LARINO (CB) m 341 s.l.m.

Pop. 6627 nel 2019; Sup. Kmq 88,77; Dens. 74,65. Patrono:S. Pardo.
Popolazione negli anni:fuochi: 220 nel 1532; 229 nel 1545; 268 nel 1561; 224 nel 1595; 249 nel 1648;122 nel 1669; abitanti: 3000 nel 1744; 4000 nel 1797; 3621 nel 1816; 4000 nel 1835; 4156 nel 1841; 6152 nel 1861; 6778 nel 1881; 7044 nel 1901; 7310 nel 1911; 7712 nel 1931; 7715 nel 1936; 8521 nel 1951; 6979 nel 1961; 6813 nel 1971; 7805 nel 1981; 8294 nel 1991; 7078 nel 2001; 6861 nel 2011; 6627 nel 2018.
Origine e storia: Si vuole che la sua origine risalga al periodo italico e che sia l’antica Frenter o Frentrum, fondata dalle popolazioni Osche, dando il nome alla terra dei Sanniti Frentani. che abitarono tra il Pescara e il Fortore, cioè tra le popolazioni Marracini e Dauni.
Su alcune monete ritrovate, la città è denominata “Ladinod”. Lo storico vescovo mons. Tria, esaminando la denominazione impressa, diede al radicale “lad” il valore di “lar” cioè “dimora”, “ signoria”, interpretando “Lar-inum” come terra in cui vive la stirpe frentana, cioè terra in cui vivono i suoi Lari (dei della casa)., per cui “Ladinod” si tramutò in “ Larinum” e poi in “Larina”, poi “Alarina” e infine Larino..
Dopo la guerra sociale Larino divenne Municipio e tale era ai tempi di Cicerone (106-42 a.C), che nella “Cluentiana” chiama “municipes”.
L’antica città sorgeva nella zona alta, che oggi diremmo la Larino Nuova, laddove ha sede la Fiera. Poi, verso il X secolo, secondo il Tria, la popolazione si spostò più in basso, non sentendosi sicura.
In seguito alle incursioni saracene e unghere, quest’ultime capitanate dal bandito Corrado Lupo che venne a vendicare la morte di Andrea, consorte della Regina Giovanna I, avvenuta in Aversa, Larino fu quasi distrutta, ma poi intorno alla prima metà del XIV secolo incominciò a rifiorire.
Al tempo della dominazione longobarda, verso la fine del X secolo, Larino fu capoluogo di una delle 34 Contee nelle quali era diviso il ducato di Benevento. Alcuni documenti di donazioni ricordano ad esempio il Conte Maldefrido vivente nel 960, Roffredo e Maldefrido vivente nel 1042.
Nel corso del secolo XI, la Contea di Larino fu assorbita dalla Contea di Loritello e Larino ebbe gli stessi Conti dell’attuale Rotello.
Nel periodo svevo la città rimase al Demanio imperiale e al tempo di Re Manfredi, signore di Larino è Ruggiero Dragone.
Nel 1265 con l’avvento della monarchia angioina Larino fu assegnata ad Anna Gentile, vedova di Ruggiero Dragone e alla sua morte fu assegnata da Carlo I d’Angiò in feudo a Roberto de Cusenza, il cui titolare ne fu privato nel 1271 per maltrattamenti usati verso i suoi vassalli.
Nel 1271 signore di Larino è Giovanni Bertrando, che morì nel 1276 senza eredi, per cui Larino tornò al demanio.
L’anno seguente la città fu assegnata a Leonardo Cancellario, dal quale passò in utile dominio di Calzerio di Meriago, che nel 1280 la restituì al fisco.
Ci furono alcuni altri trapassi di breve durata, quando fu assegnata a Enrico di Valdemonte Conte di Ariano e Conte di Montefusco, deceduto nel 1297.
