Categoria: Molise in pillole
Pubblicato: Giovedì, 28 Maggio 2020
Scritto da ugo
CAMPOBASSO (CB) m 701 s.l.m.
Pop.49049 nel 2019; Sup. Kmq 56,11; Dens. 874. Patrono: San Giorgio Martire. (L'elaborazione è incompleta)
Popolazione negli anni:fuochi: 572 nel 1532; 637 nel 1545; 697 nel 1561; 826 nel 1595; 826 nel 1648; 499 nel 1669; abitanti: 5031 nel 1780; 5550 nel1790; 8330 nel 1828; 9566 nel 1835; 10072 nel 1843; 13563 nel 1850; 14346 nel 1861; 14568 nel 1881; 14491 nel 1901; 16579 nel 1911; 19955 nel 1931; 22945 nel 1936; 28678 nel 1951; 34011 nel 1961; 41782 nel 1971; 48291 nel 1981; 50941 nel 1991; 50762 nel 2001; 48747 nel 2011; 49052 nel 2018.
Origine e storia: Il nome deriva dalla posizione dell’abitato sviluppatosi a valle rispetto al Castello, oppure alla torre di guardia che dall’alto dominava l’altopiano sottostante ad esso oppure, come altri sostengono, dipendente dal ceto degli abitanti del piano “vassorum” rispetto al signore che abitava nel castello, altri ancora fanno derivare il nome dal Console romano Basso, che stette accampato a valle con la truppa, ma anche per questo mancano prove.
La versione più accreditata è la prima, per cui da “Campus vassorum” a “Campibassi” il passo è breve, visto che tale è il nome risultante da un primo documento pervenutoci nell’anno 878, da una trascrizione sul “Chronicon Sanctae Sophiae” , ai tempi del Principe Adelchi, Signore di Benevento,che così lo chiama nel rescritto del Codice Vaticano Latino n°4939,
Il luogo a monte senz’altro era abitato da popolazioni osche rifugiatisi dopo la fuga da Herculanea, dopo le persecuzioni romane e forse anche prima, ma come piccolo villaggio, poiché sono sul Monte S. Antonio segni di antiche mura ciclopiche e alcuni reperti furono trovati, di cui una lastra di pietra incisa in lettere osche interpretata dal Mommsen durante una sua escursione sulle tracce dei Sanniti, lastra finita nel pavimento della cantina di Giovanni Girardi, detto Fiammifero, posta appena sotto il castello, presso o in luogo della antica chiesa di S. Michele Arcangelo; pietra che era molto consumata, ma che grazie ad un intelligente avventore, tale Vincenzo Balzano, che si prese la briga di copiare l’iscrizione ancora leggibile, in modo che lo storico potesse meglio interpretarla ( questo fatto è anche riportato in Gasdia Storia di Campobasso II Volume ).
Dobbiamo giungere all’anno 1000 per trovare una città già viva e questo lo dobbiamo alla famiglia de Molisio, che con Ugone dà impulso al fiorire del commercio e anche alla costruzione di opere tra le quali la chiesa di S. Giorgio (anno 1099) e quella di S. Mercurio.
Ad Ugone succedono figli e nipoti, per farla breve, fino ad arrivare a Guglielmo, ultimo del casato, che muore nel 1326, lasciando eredi due femmine: Tommasella o Giovannella, come qualcuno la chiama, e Adelisia.
Tommasella, primogenita, sposerà Riccardo Monforte sceso in Italia al seguito di Re Carlo I° d’Angiò. Ma Tommasella e Riccardo non ebbero prole e alla morte successe Giovanni di Monforte Conte di Squillace, il quale ebbe unica erede una figlia che aveva sposato un Gambatesa e un figlio di questi fu erede con l’obbligo di rinunciare al proprio cognome, dando comunque alla stirpe il nome di Gambatesa –Monforte.
Dei Monforte il più noto fu Nicola Conte di Campobasso, detto anche Cola di Monforte, nato nel 1415 a Napoli, che ereditò i feudi paterni e il titolo comitale.
Cola di Monforte-Gambatesa fu un abile politico ed esperto nelle armi, e fu ben accetto nella Corte di Re Alfonso d’Aragona, che gli affidò diverse ambascerie e nel 1458 una importantissima missione negli Abbruzzi. Alla morte del Re, però il Conte Cola si trovò immischiato in gravi turbamenti politici scaturiti per la lotta di successione al trono ed essendosi egli schierato per la parte soccombente, fu accusato di fellonia e privato dei beni. Fu in questo frangente che il Conte Cola batté moneta. Il Conte Cola fu costretto all’esilio ed entrò a servire le milizie di Carlo il Temerario ,duca di Borgogna.
Re Ferdinando I° d’Aragona, nonostante l’offesa, ma in virtù anche dei buoni servigi che il Conte Cola aveva svolto per Lui e su buoni uffici di coloro che avevano stima per la famiglia Monforte, restituì al figlio Angelo di Gambatesa- Monforte i feudi, il quale ne fu titolare dal 1488 al 1492 ed aveva sposato Giovannella Caracciolo, figlia del Conte Carlo di Burganza, ed ebbe da costei tre figli: Nicola, Diana e Angelo. Alla sua morte che venne nel 1492 di lebbra, dopo moltissime sofferenze, a lui successe il figlio primogenito Nicola, che sposò Giovannella del Balzo, sorella del Conte di Venafro. Nicola Gambatesa Monforte, trovandosi pure lui implicato in beghe politiche, fu pure lui accusato di fellonia, per cui andò esiliato in Francia. E qui si estingue la famiglia Monforte Gambatesa.
Nel 1495 Andrea di Capua duca di Termoli fu successore nel feudo, avendolo in concessione per 18.000 ducati. Durante la sua titolarità, nel 1497, Andrea di Capua ospitò Re Federico d’Aragona, che, proveniente da Nola giunse a Campobasso per dirigersi poi verso la Puglia, allo scopo di punire Carlo di Sangro di Toremaggiore, e, nell’occasione, il duca di Termoli offrì ospitalità e sontuosi festeggiamenti in suo onore.
Ad Andrea, morto nel 1512, successe il figlio Ferrante di Capua, duca di Termoli e principe di Molfetta, che ebbe due figlie: Isabella e Maria; alla sua morte nel 1523, Campobasso fu intestata alla figlia Isabella, che sposò nel 1530 Ferrante Gonzaga, figlio del duca di Mantova e di Isabella d’Este.
Isabella di Capua morì nel 1559 e le successe il figlio Cesare Gonzaga, principe di Molfetta, il quale sposò Camilla Borromeo, sorella del cardinale Carlo Borromeo, successivamente santificato. Cesare il 17 febbraio del 1575 spirò tra le braccia del cognato card. Carlo Borromeo.
A lui successe il figlio Ferrante Gonzaga, duca di Guastalla e principe di Molfetta e Conte di Campobasso, il quale nel 1587 sposò Vittoria Doria, figlia del principe di Melfi.
