Cicoria selvatica (Cichorium inthibus ). Famiglia: Compositae o Asteraceae.

               In dialetto: cicoria o menestra de cecorie


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cicoria in fiorecicoria in fiore  CICORIACICORIA -rosetta

Descrizione: Pianta perenne, molto diffusa in Italia e in Europa, da essa derivano molte varietà coltivate, tra le quali molto saporita la Cicoria catalogna detta     Puntarelle.

Si presenta da piccola con rosette aderenti al terreno, poi a cespugli più grandi fino alla fioritura con fiori di un bel colore azzurro- pervinca. Di essa si raccolgono le foglie in primavera e le radici in autunno.

In cucina si usano le foglie; quelle più tenere in insalate miste o da sole; in genere si utilizza la pianta in zuppe, minestre di verdure, miste con altre verdure per preparare pizze rustiche o calzoni ripieni.

Contenuto e prescrizioni:La cicoria contiene cicorina (glicoside amaro cristallinizzante),mucillagine, resina, olio essenziale, tannino, pectina, levulina, arsenico, zuccheri.

Ha azione depurativa, tonica, diuretica, ipoglicemizzante, lassativo leggero.

Serve per curare: Anoressia, bradipepsia, dermatosi da cattivo funzionamento epatico, gastroenteriti, insufficienza biliare, intolleranza dei grassi, ipercloridia, stasi biliare, stitichezza abituale.

Come curativo si può usare il decotto: gr.5 per 100 di acqua; bollire per 10 minuti. Bere 2 o 3 tazze al dì; l’infuso : 5 gr. per 100 di acqua infuse per 40 minuti.; bere 2 o 3 tazze al giorno;

sciroppo e tintura da acquistare in farmacia o erboristeria.

In cucina:Alcune ricette a base di cicoria selvatica:

Insalata di cicoria alla romagnola: Si puliscono le foglie e se ne prendono le più tenere; a parte si fa soffriggere in padella dadini di pancetta in olio; quando la pancetta è indorata si abbassa la fiamma e si unisce una spruzzata di aceto di vino; si tira il sughetto e si versa caldo sulla cicoria cruda.

Terrina di cicoria mollicata: Si lessa in abbondante acqua salata un kg. o più di cicoria, scelta e lavata; si scola. A parte si prepara una mollica di pane raffermo e si condisce con un trito d’aglio e prezzemolo e un cucchiaio d’olio extravergine d’oliva, una spruzzatina di pepe e si amalgama bene il composto.

In una terrina si versa un mezzo bicchiere d’olio e le cicorie lessate e si pone sul fuoco ad insaporire. Quando le cicorie sono insaporite, si spegne il fuoco. Si sistemano le cicorie in modo da occupare il fondo della terrina, quindi si spolvera la mollica di pane preparata sulle cicorie; si ricopre il tutto con alcune rondelle di mozzarella passita o fette di sottilette e si inforna per circa mezz’ora a fuoco moderato. La cicoria così preparata si serve come contorno, ma può rappresentare anche un primo piatto di una cena non pesante.

Zuppa di cicoria: Si puliscela cicoria per bene, lavandola se necessario ripetutamente dopo averla tenuta per circa un’ora in bagno con un cucchiaio di bicarbonato di sodio, si trita finemente;si mette a soffriggere olio, cipolla, peperoncino in una pentola alta; a metà cottura si unisce la cicoria tritata con 2 litri di brodo di pollo.

Si porta a cottura; a parte nelle ciotoline o nei piatti si batte un uovo con formaggio pecorino( un uovo per ogni persona ), si versa la cicoria ancora calda. Infine si guarnisce con foglioline di cicoria cruda.