A Lui successe il figlio Guido, che aveva per consorte Filippa di Meriago o “de Meliac”, contessa di Guardialfiera, già vedova di Ugone di Soliaco.
Da questo matrimonio non vennero eredi e alla morte di Guido nel 1300, Larino rimase intestata alla vedova; la quale dopo alcuni anni passò in terze nozze con Filippo di Fiandra Conte di Chieti.
La cointessa Filippa nel 1309 donò Larino al proprio figlio Giovanni Soliaco, Conte di Guardialfiera.
Giovanni Soliaco sposò, successivamente, Margherita della Leonessa,, poi Elsa del Balso e poi Tommasina di Sangro, dalla quale ebbe un figlio, Ugolino di Soliaco.
Ugolino di Soliaco erede del padre, ebbe poi confiscato il feudo verso l’anno 1350 a causa di eventi politici.
Tornata al demanio Larino fu concessa in feudo a Napoleone Orsini Conte di Manupello.
Di questa famiglia furono titolari per Larino i seguenti:
Napoleone, Gran Protonotario del regno;
Giacomo, deceduto nel 1417;
Giovanni, deceduto nel 1454;
Giacomo figlio, di Giovanni, il quale ebbe la confisca per fellonia nel 1467.
Napoleone Conte di Manupello, figlio di Orsino Orsini, Gran cancelliere del regno che ne ebbe l’investitura nel 1467;
Ambrogio e poi Pardo figlio di Ambrogio, il quale fu giustiziato e alla sua morte Larino fu assegnata a Ettore Pappacoda, che ebbe a consorte Diana d’Ajerbo d’Aragona, cognata di Andrea di Capua duca di Termoli, e morì nel 1536, lasciando successori il figlio Pardo, che morì nel 1539 e Pardo, figlio postumo di Pardo, deceduto nel 1571, senza prole, per cui il feudo tornò al demanio.
Nel 1571 fu subito esposta in vendita Larino, che ebbe per acquirente Agostino de Mari, genovese.
Nel 1572 la R.Corte , avendo ceduto il diritto di ricompra del feudo a Grazia di Toledo, figlia primogenita di don Pietro, che fu viceré di Napoli dal 1531 al 1553, questi erogò il dovuto al titolare e gli subentrò quale utilista.
Dopo qualche anno la R.Corte cedette il diritto di ricompra ad Antonio Brancia, che morì nel 1591.
Alla sua morte gli successe il figlio della seconda moglie Aurelia Gargano, Geronimo, il quale morì nel 1599 senza prole, lasciando erede il germano Scipione, il quale abbracciò la vita monastica, lasciando la titolarità del feudo al terzogenito Filippo.
Filippo ebbe in moglie Crisostoma Carafa e conseguì il titolo di Marchese di Larino.
Nel 1564 Filippo donò Larino al figlio primogenito Scipione, a cui successe il figlio Giuseppe Brancia, deceduto nel 1661 senza prole, per cui Larino tornò al Fisco.
Ad istanza dei creditori di Brancia il feudo fu esposto all’asta e venne aggiudicato a Francesco Maria Carafa della Stadera, Principe di Belvedere. Costui di carattere borioso e prepotente si mise in urto coi vassalli per i continui soprusi contro il demanio e l’università.
In seguito al malcontento dei cittadini, alcuni capitanati da uno dei Cornacchielli , della buona borghesia locale, avendo saputo che il Principe sarebbe andato a Colle Lauro, gli prepararono un agguato nei pressi della mulattiera dei Cappuccini e gli scaricarono una selva di botti, per cui rimasero esanimi il Principe e il conducente del carro. Gli esecutori del delitto rimasero salvi.
Tornata all’asta Larino fu aggiudicata a Fabrizio di Sangro duca di Casacalenda, alla cui discendenza Larino rimase fino all’eversione della feudalità.
Amministrativamente il comune di Larino fece parte della Capitanata e dal 1799 fece parte del Distretto del Sangro e fu Capoluogo di Cantone.