Ferrante Gonzaga , indebitatosi voleva fare donazione ad Agostino Doria dei beni o parte di essi, ma la R. Camera non lo concesse e così, nel 1633, il Gonzaga vendette Campobasso al Doria per 24.000 ducati, ma anche questa volta non ebbe l’Assenso. Esposta in vendita a richiesta dei creditori, rimase aggiudicata a Ottavio Vitagliano per la somma di 75.000 ducati.
Sotto i Gonzaga Campobasso si allarga e si sviluppa sia nell’industria, sia nell’artigianato, sia nei commerci , e saranno principalmente Cesare e Ferrante ad assegnare la toponomastica delle strade cittadine con i nomi di scarparia, orefici, chianghe, chiangone, ferrari, scannaturo, Largo salnitro.
La città si amplia, consentendo di aprire o di fabbricare a ridosso delle mura, anticipando quello che sarà successivamente fatto in larga misura in forza delle leggi murattiane.
In seguito la titolarità per Campobasso fu assegnata per successione o per assegnazione alle famiglie Vitagliano e Carafa.
La famiglia Carafa fu l’ultima feudataria di Campobasso, poiché alla morte di Mario, nel 1737, il feudo fu posto sotto sequestro; nominato il tavolario Giuseppe Stendardo per l’apprezzo, che stimò in 103.000 ducati il valore, e Marcello Carafa, creditore, lo comprò con l’obbligo di tacitare tutti gli altri creditori.
Da qui sorse una rivendicazione per diritto di prelazione della università nell’acquisto del feudo e il 14 agosto 1738, ad iniziativa di Anselmo Chiarizia, fu presentata alla R. Camera la domanda di proclamazione. Il Carafa si oppose e dopo una serie di opposizioni e contrapposizioni, nel 1742 , terminata la vertenza, i cittadini versarono la somma dovuta per il riscatto più le spese entro i termini prescritti.
Dovendosi intestare il feudo, i cittadini fecero il nome di Salvatore Romano, un popolano onestissimo padre di 12 figli , così il 4 marzo 1742 venne celebrata in Campobasso la cerimonia d’investitura.
Adunato il popolo in pubblico Parlamento da Fabrizio Sinibaldi, R.le Precettore Delegato della R. Camera convennero all’adunanza il Mastrogiurato Pietro Sipio, gli eletti Pasquale Santacroce, Nicola Palombo, de Renzis, Giacomantonio Romano, e i sindaci Allocati e N. De Santis e M. Zantonelli e A. Palumbo, il popolo festoso, dopo gli atti amministrativi, festeggiò Salvatore Romano, titolare del feudo con la clausola “ pro nunc tenutae civitatis praedictae, et post stipulationem instrumenti cum Regae Curia, et expeditione Regii Assensus supe eo, pro possessione civitatis praedictae quoad utile ejus dominium”. Infine il Mastrogiurato presentò il novello barone. L’istrumento di compravendita venne stipulato il 5 dicembre 1747 ed ebbe il R.Assenso il 22 agosto 1748.
Salvatore Romano morì il 23 agosto 1755, e il suo posto lo prese il figlio Gregorio, che morì il 24 giugno 1763. A lui successe il figlio Pasquale Romano, che ebbe il riconoscimento con R.R. del 2 giugno 1764, il quale con il consenso di tutta la città nel 1785 vendette il palazzo baronale a Michelangelo Salottolo, affinché il prezzo fosse speso per le esigenze pubbliche del comune.
Egli fu l’ultimo titolare del feudo, sopravvenendo gli effetti della legge per l’eversione della feudalità.
In seguito anche Campobasso si trovò ad essere coinvolta nelle vicende che portarono alla Repubblica Partenopea e all’unità d’Italia, successivamente, e alle vicende del brigantaggio.
Molti furono i molisani patrioti che dovettero difendersi dalle accuse della polizia borbonica e tra questi anche personaggi illustri della nostra città, come Gianleonardo Palombo e Nicolangelo Mascilli e Antonio Nobile, astronomo e professore universitario che dopo oltre trent’anni d’insegnamento fu destituito per le sue idee liberali nel 1849.
Notizie ecclesiastiche::secondo il Masciotta, Campobasso appartiene da tempi remotissimi alla diocesi di Boiano e comprende 11 parrocchie: S. Maria Maggiore e SS Trinità, SS. Giorgio e Leonardo, S. Bartolomeo apostolo e S.Paolo, SS.Angelo e Mercurio ,Mater Ecclesiae, Sacro Cuore di Gesù, S. Antonio di Padova, S Giovanni Battista, S. Giuseppe Artigiano, S Pietro Apostolo, S.Maria di Loreto (fraz di S Stefano).
I protettori della città sono S.Michele Arcangelo e S. Giorgio. Le chiese sono;
S. Maria Maggiore:
è l’antica chiesa di Santa Maria del monte, situata di fronte al castello, . Questa chiesa fu sede della parrocchia omonima dalle origini fino al 1829.
Fu il vescovo Mons. Cangiano (NA 1693-1774), vescovo molto colto e amante della nostra città, come riferisce il Longano nella sua biografia, e ancor più amante del Monte, dove era solito recarsi anche per una passeggiata, a perorare la costruzione della strada che collegasse la città coi suoi Monti..
Nel 1829 , a causa dell’ampliamento della città nella piana sottostante, per agio dei fedeli, la sede venne trasferita nella collegiata della SS. Trinità ed assunse il duplice titolo.
Privata della parrocchia, la chiesa venne affidata ad un canonico della SS. Trinità.
Dal 1905, ad iniziativa del Vescovo Mons. Gianfelice venne affidata ai PP Cappucini che tuttora la tengono, L’esterno una volta presentava il portale in stile gotico,, ma dopo il terremoto del 1805 fu rifatto in stile romanico.
Il suo interno è a tre navi e adorno di un bellissimo altare maggiore in marmi policromi, sormontato da una statua lignea rappresentante la Vergine alla cui base è incisa la data 1433, nonché 2 tele della Sacra Famiglia e la Annunciazione nelle quali tra gli oranti si crede siano raffigurate alcuni membri della famiglia feudale del tempo,
La tradizione vuole che questa chiesa sia sorta a sepolcreto dei signori feudatari della città, cosa abbastanza fondata, di certo sappiamo che nel 1354 era già esistente.
All’interno è finemente affrescata dal pittore campobassano Amedeo Trivisonno, di cui il capolavoro principale “ La Gloria di Maria”.
La chiesa è stata ristrutturata negli ultimi anni, con l’ampliamento di una cappella dedicata a S.Pio, che in questa chiesa dimorò nel 1905 e nel 1909. All’interno una tela di Amedeo Trivisonno che dipinse a Firenze nel 1972 con l’effigie del Santo in età giovanile.
Nella stanza sono esposti cimeli appartenuti al Santo, che nel Convento era stato pure ospite per qualche tempo.