‘Mpaniccia: Si lava bene la cicoria, come in precedenza, da sola o insieme ad altre verdure selvatiche. A parte si prende un osso di prosciutto oppure piede e/o orecchi di porco e se ne fa un bollito, avendo cura di schiumarlo il più possibile. Quando il brodo è pronto si unisce la verdura e si porta a cottura. A parte con acqua tiepida si prepara una pizza, impastando farina di mais, preferibilmente quella del mais rosso, ottima per polenta, sale e si inforna in forno a 180° per circa mezz’ora. Quando la pizza è pronta, si versa la cicoria brodosa in piatti o meglio in ciotole di terracotta, quindi si unisce alla verdura la pizza sbriciolata e con la forchetta si cerca di amalgamare alla verdura il più possibile e… buon appetito in compagnia di un bel rosso di Tintilia del Molise.

Polenta con cicoria mista ad altre verdure: Pulite le verdure, come per le precedenti ricette, in un tegame alto e capiente si mette a bollire acqua a sufficienza; quando l’acqua viene a bollitura si sala e si versa la verdura. Quando la verdura è cotta, si elimina l’acqua superflua, e si versa lentamente la farina di mais per fare la polenta, avendo cura di rimestare e di schiacciare i grumi che se ne formano. A parte si fa un soffritto di olio, aglio e peperoncino. Quando la polenta è a metà cottura si unisce il soffritto e si continua la cottura della polenta amalgamando per bene il condimento. Quindi si serve.

 

Zuppa di cicoria e fave novelle: Dopo aver scelto e lavato per bene la cicoria, mettetela a cuocere in acqua bollente con un po’ di sale; a cottura ultimata scolatela e lasciatela colare nel colapasta. A parte, in una capiente padella, mettete a soffriggere olio ( extravergine di oliva), cipolla e peperoncino e le fave ( liberate dai baccelli),   aggiungendo un po’ di acqua di cottura della cicoria. A metà cottura aggiungetevi la cicoria ed unite per bene fino a cottura completa. Si prendono ciotole di terracotta o piatti fondi nei quali si pongono fette di pane tostato o friselle, versatevi la zuppa calda, avendo cura di accompagnare con vino rosso corposo ( Tintillia, montepulciano, sangiovese).

Pancotto con minestra mista: Si scelgono e puliscono circa 2 kg. di verdura mista: cicorie, costole d’asino, cicerbite, borragini, cavoloncelli e si spezzettano grossolanamente. In un grosso tegame si versa abbondante acqua salata e si pone sul fornello a bollire. A bollitura avvenuta si versano le verdure fino a cottura.

Mentre le verdure cuociono, si preparano le fette grossolane di pane raffermo da unire alle verdure non appena ultimata la cottura, e il sugo di condimento, come segue:

In una padella si mette 1 bicchiere d’olio extravergine d’oliva, 2 spicchi d’aglio, peperoncino a piacere, circa 150 gr. di pancetta stagionata fatta a pezzetti e si pone sul fornello a fuoco alto; quando la pancetta incomincia a prendere il colore si abbassa la fiamma, si aggiungono pochi cucchiai di acqua di cottura delle verdure , quindi si scola per bene il pancotto con le verdure e si versa nel sugo di condimento, facendo insaporire a fuoco alto per circa 3 minuti. Al termine si spegne il fornello, si tiene ancora per alcuni minuti ad insaporire il pancotto, avendo premura di tener ben coperta la padella ed infine si serve.

Curiosità: La cicoria era già conosciuta dagli Egizi intorno al 4500 a.C., fu descritta da Dioscoride che ne apprezzò le virtù curative per il fegato e per il “trabocco di fiele”, fu apprezzata da Galeno e da Plinio e successivamente dai più grandi medici del ‘500.

ATTENZIONE!!! Gli usi e le applicazioni sono indicati solo a mero scopo informativo, per cui si declinano tutte le responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico, alimentare, per i cui usi bisogna sempre richiedere il consiglio del medico farmacologo.