Nel 1806 con legge dell’8 dicembre, venne elevato a Capoluogo di Distretto .
Nel 1811 venne aggregata al Molise , restando capoluogo di Distretto.
Altre notizie storiche riguardanti fatti locali: nel 47 a.C. Pompeo Gneo, proveniente da Venafro , transita per Larino, diretto in Grecia.
Nel 1271, l’11 maggio Carlo I d’Angiò , proveniente da Campobasso e Casacalenda sosta a Larino.
Nel 1352 per disposizione della Regina Giovanna I , Larino viene esonerata dal pagamento delle collette perché saccheggiata e incendiata da Corrado Lupo.
Nel 1456 il terremoto del 5 dicembre provoca la morte di 1313 persone e ingenti danni al patrimonio abitativo.
Nel 1832, il 16 settembre re Ferdinando II di Borbone visita Larino.
Nel 1844 l’11 ottobre re Ferdinando II di Borbone, proveniente da Casacalenda pernotta a Larino, ospite del duca di Sangro.Nel 1861, il 24 luglio vennero fucilati i briganti Farano, Manes, Fioritt, nei pressi dell’abitato di Larino, autori di numerosi crimini.
Nel 1882 il 12 febbraio è aperta all’esercizio la linea ferroviaria Termoli- Larino fino a Carpaneto e il 20 agosto viene aperta fino alla stazione di Larino.
Nel 1898, l’11 aprile viene inaugurato il teatro in legno “Politeama Larinese”, nel piazzale sottostante la Consolare Sannitica; prima opera presentata “Erede” di Marco Praga, data dalla Compagnia Pasquali.
Ex feudi:
Difesa Nuova, dove presso il luogo detto “Pezza delle Quinnole” sorgeva un antico casale di “Corindola”, menzionato nel diploma di concessione a Napoleone Orsini nel 1467, il quale risulta disabitato nell’apprezzo del Tavolario Pinto del 1663. Qui nel 1494 era ospitata una colonia di albanesi.
Colle Lauro, nella zona cosiddetta dei piani di Larino, nel XV secolo vi sorse un casale per accogliere i coloni albanesi, da cui poi furono sfrattati nel 1540. Vi era una chiesetta che fu inglobata nella masseria Magliano.
Civitella, sorto nel XIV secolo fu distrutto dal terremoto del 1456, poi risorse dalle rovine ad opera dei coloni albanesi che ne coltivavano la terra , i quali gli diedero il nome di Sant’Elena.
Nel 1494 era tassato per 20 fuochi. In seguito a turbolenze tra locali larinesi e albanesi il Marchese Pappacoda sfrattò gli albanesi e gli Schiavoni.
La sua chiesa dedicata a S. Giusta era retta nel 1655 da don Giuseppe Tozzi di Casacalenda.
Nel 1509 il feudo fu apprezzato dal tavolario Andrea Polidoro di Guglionesi e dal tavolario Pinto per una questione di diritti civici per i quali si espresse la R.Corte feudale.
Casale di Russo, sorgeva nella località detta Macchia di Russo, aveva una chiesa dedicata a S. Angelo con proprio arciprete e rimase spopolato pochi anni dopo, poiché ai tempi di Mons Tria esistevano ancora dei ruderi.
S. Primiano, presso l’antica cinta di mura della città dove sorge la cappella omonima.. Il casale fu abbandonato dopo il terremoto del 1456.
Monte arcano, era un casale appartenente alla Mensa Vescovile.
Monte Mauro, in questo feudo vi sorgeva una antica torre .
S. Tommaso a Carneto, era nel 1278 grancia dell’Abbazia di S. Maria in Faifoli dove era abate Pietro Angelerio, futuro papa Celestino V.
S. Onofrio, per memoria.
Ripitella, per memoria, menzionato nel Catalogo Borrelliano.
S. Andrea, era feudo di Napoleone Orsini.
Torretta, poco importante, per memoria.