Inoltre nella lunetta vediamo il dipinto di Madonna con Bambino, avente in mano la Croce, opera di Amedeo Trivisonno. Diverse statue completano l’arredo.
Particolari degli affreschi di Amedeo Trivisonno, che li dipinse in soli 3 mesi dalla fine del 1944 agli inizi del 1945.
1- Cristo coronato da spine; 2-L’Annunciazione; 3-Natività;4- Presentazione al Tempio; 5- Gesù tra i dottori; 6- Gesù nell’orto di Getsemani; 7- La Flagellazione; 8- Coronazione di spine; 9- Gesù sotto la Croce; 10- Morte di Gesù; 11- Resurrezione; 12- Ascensione; 13- Discesa dello Spirito Santo;14- Assunzione di Maria; 15- Maria incoronata dalla SS Trinità..
Quadro centrale: La Gloria di Maria.
Tutti i volti raffigurati intorno alla Vergine Maria sono volti di gente del popolo campobassano.
S. Giorgio martire, di antichissima fondazione (1099), secondo la tradizione essa è fondata sui ruderi di un tempio pagano. Posta appena sotto il castello, in stile romanico, a tre navate, in quella di destra, c’è la sepoltura della Delicata Civerra; della cui storia d’amore si narra nel folklore campobassano. La facciata molto semplice in stile romanico, presenta nella lunetta l’Agnello crucifero e nella cornice foglie ovali , appuntite, che circondano l’Agnello.
Il campanile anch’esso in stile romanico, a pianta quadrangolare e con bifore.
Dietro e a sinistra prendeva posto il vecchio cimitero, circondato da un muricciolo. Sul muro sinistro v’era una finestrella con crocifisso, trafugato nel 1975, rozzamente scolpito, mentre sotto una lapide di pietra divisa in due a rilievo si nota una testina umana corrosa dal tempo, recante questa iscrizione: “Anno Domini MCCCLXXXII sepulcrum Galoppini, magister Paulus de populi me fecit”.
Sotto la mensa dell’altare maggiore vi è un altorilievo raffigurante S Giorgio a cavallo che calpesta il drago. Nella navata principale si ammira il bellissimo altare in marmi rari e policromo costruito nel 1629, sormontato dalla figura di S Carlo Borromeo in mezzo a due armadi in legno dorato, contenente sacre reliquie. L’icona del santo venne da Guastalla come è dato rilevare dalle Memorie della chiesa scritte nel 1663 dal parroco don Luca Silvestro e fu dono munifico del nipote Ferrante Gonzaga Conte di Campobasso.
Attigua all’altare maggiore vi è una spaziosa cappella, la cui costruzione risale al 1396 dedicata a S Gregorio, un tempo Oratorio del SS. Sacramento. La cappella è sormontata da una cupola ottagonale con affreschi di santi e dottori della chiesa,in non bune condizioni.
S Giorgio fu un tempo Insigne Capitolo Collegiale di 25 canonici, oltre i chierici, trasferito nel 1300 nella sottostante Chiesa di S Leonardo. Fu poi la parrocchia trasferita in s. Leonardo.
S. Bartolomeo apostolo, chiesa parrocchiale di antichissima data, lungo la scalinata che da S Giorgio scende a valle, presso la Torre cosiddetta Terzano (dal nome del proprietario del luogo presso cui la torre è ubicata) a guardia delle mura che scendono al piano,
La sua costruzione è senza dubbio prima del XIII secolo, in quel tempo era tenuta dai Basiliani Greci; ha un bellissimo portale composto da un arco che posa su due colonne cilindriche con capitelli e foglie, bizantini e basi corrispondenti. La lunetta di calcare del luogo rappresenta il Redentore nimbato, assiso in trono, reggente un libro con la mano sinistra e con la destra benedicente alla greca.
Di fianco al portale, in continuità del motivo originato dalla lunetta, sono altri due archi poggianti su mensole levigate, il rosone della facciata è a pietre lisce , a forma d’imputo.
Il campanile quadrato in pietra locale fu danneggiato dal terremoto del 1805 e ricostruito nel 1874, ha ampi finestroni che si aprono sulla cella campanaria, munita di tre campane.
L’interno è a tre navi, sui pilastri in pietra è scolpita la croce greca, che sta ad indicare che all’epoca si celebrava secondo il rito greco ortodosso, come del resto a Faifoli e a S. Maria della Strada e a S. Sofia di Benevento.. Accanto un antico palazzo con portone caratteristico, il cui edificio un tempo era convento con chiesa, detta della S. Croce, poi proprietà dell’Ordine di Malta, poi Convento delle suore immacolatine, con collegio femminile ed annesso asilo d’infanzia e successivamente anche scuola elementare.
All’interno, accanto al portale è un’acquasantiera in pietra del 1595 e un battistero con su scolpita una rosetta.
Nella sacrestia vi è il dipinto raffigurante La morte di Cristo , e Il riposo della Sacra Famiglia nella fuga in Egitto, due tele che potrebbero essere attribuite a Francesco De Mura detto Franceschiello da Napoli (1696-1782), comunque sono ottimi dipinti di scuola napoletana o caravaggesca.
S. Mercurio, antica cappella risalente all’XI secolo e sconsacrata dal XVII sec, ubicata in zona Monticelli, a pochi passi da S. Antonio abate, fu sede della parrocchia omonima fino al 1600, anno in cui fu aggregata a S Angelo e S Michele arcangelo. Nel 1826 fu trasferita la parrocchia in S Antonio abate. Successivaamente adibita a deposito dei Misteri. Attualmente la chiesa è sconsacrata, ma ancora conserva sul rosone come elemento decorativo l’agnello crucifero.
SS Trinità, Edificata extra moenia , nel 1504, durante la signoria di Andrea De Capua, attualmente è al centro della città. Nota per le vicende che videro contrapposte le due principali confraternite, quella dei Crociati, più antica, e quella dei Trinitari, liti che scaturirono per la questione della precedenza nelle funzioni religiose, ma che sotto sotto vi erano altri interessi. Della questione se ne parla in altre circostanze.Crollò in seguito al terremoto di Sant’Anna, del 26 luglio 1805 e ricostruita su progetto dell’arch. Berardino Musenga; nel 1829 divenne sede della parrocchia di S.Maria Maggiore e del Capitolo Collegiale, che era stato trasferito in S. Leonardo.
Nel 1860 fu sconsacrata e divenne caserma delle truppe, mentre la parrocchia fu trasferita nella chiesa di S. Maria della Libera ed il Capitolo tornò alla sede di S. Leonardo.
La chiesa nel 1900 fu riaperta al culto su pressione del popolo fedele con a capo l’arciprete, in seguito ad una transazione in virtù del R.D 25 agosto 1814.Così la SS Trinità tornò ad ospitare il Capitolo.
All’interno è divisa in tre navate in stile corinzio,e in quelle laterali si aprono due cappelle, affrescate da Amedeo Trivisonno.
