CIVITACAMPOMARANO (CB) m 520 s.l.m.

Pop.367 nel 2019; Sup. Kmq 38,89; Dens. 9,44. Patrono:S. Liberatore.
Popolazione negli anni:fuochi: 192 nel 1532; 137 nel 1545; 130 nel 1561; 136 nel 1595; 180 nel 1648; 309 nel 1669; abitanti: 2087 nel 1780; 2540 nel 1804; 2890 nel 1835; 2761 nel 1861; 2739 nel 1881; 2815 nel 1901; 2906 nel 1911;2078 nel 1931; 2109 nel 1936; 1749 nel 1951;1395 nel 1961; 1155 nel 1971; 1000 nel 1981; 836 nel 1991; 676 nel 2001; 451 nel 2011; 361 nel 2018.
Origine e storia:Il nome più antico del comune è “Campimarani”, riportato nel diploma del 999 dell’imperatore Ottone, conservato nell’archivio di Santa Sofia, in Benevento, con il quale si confermava una donazione dell’anno 870, fatta da Arechi, principe longobardo, della chiesa di S. Angelo Altissimo in favore della Badia di S. Sofia.
Nel 1269 signore di Civita troviamo Paolo Marchisio, della famiglia comitale di Molise.
Durante il regno di Carlo II d’Angiò signore di Civita è un del Balzo, Principe di Taranto.
Nei Regesti del 1328, in Archivio della Real Zecca, è nominato Nicola di Bojano quale feudatario di metà feudo di Civita, quindi essa fu divisa in quote.
In seguito Carlo III di Durazzo assegnò Civita alla sua consorte, Regina Margherita, che la tenne per una decina di anni, e, poi, la vendette a Iacopo di Marzano, che dopo qualche anno la alienò in favore di Bernardo Zurlo, Conte di Montorio in Abruzzo.
Civita rimase feudo di questa famiglia fino al 1443, quando signore di Civita è Paolo di Sangro, a cui viene assegnato quale guiderdone per i servizi resi alla causa durazziana nella battaglia di Sessano, da re Alfonso I.
Nella seconda metà del del XVI secolo Gianfrancesco di Sangro alienò Civita in favore della famiglia Carafa, la quale la cedette alla famiglia Ferri, della quale Civita ebbe per titolari i seguenti: Sansone; Ottavio; Sansone II; Giuseppe; Pompeo; Francesco; Mario; Paolo; Liberatore; e Francesco II.
Da questi, Civita passò a Cesare Michelangelo d’Avalos, marchese di Vasto, che la vendette nel 1742 a Pasquale Mirelli, duca di S.Andrea, per la somma di 26.000 ducati.
Questa famiglia tenne la titolarità di Civitacampomarano fino al termine della feudalità
Ex feudi: Rocca Sassona, chiamata “Campanaro” nel diploma del 1465 con il quale Galzerano di Requesens venne investito nei feudi di Trivento, mentre nel XVI secolo fu annessa ai feudi di Castelmauro.
Nel 1752 Civita fece causa contro Castelmauro e la vertenza si risolse dopo circa 25 anni, dividendo il feudo tra le due parti. Qui vi era la chiesa di S. Leonardo, per cui molti chiamano la contrada con il nome del santo.
Monte Rosso, questo feudo era nell’agro verso Trivento e fu abitato fino al 1581, quando il suo arciprete partecipò al Sinodo di Guardialfiera. La chiesa era dedicata a S. Matteo.
Castel di Gionata,detto “Castejonata” o “Castello delli Buttuni”, o “Castello Iannatari” e sorgeva verso Civita, aveva la Chiesa dedicata alla Madonna della Neve, detta S. Maria Castrojonata.
Nel XIII secolo titolari del feudo furono i Latro,della famiglia dei Capece, dei quali sono noti i titolari Filippo, e Bartolomeo e sua figlia. Fu abitato fino al XVI secolo. La tradizione vuole che fu abbandonato a causa di una infestazione da dermiti.
Notizie ecclesiastiche: Civitacampomarano è appartenuta alla diocesi di Guardialfiera fino al 1818, quando passò alla diocesi di Termoli.