Colle Tauleto, a detta del Tria, il casale era verso i confini con S. Martino. Se ne è persa memoria dal XVIII secolo.
Altri feudi minori (per memoria): Coribdola, Castel Guglielmo, Candelaro, S. Lotario, Castel Pagano, Casale di Canni, Fossa Race
Notizie ecclesiastiche:Larino è sede di diocesi da tempi antichissimi e suffraganea dell’archidiocesi metropolitana di Benevento, con la quale, spesso in passato, ha avuto vertenze sui confini territoriali.
L’Episcopio fu costruito nel 1573 dal vescovo mons. Balduino, il quale ne riservò alcuni ambienti a Carceri ecclesiastiche. L’edificio fu ampliato , in seguito, ad opera dei vescovi mons.Pomodoro, Mons. Collia e decorato dai mons. Pianetti e Tria; ed è attiguo alla Cattedrale .
Nel prospetto principale , nel 1816, venne murata una lapide rinvenuta presso le antiche terme.
Il Seminario, molto piccolo, era dietro la cattedrale, uno dei più antichi d’Italia, fu fatto costruire, poi, nel 1642 da mons. Caracci e, ampliato nel 1727, da mons. Pianetti e in seguito anche dai mons. De Laurentis e Lupoli.
Il Comune, prima, nel sec. XIV, comprendeva sei parrocchie intitolate a S. Pardo, S. Maria della Pietà, SS. Annunziata, S. Giovanni Evangelista, S. Stefano e S. Bartolomeo, tutte locate presso le omonime chiese. In seguito vennero unificate nella sede della Cattedrale, ma nel 1729 per decreto 31 agosto della Sacra Congregazione del Concilio ne venne eretta una seconda, ripristinando la parrocchia di S. Maria della Pietà. Attualmente le parrocchie sono tre: S.Maria delle Grazie, S. Maria della Pietà e S. Pardo. Le chiese sono:
S.Maria Assunta – S.Pardo, è la Cattedrale edificata nel XIII secolo e intitolata a S. Pardo nel 1320, quando fu depositato il corpo del Santo Patrono. Sorge a valle dell’antico borgo romano, laddove si spostarono gli abitanti , sentendosi ivi più sicuri.
L’edificio in stile gotico, con un portale imponente, sul quale si ammira un rosone centrale che lo sormonta, la cui caratteristica è quella di avere un raggio in più, cosa unica esistente. Ai lati del rosone si aprono due bifore decorate. L’edificio dal 1900 è classificato monumento nazionale. Attiguo all’edificio sorge il campanile che poggia su un poderoso arco a sesto acuto, costruito nel 1451.
Nella parete posteriore sono incastonati numerosi cimeli, reperti dell’’antica città di Frenter : lapidi, festoni, figure e simboli.
L’interno è diviso in tre navi di lunghezza e larghezza diverse.
L’interno è ben arredato, si nota il Coro in noce, il trono vescovile ordinato da mons Tria, in marmo giallo e verde di Sicilia, eseguito da Lorenzo Troccoli di Napoli; ricco anche l’altare maggiore, copia di quello esistente nella Chiesa della Concezione di Montecalvario in Napoli, eseguito su disegno dell’architetto Vaccaro del XVIII secolo. Sotto la mensa è collocata l’urna con il corpo di S. Pardo. Si notano all’interno parti di affreschi del XIII e XIV secolo, in cui si potrebbe riconoscere una S. Orsola e le compagne , S. Benedetto e S. Michele Arcangelo.
Notevole anche la Cappella dell’Annunciazione al cui interno si notano gli stemmi del Comune e del vescovo Giacomo Sedani e un affresco rappresentante l’Annunciazione.
All’interno si può ammirare una grande tela del Solimena raffigurante l’Immacolata Concezione.