CORBEZZOLO (Arbutus unedo L.) Famiglia: Ericacee.. Nomi regionali : albastro, rossello, albero delle giuggiole, Il frutto: corbezzola,: Giuggiola, Ciliegia marina,Sorva de natale, cuccumarra, rusciola, ‘mbriachi, sovra pilosa, accummaro.

corbezzolo 2corbezzolo c. fruttiLa pianta è un arbusto sempreverde, coltivato anche ad alberello che può raggiungere l’altezza massima di 7-8 metri. In passato era molto diffusa nell’area mediterranea, in Italia cresce spontaneo nelle zone calde marittime, ma lo troviamo anche coltivato tra le siepi e giardini ornamentali.

Le foglie sono alterne, hanno forma lanceolata, larghe 2-3 centimetri, lunghe 10-12 centimetri; la parte superiore è lucida e piuttosto coriacea, la pagina inferiore più hiara, hanno margine leggermente dentellato e sono munite di un breve picciolo e raggruppate all’apice dei rami.

I fiori sono riuniti in racemi composti pendenti nell’ordine di 15-25, sono campanulati di colore bianco-giallastro; le antere sono di colore rosso scuro. La fioritura va da fine ottobre fino a fine gennaio.

I fiori sono ricchi di nettare molto ricercato dalle api, per cui il miele di corbezzolo è molto pregiato per il suo aroma e per il suo retrogusto leggermente amarognolo.

giuggiolafrutti maturiIl frutto è una bacca sferica di circa 2 centimetri, carnosa, di colore verde e che assume il colore rosso alla maturità. Il frutto è edulo, ha polpa giallastra ed è molto gustoso nonostante che Plinio il Vecchio , avendolo assaggiato lo trovasse insipido dicendo: ne ho mangiato uno e mi basta, non ne mangio più, dando così il significato del nome latino di questa pianta fruttifera. Nella polpa sono contenuti molti semi.

Curiosità: Poiché in autunno questa pianta si presenta all’occhio con il verde delle foglie e dei frutti acerbi, il bianco dei fiori e il rosso dei frutti maturi nel periodo risorgimentale era considerata simbolo del tricolore, tanto che il Pascoli le aveva dedicato bellissimi versi.

Questa pianta è conosciuta fin dall’antichità Virgilio la chiamava arbutus, Plinio unedo, mentre Dioscoride riteneva il corbezzolo pianta nociva, sostenendo che le bacche, se mangiate procuravano mal di testa e di stomaco.

Greci e Romani ponevano sulle tombe rami di corbezzolo, come testimonia Virgilio nell’Eneide, Libro XI,vv. 64-66, parlando del funerale di Pallante, suo compagno.

Ovidio nei “Fasti”ne parla nel Libro VI, vv. 153-156. A Roma, anticamente, alla vigilia di San Giovanni veniva allestito un mercato di erbe nella piazza di S. Giovanni in Laterano dove si vendeva di tutto, tra cui le piante per il rito divinatorio che le fanciulle facevano per sapere se si fossero sposate presto e addirittura per conoscere il nome del futuro sposo. Qui tra rosmarino, cardi, prezzemolo ed altro, si trovava anche l’Aglio, l’Artemisia,, l’Iperico, il Basilico, la Ruta e il Corbezzolo, tutte piante che venivano poste in più punti della casa come scacciastreghe e scacciadiavoli.

Ultima curiosità è che in Liguria, una volta, quando si aspettava un ospite si poneva davanti alla porta un rametto di corbezzolo.

Nel linguaggio dei fiori il corbezzolo ha significato di stima ed ospitalità.

Parti usate: Della pianta si usano foglie, fiori, frutti, corteccia, radici. Le foglie raccolte devono essere messe ad essiccare in luogo fresco, asciutto e buio, quindi si conservano in un boccaccio di vetro ben chiuso.

Contenuti: zuccheri, tannini, diastasi, acido arbutolico, arbutina, composti fenolici, resine, steroli e gomme. I frutti contengono zuccheri, pectine, arbutina, triterpeni, luppolo, pigmenti, flavonoidi e vitamine, in particolare la C.

Proprietà: Astringente, Antisettico, Urinario, Antireumatico, Antinfiammatorio nei confronti del fegato e delle vie biliari e dell’apparato urinario.