Sull’altare maggiore un elegante baldacchino sostenuto da capitelli corinzi e nella volta dell’abside un affresco di R. Musa raffigurante La Pentecoste. Nella navata di sinistra il fonte battesimale di granito a forma quadrata.
Il Coro, in noce finemente lavorato, è opera di artisti baresi ed è posto dietro l’altare.
Entrando nella sacrestia si ammira una tela raffigurante l’Incoronata, di autore ignoto di scuola napoletana. Mentre la facciata è in stile neoclassico.
S.Leonardo, ubicata ai piedi della scalinata che porta al Castello, già nel 1338 era sede della Confraternita di S. Leonardo, ma si ritiene che la sua costruzione sia degli inizi del sec XIII, poiché quivi già dal 1300 era stato trasferito il Capitolo Collegiale di S. Giorgio.
La chiesa è ad una sola navata, il portale, in stile gotico, è sormontato su due colonne, una con decorazioni di foglie di acanto, l’altra liscia. Nella lunetta è scolpito l’Agnello crucifero.
Sia all’interno che all’esterno sono diversi segni di stile romanico.
All’interno è arredata con tele , una rappresentante S.Leonardo, l’altra il Redentore, un vero capolavoro di artista sconosciuto, che fa pensare ad uno della scuola di Guido Reni (1575- 1642); altra tela rappresenta l’Assunta di autore ignoto di scuola napoletana.Inoltre la statua dell’Immacolata, opera dell’artista di Carovilli, Emilio Labbate, del 1866; una statua di S. Anna del XVII secolo.
Qui ha sede la Arciconfraternita del Corpo di Gesù Cristo o del SS Sacramento, la quale fu costituita dai Trinitari più turbolenti. La nuova associazione fu riconosciuta con bolla di papa Pio IV del 23 aprile 1524. Essa è sede della parrocchia sotto il titolo dei SS Giorgio e Leonardo; dal 31 ottobre 1829.
Sotto il pavimento esisteva il Cimitero comune, dove fu sepolto pure il Vescovo di Boiano Domenico Celestino Bruno, morto a Campobasso il 22 dicembre 1663.
S. Antonio Abate, era un antico oratorio dell’ospizio benedettino di S. Maria de fora e nel 1330 fu il primo ospedale che la città di Campobasso abbia avuto ed era gestito dai religiosi dell’Ordine di S. Lazzaro.
Nel 1509 i Trinitari entrati in possesso del locale, trasformarono l’ospizio in ospedale, e nel 1572 edificarono l’attuale chiesa. Soppressa nel 1809 la Congrega omonima, detta altresì delle Maestranze, nel 1809 diviene sede della parrocchia di S.Angelo e Mercurio.
La chiesa in stile barocco, è ad una sola navata molto spaziosa, con cinque pregevoli altari di marmi policromi ed affreschi alle pareti con dorature antiche.
Contiene diverse tele, tra le quali un miracolo di S. Benedettoche esorcizza un monaco posseduto dal demonio attribuita a Francesco Guarino ( 1611-1651) allievo della scuola del Guercino (1591-1666).
Inoltre due magnifiche statue di pietra calcarea dei Titolari, in grandezza naturale e una statua lignea di S. Francesco attribuita a Paolo Saverio Di Zinno.
Anche gli altri arredi lignei sono di pregio, come l’organo e il coro.
Vi sono affreschi di Michele Scaroina , pittore campobassano del 1600, a lato dell’organo, dipinti che raffigurano la vita di S. Antonio Abate.
S. Maria della Libera, Costruita ex novo sull’area in cui v’era l’antico convento dei Padri Celestini, caduto in rovina in seguito al terremoto del 1805, soppresso il convento nel 1809, i fedeli ripristinarono la chiesa per ricollocarvi l’antica immagine della Titolare, data in custodia nel frattempo ai PP, Cappuccini della SS Annunziata, i quali attiguamente alla chiesa edificarono un piccolo ospizio, dove sedettero dal 1828 al 1867.
Nel 1867 nella chiesa fu trasferita la parrocchia di S Maria Maggiore e della SS Trinità.
Nel 1875 chiesa ed ospizio furono demolite per preparare l’area su cui venne edificato il Palazzo di Città. Si volle però ripristinare la chiesa, che è ad una sola navata che contiene una vetrata policroma che rappresenta La Sacra Famiglia, e due statue di Paolo Saverio Di Zinno : l’Immacolata, nella prima nicchia a sinistra e Tobiolo con l’Arcangelo Raffaele, nei pressi dell’altare maggiore. Altre statue rapprsentano S. Giuseppe, e S. Antonio.
S. Maria della Croce, fondata in epoca normanna è una delle più antiche della città, sede dei fedeli che si erano uniti in Confraternita omonima e detti popolarmente Crociati. Questa fu la prima confraternita istituita a Campobasso, composta prevalentemente da elementi popolari e riconosciuta con vari diplomi pontifici del 1073, del 1130, del 1142 come attesta l’Ambrosiani ((in Les Processions de la Fete-Dieu et les groupes vivents de Campobasso. Lyon Imprimerie X Ievain 1866).
La chiesa è divisa in tre navate ed è sede della Confraternita predetta, ad essa è annesso l’oratorio delll’Arciconfraternita della Pietà, fondata nel 1203, a cui è iscritto il patriziato locale.
L’altare Maggiore è composto di marmi scelti ed è opera dell’artista napoletano Antonius Pelliccia, del 1760 come si può leggere nell’iscrizione in loco.
Si venerano le statue lignee, a grandezza naturale, di S. Nicola da Tolentino e della Madonna della Consolazione o della Cintura dell’anno 1364, provenienti dal Convento degli Agostiniani soppresso nel 1809.
Ai lati sono presenti due cappelle, quella dell’Addolorata e quella del Cristo Morto.
Da notare anche la statua dell’Immacolata e quella di S. Giovannino e un Cristo crocifisso, tutte opere di Paolo Saverio Di Zinno.
Ammirevoli anche le statue di S. Bernardino, di S. Domenico e di S. Rosa da Viterbo e una Crocefissione di Giulio Oriente.
SS Annunziata, ( per memoria) faceva parte del Convento dei PP Cappuccini era a due navate e adorno di stucchi, edificati nel 1587 la chiesa e nel 1589 il convento, a ricordo della pace tra Trinitari e Crociati per opera di padre Girolamo da Sorbo.
S.Maria Maddalena, ( per memoria ) Cappella ad una navata in Via Ferrari, dove si celebrava a devozione , quale grancia della Parrocchiale di S. Maria Maggiore, adibita ad Oratorio per gli studenti del Collegio Sannitico (ora Mario Pagano ). Soppressa è stata venduta nel 1935 da Mons Romita, per reperire fondi per il restauro della Cattedrale..
S. Paolo,anticamente era in fondo al Viale del Castello ed era grancia della Parrocchiale Chiesa di S. Giorgio ed aveva campanile con una campana. Sottratta al culto è stata adibita a ricovero dei carri funebri del comune, poi a laboratorio di fotografia. La Chiesa di S. Paolo è stata costruita ex novo in Via Tiberio su progetto dell’arch. Ruggero Ruggiero.
