) il 1° maggio 1869 da Domenicantonio, notaio, e da Filomena Guacci, che passò a miglior vita all’età di 42 anni, lasciando il nostro all’età di 7 anni e il fratello Sebastiano all’età di 9 anni. Il padre si risposò con Rosa Palladino che amò i due  ragazzi come se li avesse partoriti lei stessa.

Egli frequentò le scuole elementari, e ginnasiali a Sepino, poi, il Liceo Classico M.Pagano di Campobasso, da dove  uscì maturo con ottimi voti.

Nel 1899, dopo la maturità, si iscrisse alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’ Università di Napoli, andando ad alloggiare  ad Arzano presso la zia Tommasina e lo zio Angelo Graniero.

Nel 1893 si laureò, concludendo il percorso di studi con un anno di anticipo.

Subito si iscrisse  al corso di specializzazione in  Igiene Pubblica per aspiranti Ufficiali Sanitari, dove tenne anche lezioni come Assistente Volontario.

Nel 1893 pubblicò un suo primo lavoro  scientifico Esame chimico, microscopico e batterioscopico di due farine lattee italiane

Svoilse attività di Assistente ordinario nell’Istituto di Patologia Medica  Dimostrativa , diretto dal prof Gaetano Rummo, impegnandosi con animo e corpo alla attività di ricerca, traducendo e recensendo molti lavori della letteratura medica.

Nel 1895 pubblicò  nella rivista  Annali di   Igiene Sperimentale lo studio Sugli estratti di alcune muffe.

Nell’anno successivo vinse il concorso  per Ufficiale Medico della Marina Militare dove prese servizio con il grado di Medico di seconda classe.

Imbarcato sulla nave Sicilia, fu inviato con la Squadra navale in missione nell’isola di Creta. Rientrato in Italia prestò servizio all’Ospedale  sant’Anna di Venezia. Successivamente mobilitato per la campagna d’Africa venne inviato in  Etiopia dove si dedicò allo studio del beri-beri, i cui risultati sono pubblicati nel 1903 con il titolo Alcuni casi di beri-beri osservati nella regia nave Volturno  in Zanzibar

Nel 1905 sposò la cugina Amalia Teresa Graniero, il cui matrimonio fu un po’ osteggiato per via della stretta parentela; dal matrimonio ebbe tre figlie.

Nel 1909 lo troviamo tra i soccorritori dei terremotati di Messina.

Nel 1912 fu nominato direttore  del Laboratorio di analisi a Tobruk, dove si impegnò anche qui in importanti ricerche, pubblicando Note sul vitto degli ospedali della Regia Marina.  

Nel 1913, promosso Maggiore, rientrò a Napoli dove diresse  il Laboratorio di batteriologia presso l’Ospedale della Marina a Piedigrotta.

Qui morì il 7 gennaio 1915 all’età di 46 anni, stroncato da infarto.

Vincenzo Tiberio aveva notato che nella casa di Arzano quando nella cisterna non apparivano certe muffe coloro che ne bevevano l’acqua si ammalavano di dissenteria e così si mise ad osservare e ad analizzare queste muffe.  Ma egli, durante i periodi trascorsi nella natia Sepino, aveva confrontato pure le acque del pozzo che aveva sempre presenti quelle muffe e aveva accertato che coloro che se ne servivano non avevano mai avuto alcun sintomo di dissenteria, per cui prese a studiare la materia con passione. Così prese a coltivare alcuni ceppi di miceti del tipo  pennicillum  glaucum,  mucor mucedo e aspergillus flavescens, e ne studiò la capacità battericida.

Avendo chiesto ai suoi comandi di poter approfondire gli studi sulla materia, costoro sottovalutarono l’importanza delle osservazioni del Tiberio e lo distolsero in altri interessi, per cui egli  dovette mettere da parte questa materia, pur serbando la volontà di riprenderli appena possibile ( cosa che avrebbe fatto se non si fosse spento improvvisamente).

Delle sue osservazioni ne beneficiò Fleming che approfondi, circa 35 anni dopo, la materia, per cui meritò il Nobel per la scoperta della penicillina.

Ma negli anni ’50 del secolo scorso, grazie al Ten Col Giuseppe Pezzi ( poi promosso generale) che rintracciò la pubblicazione del 1895 del Tiberio e rileggendo attentamente i contenuti, concluse che se lo avessero a suo tempo ascoltato, il mondo avrebbe avuto il miracoloso medicinale con 35 anni di anticipo, risparmiando la vita a milioni di uomini, poiché, in effetti, fu Lui il primo scopritore della penicillina.

La segnalazione fatta dal Pezzi produsse che il mondo scientifico riscoprisse  Vincenzo Tiberio e così a lui furono intestati alcuni Ospedali Militari, tra i quali Napoli e Roma gli ha dedicato una strada. La città natale gli ha eretto un monumento, la città di Campobasso gli ha dedicato la strada che congiunge via D’Amato con via San Lorenzo, dove oggi risiedono la Questura, il comando della Guardia di Finanza, gli Uffici Finanziari, le Commissioni Tributarie.

È sorto anche un comitato che si sta adoperando per far intesatre al Nostro anche l’Università del Molise.

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