S. Maria della Pietà, era tra le più antiche delle chiese medievali della città intitolata a S. Maria del Piano, fu abbattuta perché di modeste proporzioni e riedificata nel 1823 su un’area più vasta; essa è sede della parrocchia omonima e vi ha pure sede la omonima Confraternita riconosciuta per R.R. del 24 aprile 1780. Edificata in stile barocco, sulla facciata spicca l’orologio; la torre campanaria ottagonale con in cima una modesta cuspide.
S. Stefano, alle origini era una Cappella dedicata a S. Basilio Magno, sorge in Piazza Municipio dal XV secolo, Dal 1669 è sede della Confraternita dei Morti fondata da mons. Cantelmi nel 1694, la quale si riuniva nella chiesa di S. Tommaso della Monaca, il cui edificio fu incorporato nella costruzione del Seminario. Del vecchio edificio si ammirano un rosone gotico e gli archi a sesto acuto.
S. Francesco, edificata nel 1312, prospiciente all’ Episcopio, insieme al Convento di cui faceva parte integrante, autorizzata con bolla di papa Clemente V del 7 luglio dello stesso anno.
A nave unica con sette altari dei quali l’altare maggiore, tutti in marmi policromi. Gli altari laterali dedicati a S. Antonio di Padova, S. Nicola, S. Maria della Pietà, del Crocifisso, dell’Immacolata Concezione, e di S. Francesco d’Assisi.
Il campanile è a torre e furono tolte le campane con la soppressione del convento del 1809
La chiesa fu restaurata nel 1640 e rifatto il soffitto ligneo intagliato e dorato, a cassettoni.
L’altare maggiore è dotato di sei candelabri, sostenuti da ciborio dorato, con all’esterno la pisside d’argento del SS. Sacramento.
Ammirevole è la statua lignea di S. Antonio; ammirevoli altresì il dipinto ad olio del Santo con S. Lucia e la pala della Madonna con Bambino tra S. Antonio e S. Francesco; come pure il dipinto della Madonna Immacolata e la statua della stessa, opera di Giacomo Colombo.
La chiesa è ben arredata con confessionali, organo. Si possono ammirare anche gli affreschi di Paolo Gamba, artista molisano del XVIII secolo, raffigurante l’Assunta con gli Evangelisti.
Dopo la soppressione del 1809, la Chiesa divenne proprietà comunale, che vi alloggiò la caserma dei Carabinieri, mentre il campanile venne acquistato da Giuseppe Palma nel 1867.
Nella sagrestia si notano dipinti del padre conventuale Garganelli.
Nel 1904 ebbe dei restauri e nel 1962 dei danni dal terremoto dell’Irpinia e nel 2002 danni dal terremoto di S. Giuliano e quindi, restaurata nuovamente nel 2016.
Santi Martiri Larinesi Primiano, Fimiano e Casto, una volta era una piccola cappella edificata nel XVIII secolo per iniziativa di mons. Pianetti, nel luogo in cui vi era un antico monastero omonimo con chiesa che fu demolita. Il Monastero risaliva al X secolo, prima metà. Oggi la chiesa è nella zona residenziale nuova, su Via Dante e su terreno donato dal dottor Mario Zappone, noto radiologo del luogo. I lavori ebbero inizi nel 1963 e la consacrazione nel 1982 ad opera di mons. Ruppi.
Lo stile mostra una architettura moderna, suddivisa in tre piani: in quello superiore si celebra la messa, in quello centrale vi è la cripta con le reliquie dei Santi Martiri, mentre in quello sotto è alloggiato l’oratorio.
S. Maria delle Grazie, edificata nel 1830, sul Piano S. Leonardo, in luogo di una basilica paleocristiana. Caduta in abbandono nella prima metà del XIX secolo, nel 1907 fu acquistata da privati e da questi restaurata.