S. Nicola, piccola Cappella situata in Via S. Antonio abate, per anni chiusa ed abbandonata per caduta della copertura. Attualmente ristrutturata ed adibita a studio di architettura..
S. Giovanni dei Gelsi, Fa parte del Convento omonimo, fondato dal beato Giovanni da Stroncone.
La chiesa di S. Giovanni, con un piccolo eremo adiacente, esisteva già nel XII secolo e la tradizione vuole che, nel 1222 S. Francesco d’Assisi vi abbia pernottato per brevissimo tempo in occasione del pellegrinaggio alla Grotta di S. Michele nel Gargano. Si custodisce ancora la celletta in cui il Santo alloggiò.
Il Convento era pertinenza dei benedettini, ma quando , nel 1348, a seguito del terremoto , abbandonarono la Badia di Camposenarcone, cedettero S.Giovanni dei Gelsi ai monaci Olevitani, appartenenti a una congregazione del loro ordine.( fonti:E. Gasdia Storia di CB; F. Bozza- Lezioni di storia celestiniana; Arcipr. Nicola Tarantino S.Giovanni dei Gelsi, Soc. Tip Molisana 1926).
Nel 1407 ebbe un primo ampliamento con un opificio per la produzione di panni per la confezione dei vestimenti dei frati per la Provincia Monastica di S. Angelo di Puglia.
Nel corso dei secoli più volte è stato ampliato ed è stato anche adibito come sede di studi teologici per la provincia stessa; dal 1776 è casa provincializia dei Minori Osservanti e dimora del Padre Provinciale.
Nel 1805, essendo abbattuto per il terremoto, il Convento di S. Maria delle Grazie dello stesso Ordine, i frati di quest’ultimo convennero in esso, per cui fu necessario un ulteriore ampliamento.
Esente dalla soppressione murattiana del 1809, non poté sfuggire a quella del 1867, ma la chiesa fu sempre aperta ed officiata dai Padri Osservanti.
Nel 1902 il Comune concesse all’Ordine quella parte dei locali adibiti a laboratorio tessile, onde destinarli a lazzaretto per eventuali epidemie.
All’interno un pregevole quadro del 1300, come rileva il Tavolario Luigi Nauclerio nel suo apprezzamento del 1688, raffigurante Nostra Signora delle Grazie, proveniente dal soppresso convento come pure l’Altare Maggiore, recuperato dalle macerie, diverse statue di buona fattura e la cripta sotto il pavimento. L’organo è del 1700 e il Coro sono stati restaurati.
In seguito all’espandersi della città, S. Giovanni Battista è chiesa parrocchiale.
S. Maria de Fora, è situata a circa 2 km verso la località detta Bosco Faiete o semplicemente la “Fota” e il suo titolo ecclesiastico è S. Maria Assunta. Faceva parte della badia cassinese, crollata per il terremoto del 1348 e abbandonata, i cui beni furono devoluti al Capitolo Collegiale con bolla di Clemente VII del 1526, che si conserva nel suo archivio. L’attuale chiesa è stata ricostruita sulle vestigia della primitiva. All’interno contiene la statua di S. Maria Assunta, pregevole opera di Paolo Saverio Di Zinno e quella di S. Cristoforo di Emilio Labbate di Carovilli che la fece nel 1890 e S.Rocco.
L’abside è arricchito di quattro vetrate policrome raffiguranti l’Ostia e il Calice, S. Cristoforo, L’Immacolata e S. Rocco.
Nella parte superiore della facciata si nota una vetrata con l’effigie del Cristo
Sull’architrave, del XII secolo, della porta d’ingresso una epigrafe con lettere gotiche maiuscole su quattro file e nel mezzo dopo la seconda fila c’è un disco a rilievo con l’Agnus Dei scolpito. Inoltre sull’architrave c’è scolpito lo stemma vescovile non identificato..Il titolo originario della cappella era S. Maria in acqua viva, forse perché proprio presso le sorgenti della Fota.
Calvario, Nel 1732 la Perizia del Tavolario Stendardo così riportava: “ Eremitaggi. Inoltre vi sono tre eremitaggi con il loro eremita, con modica distanza dalla Terra suddetta (Campobasso): il primo nel luogo detto Montecalvario ove vi è la sua chiesa e casetta, celebrandosi in essa ex devotione”., Oggi è facile indicare il luogo, a 500 m dalla sede Rai, oltre la Zona Industriale , presso il serbatoio dell’acquedotto, proprio in cima al colle. Fino al 1970 c’era la vecchia Cappella con la casetta dell’eremita, crollate; oggi la chiesa di recente costruzione in stile moderno con copertura spiovente di architettura di stile montano, è stata costruita ex novo .su progetto dell’arch. Ruggero Ruggieri. La costruzione è stata ultimata alla fine degli anni ‘70.
All’interno si custodisce una bella statua della Madonna Addolorata del ‘700.
All’esterno due bellissimi bassorilievi bronzei dell’artista campobassano Fostinelli.
S. Giovannello,appena fuori città, questa cappella edificata nel 1551, laddove vi era l’antico paese di S Giovanni in Gulfo distrutto dal terremoto del 1200, è stata ricostruita; l’edificio è posto alle dipendenze di S. Maria della Croce, come conferma lo stemma sopra la porta d’accesso “ANO.DNI.M.D.L.I” con orientamento sud-ovest; nelle sue murature sono alcune pietre con scritte e rilievi appartenute all’ antico tempio esistente in detta S. Giovanni in Gulfo, posta in cima alla collina prospiciente al vecchio Tiro a Segno, sulla S.S.87 per Termoli, era dipendente della Congrega della Carità. Qui i Cappellani di S. Maria della Croce celebravano ogni anno il 29 agosto.
Aggiungo pure che alcuni storici locali (Bellini e Ziccardi) vogliono che la città sannita di Erculanea fosse ubicata qui oppure nella vicina Campus Herculi o Campo Sinercuni, dove sono stati trovati diversi reperti di epoca sannitica.
Poi passò alla parrocchia di S. Leonardo e dal 1969 dipende dalla parrocchia di S. Giuseppe Lavoratore
All’interno un pregevole quadro di ignoto. di scuola napoletana di una Madonna della pietà e una statua di S. Giovanni Battista...
Qualche cenno storico. Dell’ex feudo di S. Giovanni in Gulfo abbiamo menzione al 1160, quando venne assegnato in dono a Clarizia de Molisio Nei cedolari del 1320 è menzione di un casale omonimo, che vi sorgeva col nome di “Sanctus Ioannes de Gulfo” (Registri della Cancelleria Angioina),. In una successiva inquisizione del 1273(?) i commissari lo trovano “ completamente abbandonato”.
Come si è detto in precedenza ,nelle murature troviamo embrici e tegole romane, una con il bollo della figlina, frammenti con la zampa di ovino, ed altri oggetti descritti da E.V. Gasdia che così si esprime” Così resta confermata la ubicazione del casale dell’omonima collinetta”.