Il comune una volta annoverava due parrocchie intitolate a S. Maria Maggiore e a S. Giorgio,
senonché, i due parroci bisticciavano sul primato dell’uno o dell’altro nelle processioni e nelle altre cerimonie religiose, che il vescovo risolse ponendo una penale di 100 ducati per chi ne trasgredisse l’ordine. Attualmente il titolo arcipretale spetta al parroco di S. Maria Maggiore e le due parrocchie sono riunite in S. Maria Maggiore, mentre il protettore del Comune è S. Liberatore, che si festeggia il 13 maggio. Le chiese sono:
S.Maria delle Grazie, anticamente fondata, ad una sola nave lunga m 22, larga m 5,50 alta m 6. Dopo il crollo della Chiesa di Santa Maria Maggiore, avvenuto il 4 febbraio 1903,che si ergeva presso il prospetto del castello, S. Maria delle Grazie fu restaurata e divenuta parrocchia; è sede delle Congreghe del SS. Rosario e del Carmine.
Degno di ammirazione il bellissimo altare maggiore in legno dorato.
S.Giorgio, fondata da antichissima data, ad una sola nave è ubicata nella parte più bassa dell’abitato. Ha un fonte battesimale del 1653; è stata elevata a Collegiata dal 1729 ed è di Regio Patronato.
SS. Giovanni Battista e Francesco d’Assisi, Cappella rustica situata fuori dell’abitato, fu restaurata nel 1909, ha un modesto altare in marmo , una campana.
Biografie:
Gabriele Pepe, nacque il 7 dicembre 1779 a Civitacampomarano, da Carlo Marcello, e da Angela Maria Cuoco, secondogenito di sei figli. Fu avviato agli studi sotto la guida dello zio Francesco Maria Pepe, allievo del Genovesi ed ebbe come insegnante di latino e greco l’arciprete Domenico d’Astolfo e, per le scienze matematiche Attanasio Tozzi, pure allievo del Genovesi.
A 17 anni si arruolò nel Reggimento di Fanteria Reale Francese e l’anno seguente, fu alfiere nel reggimento di cavalleria Abruzzo II. Nel 1799 combatté contro le truppe del cardinale Ruffo.
Fu ferito. Agli avvenimenti seguiti alle vicende della repubblica Partenopea fu rinchiuso nel carcere della Vicaria,; mentre il padre fu condannato a morte, poi graziato e mandato in esilio in Francia, a Marsiglia. Dopo il processo, anche lui fu mandato in esilio a Marsiglia dove, subito andò alla ricerca del genitore; ma ne apprese la morte.
A Grenoble si arruolò nelle truppe di Napoleone , rientrò in Italia, fermandosi a Milano.
Nel 1802, tornò a Civitacampomarano , ma dopo breve tempo tornò a Napoli per dedicarsi allo studio delle scienze e del diritto; frequentò pure lezioni di medicina.
Nel 1805 fu richiamato alle armi nel I Reggimento di Linea di stanza a Bergamo e l’anno successivo fu inviato in Spagna.
Nel 1811 rientrò a Napoli. Nel 1813, promosso capo battaglione, fu aiutante di campo del generale Francesco Pignatelli- Strongoli e partecipò all’invasione delle Marche e della Romagna, compiendo diverse missioni diplomatiche.
Dopo il Proclama di Rimini, partecipò alla Battaglia di Tolentino, in seguito alla quale perse ogni speranza di vedere indipendente la sua patria.
Svolse la sua carriera nella Gendarmeria Reale, con molti importanti incarichi. Fu membro di diverse Accademie
Nel 1820 fu eletto deputato al Parlamento Napoletano in rappresentanza del Molise. Dopo il 1821, fu nuovamente esiliato e raggiunse Brun in Moravia, condividendo l’esilio con Pietro Colletta, fino al marzo 1823, quando rientrò in Italia e si fermò a Firenze, dedicandosi allo studio e all’insegnamento, collaborando con l’”Antologia” fondata dal Vieusseux.