Divenuta parrocchia nel 1933, nel 1939 fu deciso di ampliarla e divenne la sede estiva del Seminario di Larino. Accanto ad essa è sorta una nuova chiesa consacrata nel 1993 da mons. D’Ambrosio. La vecchia chiesa attualmente è sede del Circolo sociale “Il Melograno”, importante istituzione socio-culturale del basso Molise.
Altro:Per chi ama venire in Molise per trascorrere le ferie al mare e non si accontenta solo di rigenerare le membra, immergendosi nel mare pulito, saziandosi di cibi genuini, ma ama anche deliziare lo spirito e nutrirlo di cultura, soddisfacendo l’anima di conoscenze e virtù, non può mancare di visitare Larino, che vanta i natali prima della stessa Roma, con il suo anfiteatro più antico di quello di Pompei e dello stesso Colosseo, sebbene più piccolo e mal curato.
Il turista potrà ammirare le chiese, tutte offerenti motivi di interesse, il Museo diocesano dove sono conservati arredi sacri di gran pregio, i dipinti del Solimena e del suo allievo Paolo Gamba, molisano di Ripabottoni, il Museo Civico, la villa Zappone accanto all’anfiteatro, dove oltre a mostrare reperti del periodo romano, mostra anche le scuderie novecentesche, e dove non di rado è possibile incontrare piccole tartarughe di terra, di cui una volta la zona a monte della ferrovia era ricca.
Nella zona del centro storico, oltre al Museo, al Palazzo ducale e alle chiese, moltissimi sono i palazzi che mostrano reperti architettonici interessanti, coi loro bei portali.
Nel Museo si possono anche vedere le vecchie monete della Larinum, coniate dalla sua antica zecca; sono monete sannitiche, eleganti nella linea e nei particolari; al diritto presentano la testa di Pallade, di Apollo, di Giove, di Ercole e anche di Teti (la madre del divo Achille, per dirla con Omero), con ornamenti vari; al rovescio presentano il cavallo astrato, il fulmine, il caduceo, il bue dal volto umano, il centauro ed altri simboli dell’antichità e, per gli appassionati di numismatica che ne vogliano sapere di più, consiglio di consultare l’opera del Magliano, storico locale.
Larino non è solo storia e cultura, ma pure la città della Carrese di Larino, quella di S. Pardo.
Una Carrese che non si svolge con la corsa, ma che si gode in bellezza, in armonia, in festa popolare, saziando l’occhio, periscopio dell’anima, di addobbi e di devozioni. Essa risale all’anno 842 e si svolge nei giorni di 25, 26 e 27 maggio di ogni anno, per ricordare il ritrovamento del corpo del Santo. I carri ne sono ben oltre il centinaio.
Altra manifestazione importante è il Carnevale larinese, che solitamente si svolge nell’ultima domenica di carnevale, comunque prima del Martedì grasso, quando i carri addobbati di figure di cartapeste sfilano per la cittadina; tale manifestazione si svolge dal 1976.
Altra tradizione larinese è la fiera d’ottobre; fiera antichissima di cui me ne ricordava sempre mio nonno, di famiglia latifondista del settecento e ottocento, che me ne raccontava particolari sull’affluenza di genti provenienti anche dalle regioni limitrofe e per la gran quantità di scambi che si realizzavano. Oggi la fiera non è più come una volta; essa ha una sede coperta, è divenuta fiera campionaria interessante principalmente l’agricoltura, ma non mancano altri settori come l’abbigliamento, l’alimentare, la casa.
L’estate larinese offre una gran quantità di serate culturali, musicali e di sagre.
La gastronomia è varia, genuina e non dimentichiamo che Larino non è solo Città dell’Olio, ma ne è una delle capitali. E non parliamo dei vini, giacché tutto il suo agro si sviluppa in terreni e posizioni ideali per le coltivazioni dell’olivo e della vite. Tra i piatti tipici vi sono i “maccheroni di S. Giuseppe”, i dolci come i “caragnoli”, i “calcioni”, ripieni di purea di ceci, miele e cioccolato,.
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