Chiesa dei Cappuccini, dedicata al SS. Cuore di Gesù, così come è impresso sul portale..
Tutto il complesso è in stile rinascimentale; sulla piazza c’è il monumento bronzeo a S. Francesco d’Assisi, opera di Celestino Petrone del 1962., coevo alla restaurazione della facciata, che fu leggermente rialzata.
Tutto il complesso è stato edificato nel 1929 su progetto dell’Ing Vittorio Tiberio, sul sito del distrutto convento dell’Annunziata.
La consacrazione ad opera di Mons. Alberto Romita fu il 10 ottobre 1931.
L’interno a tre navate, sostenute da dieci colonne monolitiche granitiche.
Presenta stucchi e marmi pregiati, altari policromi, in quella centrale troneggia la statua del S.Cuore di Gesù, opera di Ferdinando Sufflesser di Ortisei (BZ), come pure sono dello stesso i bassorilievi di: Pugatorio, Rosario e S. Rita, e le statue di S. Anna, S. Francesco, l’Immacolata.
Nella cappella dedicata a S. Antonio di Padova si notano le statue di S. Giuseppe e S. Felice da Cantalice.
Il Convento è stato sempre Studio di Teologia e per alcuni anni di Filosofia, per la preparazione degli appartenenti all’Ordine..
Con decreto vescovile del 8 dicembre 1969 la Chiesa dei cappuccini è Parrocchia intitolata al Sacro Cuore.
Al Convento è annessa la Biblioteca con oltre 30.000 volumi. .
Mater Ecclesie, edificata nel 1969, dai Padri Marianisti,su progetto dell’Ing Carlo Di Tullio e dell’arch. Salvatore Lalla,, in stile moderno. Davanti si nota subito una Croce in cui si inserisce una M (simbolo di Maria o di Madonna), questo il richiamo della Parrocchia di “Mater Ecclesie”, la consacrazione è del 1975.
Una unica grande navata, con pavimento in pendenza, concepito in modo che tutti abbiano buona visione verso il centro dove troneggia l’Altare e la bellissima statua della Vergine Maria..
Chiesa Convento di S. Antonio di Padova, su Viale Principe di Piemonte, andando verso Ferrazzano, è fondata la Chiesa con annesso Convento dei Frati Minori, intitolata a S. Antonio di Padova.
I Frati minori, dopo il terremoto del 1805, avevano sempre pensato di ricostruire la Chiesa di S. Maria delle Grazie, ma l’idea rimase nelle intenzioni, fin quando Padre Pacifico Di Petta da Colledanchise non prese l’iniziativa., quando nel 1939 acquistò un suolo sulla strada anzidetta, in buona posizione, presso la Clinica Villa Maria.di proprietà della signora Grimaldi- Salottolo Richiesto il permesso al Vescovo, Mons. Secondo Bologna lo concesse con Decreto del 27 luglio 1941. Così P.Pacifico commise all’Ing Arch Cesare Antonelli di redigerne il progetto. Però gli eventi bellici frenarono l’esecuzione dell’opera, eventi che provocarono anche la morte del Vescovo Mons Secondo Bologna, che fu colpito da una bomba mentre pregava con una suora nella Cappella del Seminario, dove si era raccolto proprio per scongiurare i danni da quel terribile bombardamento aereo degli alleati.
Dopo alcune brevi interruzioni, che comunque avevano permesso già di rendere funzionante parte dell’edificio, finalmente nel 1970 l’intero complesso fu ultimato e con bolla dell’8 dicembre 1969 mons Alberto Carinci istituiva pure la parrocchia.
Il progetto iniziale prevedeva una costruzione in pietra, ma poi fu realizzata in cemento armato, con uno stile romanico, se così si può dire. Il tempio è arricchito di vetrate policrome e le 14 stazioni della Via Crucis sono del pittore campobassano Antonio Pettinicchi, realizzate nel 1964. La statua di S. Antonio di Padova; il C rocifisso ligneo dietro l’Altare maggiore è opera di P. Adriano Leggieri di S. Giovanni Rotondo.
Un magnifico organo ed il Coro in legno pregiato, posto dietro l’Altare Maggiore rendono all’occhio un bellissimo prospetto interno.
Annesso al Convento per molti anni ha funzionato il cinema parrocchiale, mentre il centro Sportivo e la Scuola d’Infanzia sono ancora operanti.
S.Giuseppe Artigianoe, la parrocchia è stata creata l’8 dicembre 1969 per decreto di S.E. Mons Alberto Carinci, in Via Gramsci. L’edificio moderno in c.a. su progetto dell’arch Enrico Mandolese è stato ultimato nel 1976. e consacrata nel 1977, il 2 aprile dopo la benedizione del vescovo Mons. Carinci. Molto ampia, a tre navate, divise da quattro pilastri ai due lati, su cui poggia la copertura fatta in modo che sulla parte centrale si attingesse luce naturale. La nave centrale più ampia,
L’ingresso, preceduto da una breve scalinata, mostra a centro una vetrata policroma e poco discosto sulla destra una Croce in ferro, con tre chiodi dipinti di rosso, simili a quelli della crocifissione.
Anche la porta d’ingresso è in ferro, formata da chiodi della crocifissione. E, appena discosto, in avanti una statua bronzea di un uomo in atto di genuflessersi.
All’interno la volta è divisa , come si diceva in precedenza, da una fascia di luce coperta di vetri bianchi, come se il progettista avesse voluto portare il Cielo in chiesa. Un grande Crocifisso, in vetri policromi, firmato dallo stesso Mandolesi, posto al centro, domina il sacro Tempio. Anche i tre confessionali sono realizzati in cemento armato.
Molto bene arredata da statue, come quella del Redentore, vero capolavoro, la Vergine Immacolata e S. Giuseppe con Gesù fanciullo. La statua ad altezza naturale di S. Filippo Neri e quella di S.Pio, quest’ultima a dire il vero si stenta a riconoscerne l’immagine che è molto diversa da come noi contemporanei l’abbiamo conosciuta, sia per le proporzioni..
Le finestre sono tutte munite di vetri policromi in armonia con le altre.
Intorno è circondata di aiuole e parapetti. Al piano inferiore un ampio Auditorium e i locali dell’Oratorio completano l’opera. Come pure , nella parte retrostante, la Casa Canonica.
Una imponente torre campanaria della stessa fattura, richiama i fedeli. Il complesso è uno dei più bei templi realizzati in stile moderno.