Nel 1826 sfidò a duello il poeta Lamartine, poiché aveva offeso il popolo italiano..
In questo periodo scrisse molti articoli e Saggi
Nel 1848, rientrato nel Reame, fu nominato Capo di Stato Maggiore e Comandante della Guardia Nazionale, dopo il 15 maggio del 1848, fu nuovamente arrestato; rimesso in libertà dopo due giorni attese la riapertura del parlamento, dove chiese molte rivendicazioni per il suo Molise..
Rientrato a Civitacampomarano, il 26 luglio 1849, si spense, un momento prima che bussassero alla porta i suoi persecutori con un nuovo ordine d’arresto.
Gabriele Pepe, il cui monumento bronzeo svetta nella Piazza della Prefettura di Campobasso ci ha lasciato molte opere:
“Ragguaglio istorico-fisico del tremuoto accaduto nel Regno di Napoli la sera del 26 luglio 1805”, nel 1806;
“Galimatias”, scritti del 1807 e scrtti del 1813, che parla dei sui viaggi, avventure, osservazioni; pubblicati postumi; “Cenno sulla vera intelligenza del verso di Dante” nel 1826;
“Saggio politico sul Regno della Nuova Spagna”; Moltissimi articoli e saggi pubblicati sull’Antologia ed altre riviste e giornali italiani.
Vincenzo Cuoco,nato a Civitacampomarano il 1° ottobre 1770, da Michelangelo, avvocato, e da Colomba de Marinis, registrato all’anagrafe con questi nomi: Vincenzo, Michele, Antonio,Giuseppe, Benedetto, Gaetano, Domenico, Periteo, Donato e Remigio.
Fu compagno di studi di Gabriele Pepe. Sotto la guida di Francesco Maria Pepe e Costantino Lamaitre di Lupara.
Nel 1787 si trasferì a Napoli per lo studio delle Leggi ed ebbe maestro Giuseppe Maria Galante.
Nel 1799 condivise le idee repubblicane e divenna segretario di Ignazio Falconieri, nel dipartimento del Volturno. Conosce e frequenta Luisa Sanfelice.
Fatto arrestare dal card. Ruffo, fu condannato a 20 anni di esilio.
Il 5 maggio 1800 andò esule a Marsiglia. Dopo la battaglia di Marengo si recò a Milano dove svolse una intensa attività giornalistica.
Nel 1806, cacciati i Borboni, rientrò a Napoli e fu nominato Consigliere del Real Consiglio Napoletano e, nell’anno seguente, membro della Commissione Feudale; nel 1808 fu nominato giudice della Corte di Cassazione;nel 1809 fu Relatore al Consiglio di Stato e Membro della Commissione delle imposte dirette; nel 1810 fu Consigliere di Stato; nel 1812 fu nominato Direttore del Real Tesoro; ed altri incarichi prestigiosi.
Tornati i Borboni via via il suo impegno venne meno.
Dopo una caduta che gli procurò la rottura del femore, Vincenzo Cuoco morì a Napoli, il 14 dicembre 1823.
L’opera principale scritta dal Cuoco è “Saggio storico della rivoluzione napoletana del 1799”, una seria analisi sui motivi del fallimento di quella rivoluzione e nello stesso tempo uno studio attento da tenere in considerazione per tutte le rivoluzioni popolari del mondo.
Altra opera è il "Platone in Italia", che ha avuto molto successo.
Altro: Degni di ammirazione sono la Chiesa di S. Maria delle Grazie, il Castello angioino trecentesco, in ottimo stato, le case natali di Vincenzo Cuoco e di Gabriele Pepe.
Lungo il corso che conduce al Castello una visita al Museo privato dell’artigianato locale; e i tanti portali in pietra locale.
Diverse sono le manifestazioni e le feste, tra le quali ricordiamo S. Donato i 4 agosto e S. Giuseppe il 19 marzo, con il pranzo della Sacra Famiglia.
La gastronomia locale offre gli stessi piatti dei paesi vicini, in particolare i cielle, dolcetti ripieni con mosto cotto, miele ed altri ingredienti veramente saporiti.
IN ELABORAZIONE
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