S. Pietro Apostolo,anticamente in Rione S. Pietro vi era la Chiesa dedicata a S. Pietro Apostolo, con un convento; i suoi resti si notavano ancora nel 1900, poiché sopra un arco si notava lo stemma in pietra dell’ordine Agostiniano, consistente in un cuore fiammante, trafitto da spada su un libro, e coronato da mitra in mezzo a due pastorali, disposti a croce di Sant’Andrea. Il Convento cadde con il terremoto del 1805 e soppresso nel 1809; i beni passarono al Real Collegio sannitico, oggi Convitto Nazionale “Mario Pagano” con decreto 12 marzo 1816, in parte cancellato il sito dalla strada ferrata che l’attraversa nel 1883; la statua della Madonna venerata dagli Agostiniani fu trasferita in questa chiesa e dopo la sua distruzione fu portata in S. Maria della Croce..
Nel 1371 di esso sappiamo che essa era chiamata S. Pietro de Via Plana e che di esso tratta una relazione giurata del 1650 esistente in copia all’Archivio Generale dell’Ordine, in Santa Monica a Roma (Gasdia E.V. vol.II pp.613-617). Il Convento faceva parte della Provincia degli Abbruzzi nel 1476. Nel 1650, il 22 marzo la piccola comunità era ridotta a soli tre religiosi, che per obbedienza è chiamata a stendere una “dichiarazione giurata”. E da essa apprendiamo che la chiesa è dedicata a S. Pietro Apostolo e che conteneva non meno di tre altari e conteneva anche il campanile fornito di campane, ed era lunga 95 palmi, e larga 32 palmi. In quell’anno il priore era Padre Fulgenzio da Campobasso e c’era pure Fra Antonio da Gildone e Fra Paolo da Oratino. Nella chiesa di questo Convento si conservava la statua di S. Nicola Tolentino, alla quale Salvatore Romano ( che aveva avuto il titolo di Barone) fece l’annuo assegno di un tomolo di grano, da devolversi alla celebrazione di messe.
La nuova chiesa, edificata su progetto dell’arch. Ruggero Ruggiero nel 1995 e voluta da Mons. Santoro, è stata consacrata nel 1998 da Mons. Armando Dini, all’interno è arredata con moltissime statue di ottima fattura, fonte battesimale molto bello e tra le statue, si ammirano particolarmente Santa Teresa di Calcutta e S. Pio.
S. Maria di Loreto, sorge nella frazione di S. Stefano. La chiesa era edificata sul grande masso detto la Morgia dove ancora sono resti di mura. La chiesa attuale è stata costruita poco più su, su un terreno piano ed è ad una sola navata ed è stata realizzata nel 1890, è lunga 34 m, larga 11 m, alta 14 m. Fu completata nel 1922 e realizzata anche con parte el materiale proveniente dalla vecchia chiesa. La chiesa fu completata in tutte le sue parti solo nel 1948. Essa è chiesa parrocchiale intitolata a S. Maria di Loreto, però il protettore è S. Stefano protomartire, di cui all’interno è effigiato nella statua in gesso di antica datazione e restaurata nel 1921. Antica è anche la statua della Madonna di Loreto ed anche il bellissimo tronetto su cui è collocata la statua.
Vi si conserva anche il dipinto di autore ignoto raffigurante La Vergine Addolorata a cui una donna in ginocchio rivolge la preghiera.
In basso a destra vi è raffigurato lo stemma dell’università:su fondo bianco uno scudo recante al centro due righe trasversali color marrone ed un leone. .
Sul portone di ingresso la scritta:Chiesa Parrocchiale S. Maria di Loreto.
A destra della facciata una lapide ricorda i caduti di S. Stefano nelle due guerre mondiali.
A lato destro vi sono collocate le statue dell’Addolorata, S. Stefano e S. Lucia; mentre a sinistra quelle del S. Cuore, S. Antonio e S. Michele. Vi è anche un Crocifisso del 1400.
Nell’ambito della stessa frazione vi sono due Cappelle una nel vecchio cimitero con una statua antica di S. Michele Arcangelo e un’altra in contrada Caruso, lungo la strada comunale.
In questa è anche una lapide, e sul Colle S.Pietro una Croce, che ricordano il Conte Verde, Amedeo VI di Savoia, che proprio qui fu raggiunto dalla morte.
Altro:Tutto il centro storico è molto interessante a partire dal Palazzo Cannavina, al Museo Sannitico che ha sede nel Palazzo Mazzarotta, che si incontra salendo di poco la scalinata di Via Anselmo Chiarizia verso il Monte, dove poi si incontra il Palazzo Japoce sede della Sovrintendenza ai Beni Culturali e salendo ancora S. Bartolomeo e il Convento delle Immacolatine, e S.Giorgio, che è monumento nazionale,fino alla sommità dove il monumentale Castello Monforte ci invita, sulla sommità della Torre, ad ammirare il paesaggio a tutto giro per poi goderci gli affreschi del Trivisonno nella chiesa di S. Maria del Monte. Da qui ci sono due possibilità: la prima, prendere appena dietro la Chiesa la Via Matris, una bella passeggiata panoramica, ammirando le stazioni della Via Crucis e il paesaggio a valle, tra essenze di mentastro e aneto, fino ad uscire su Viale del Castello davanti a Porta S. Paolo. Oppure, scendendo giù per il Ponte de’ Bruschi ci portiamo a Porta S.Paolo e su Via Ziccardi, l’antico corso principale dove molti palazzi nobiliari ancora ostentano i loro portali e continuando la visita giù per S. Antonio Abate, dove si incontrano tra i tanti la Casa Natale di Saverio Paolo Di Zinno, scultore e autore dei famosi Misteri, le cui strutture si possono ammirare nel Museo dei Misteri in Via Trento.
Il centro murattiano, oltre le Porte antiche da visitarle tutte, arioso, ci offre il Teatro Savoia, , il Palazzo del Governo, il Monumento a Gabriele Pepe, opera dello scultore di Polistena (RC) Francesco Jerace, inaugurato il 27 luglio 1913; la Banca d’Italia in cui è possibile vedere dipinti ed affreschi durante le Giornate del FAI, e, di fronte, il Convitto Nazionale Mario Pagano.
Il Palazzo del Municipio; il Monumento ai Caduti di cui diamo delucidazioni a parte, e grande opera d’arte; andando oltre, la Villa De Capoa.
Prima di giungere all’ex Ospedale Cardarelli, oggi sede della ASL e alla Villa Comunale “De Capoa, ricca di preziose essenze.
Mentre andando verso nord si può osservare l’antica costruzione carceraria, dove unico scomparso è il ponte levatoio insieme a parte del fossato.
Andando su verso Termoli la chiesa dei Cappuccini e verso Foggia quella di S. Giovanni dei Gelsi, il cui convento ospitò il Serafico Francesco.
Campobasso è la città della buona cucima: i bucatini alla luciana, pasta con un ragù fatto con polpettine di vitello, sono un’antica specialità, cavatelli e carne di porco, o crioli al ragù o la lasagna in brodo di gallina; mentre tra i secondi l’agnello alla brace o al forno, i torcinelli, l’allullere, il fegato di maiale con la rezza , alla brace o alla piastra, le salsicce e le soppressate stagionate,sia quelle fresche cotte alla brace. Ma anche tutti gli altri piatti, meno tipici perché appartenenti alla cucina nazionale sono ottimi. E la bistecca alla fiorentina la si costuma anche da noi, da un bel po’ di anni, non c’è bisogno di raggiungere Firenze o Siena, con la sua Val di Chiana, luogo di nascita della chianina, fonte della originale bistecca fiorentina, per poterla gustare.
Ma attenzione, i piatti forti vanno accompagnati con il vino Tintiglia, il principe dei vini molisani, e, se posso consigliare, che siano prodotti di cantine del Medio Molise, perché solo questa è la patria dell’antico vitigno.
Tantissimi sono i dolci tipici. E tra i liquori del posto si ricordano la Crema Milk, il Punch ed altri liquori di erbe che pure si producono nel territorio.
Monumento ai Caduti: è nella Piazza della Vittoria, quella che una volta si chiamava Piazza Andrea d’Isernia, proprio di fronte alla Camera di Commercio, da un lato, il palazzo Di Penta, dall’altro e l’ex Cardarelli alle spalle.
Quello che vediamo è il nuovo Monumento, a forma di obelisco. Al suo posto, prima c’era il vecchio monumento composto da una base rettangolare, i cui spigoli erano ornati di fasci littori e sul quale si alzavano due colonne su cui spiccavano due aquile ad ali spiegate, di bronzo e simbolo della gloria di Roma. Nel centro la scultura bronzea del guerriero Sannita, simbolo della Regione Molise, culla dell’antico Sannio; ai due lati le acque tinte del rosso sangue generoso degli eroi dell’Isonzo e del Piave. L’opera era dello scultore Enzo Puchetti.
Il Monumento fu inaugurato il 24 maggio 1931, al tempo in cui podestà era l’avv. Nicola Correra.
Agli inizi degli anni ’50 si pensò di sostituirlo con un nuovo Monumento e fu dato incarico allo scultore e architetto Luigi Venturini, e il il 24 maggio 1956, quando sindaco era l’avv. Alessandro De Gaglia, fu inaugurato il nuovo Monumento, nato con questa idea: Le sculture devono esaltare il sacrificio e le virtù militari dei nostri soldati di tutte le guerre. La forma architettonica è sviluppata in verticale e a blocchi sovrapposti, che rappresentano:
1°- Biplano in missione di guerra.
2°- Paracadutista.
3°- Soldato con maschera antigas.
4°-Soldato in agguato.
5°- Soldato ferito e compagno in pericolo.
6°- Soldato e sacrificio.
7°- Soldato mitragliere.
8°- La Gloria, riceve nel suo grembo, l’eroe.
Campobasso ai suoi Caduti, scritto su tre livelli.
Gli eroi molisani furono decorati con: 26 Medaglie d’oro, 370 Medaglie d’argento, 885 Medaglie di bronzo, alcune migliaia di Croci di Guerra al V.M., mentre i caduti furono 6155 militari e gli invalidi 3396.
Villa Comunale: creata nel ‘700 ed estesa circa sedicimila metri quadrati, divisa in viali costeggiati di mortella, con labirinti barocchi dei giardini, all’interno dei quali spicca una vegetazione imponente, ricca di essenze. Essa era proprietà della contessa Mariannina De Capoa che con testamento del 3 aprile 1875 l’assegnò, insieme alla Casa di Via Mazzini che fu sede dell’ex orfanotrofio omonimo, e che negli anni ’30 fu ceduto al Comune per la somma di lire 200.000.
All’epoca la villa fu battezzata Villa Littorio, oggi è tornata a chiamarsi con il nome della donante.
L’ingresso è su Piazza Savoia e su Piazza della Vittoria, proprio accanto alla sede dell’ASL
All’interno s’incontrano due bellissime fontane con sculture, una delle quali rappresenta Bacco,
Un bellissimo terrazzo su cui, nelle sere d’estate, si ballava al suono di un’orchestrina.
Completano la villa , campi di bocce, campi da tennis, spazio giochi, una grotta che ospita la statua di una Madonna.
Castello Monforte, si erge sulla sommità del Monte S. Antonio. L’epoca della sua edificazione è certamente normanna, ma pare già esistente in loco un piccolo castello o una torre altra costruzione di difesa o di avvistamento in epoca longobarda. Però quello attuale è il risultato dei miglioramenti apportati dai de Molisio con Ugone e dalle fortificazioni, con l’aggiunta delle quattro torri, in età medioevale apportate dal conte Cola Monforte, che ne fece una vera fortezza. Di Cola Monforte sul portale c’è lo stemma la croce accantonata da quattro rose.
La forma è quadrata, con due torri rotonde sul prospetto, dove si accede mediante un ponte levatoio, ormai scomparso, ma che bene ricordo io, presente fino alla fine degli anni ’50, un po’ sgangherato per la perdita di qualche asse. Il ponte poggiava su un enorme morgia, da cui scendeva una via verso il retro della Chiesa di S. Giorgio martire.
Il castello fu abitato dai feudatari fino alla fine del XV secolo.
Quando il feudo passò al Demanio, all’epoca del Duca Carafa, esso fu stimato per il valore di 64 ducati e, nell’asta che ne seguì, il 20 gennaio 1859, restò aggiudicato al barone Francesco Iapoce per 83,60 ducati.
Ma il 6 febbraio 1859 i fratelli Domenico e Pasquale Pistilli, che agivano in nome dell’Amministrazione Comunale, offrirono la maggiorazione del sesto e così esso rimase aggiudicato al Comune di Campobasso, in data 10 ottobre 1861.
Il Comune avrebbe dovuto restaurare e custodire il Castello, simbolo della città, ma nulla fece per quasi un secolo. Esso aveva una importanza storica, avendo ospitato diversi regnanti, tra cui Manfredi di Svevia, Carlo I e Carlo II d’Angiò, , il principe Luigi d?Angiò, Re Ferdinando d’Aragona.
Solo alla fine degli anni ’30 ed esattamente nel 1937 del secolo scorso, esso fu restaurato ad opera del dott Renato Pistilli, Potestà di Campobasso, che vi sistemò anche il Sacrario dei Caduti della Prima Guerra Mondiale; poi, sotto l’amministrazione De Gaglia, fu eliminato il ponte levatoio, molto rovinato, e chiuso quello che era l’ingresso principale, per cui oggi si accede da quello che era un ingresso secondario, cioè dal piazzale antistante la Chiesa di S. Maria Maggiore, che anticamente fu Cappella a servizio della famiglia feudale, anche per custodire le loro sepolture.. .
Oggi il Sacrario accoglie anche i caduti della Seconda Guerra Mondiale; mentre la Torre ospita l’Ufficio Meteorologico dell’Aeronautica Militare.
Nei vani sottostanti si possono notare ancora delle celle carcerarie, poiché fu pure adibito per un certo tempo a tale servizio e prima che fosse costruito il nuovo serbatoio dell’acquedotto di Monteverde, ospitò anche il serbatoio.
Dalla sommità dell’imponente opera si può spaziare con lo sguardo fino al mare.
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