Indicazioni: Infiammazioni delle vie urinarie, cistiti della vescica, reumatismi. Secondo alcuni è anche utile per combattere l’arteriosclerosi.

Per combattere la cistite e le infiammazioni urinarie è utile l’Infuso: mettere in una tazza 6-7 grammi di foglie secche, versare acqua calda e lasciare in infusione per 15 minuti, dolcificare.

In cucina: Aceto di corbezzole: occorrono 6 foglie d’alloro, una manciata di frutti poco maturi, 1 litro di buon aceto di vino.

Mettere in una bottiglia le foglie di alloro, le corbezzole, aggiungere l’aceto e lasciare a riposare per 21 giorni in luogo fresco e buio. Al termine, quando i frutti appariranno rossi come a piena maturazione, l’aceto è bello e pronto. Ottimo per insapoire gustosissime insalate.

Marmellata di corbezzole: Lavare e lasciar scolare circa 1 kg di frutti ( giuggiole ),

metterli in una pentola e coprire appena con acqua fredda; far bollire per circa 20 minuti. Passare i frutti in un setaccino, schiacciandoli con un cucchiaio in modo da separare la polpa dai semi. Finita questa operazione, pesare la polpa ed aggiungere zucchero in quantità di un terzo del suo peso; aggiungere il succo di mezzo limone e far bollire a fuoco vivace per 10 minuti. Porre il contenuto in vasetti sterili, coprendo con una spolveratina di zucchero. Volendola conservare per più tempo sarebbe bene far bollire i vasetti per 15 minuti a bagnomaria.

Con le corbezzole si preparano anche bevande alcoliche (vino e liquori) e dissetanti.

Il miele di corbezzolo ha proprietà balsamiche, antispasmodiche, antisettiche.

In commercio si può acquistare anche il distillato di miele di corbezzolo, utile per curare le affezioni delle vie respiratorie.

     ATTENZIONE!!! Gli usi e le applicazioni sono indicati solo a mero scopo informativo, per cui si declinano tutte le responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico, alimentare, per i cui usi bisogna sempre richiedere il consiglio del medico farmacologo.

 

Costole d’asino (Hipochoeris radicata), famiglia Composite.

Nomi dialettali: Speraine, grugne, grugneti, ingrassaporci, gorpina.

Di questa erba ne sono ghiotti i maiali, per cui il nome dialettale grugni o ingrassaporci.

costa dasino 31costa d'asino Descrizione:E’ pianta erbacea comune nei prati, nei terreni coltivati e sugli argini e sui bordi delle strade..

Le foglie si sviluppano a rosette aderenti al suolo, solitamente scabre e ruvide, per la presenza di bozzi pelosi. All’apice, al momento della fioritura, portano gli scapi floreali.

Si raccolgono le foglie prima della fioritura.costola dasino rosetta tercostola d'asino rosetta

Usi e Proprietà:Ha proprietà toniche e cologoghe ( aumenta la secrezione di bile).

Il lattice contenuto nelle foglie, anticamente, veniva usato come cicatrizzante applicato alle ferite.

In cucina: si utilizzano le foglie basali cotte, da sole o meglio miste ad altre verdure, sia per preparare zuppe e minestre, condite con aglio, olio e peperoncino o per preparare pizze rustiche salate.

ATTENZIONE!!! Gli usi e le applicazioni sono indicati solo a mero scopo informativo, per cui si declinano tutte le responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico, alimentare, per i cui usi bisogna sempre richiedere il consiglio del medico farmacologo.

Correggiola ( Polygonum aviculare L. ). Famiglia: Polygonaceae. Nomi comuni: Centinodia, Centonodi (Molise), Erba spaghetta, Poligono degli uccelli.

 

corrggiola part 1corrggiola part 1Pianta annuale spontanea lungo gli argini dei torrenti, margini delle strade, incolti, ha fusto ramificato, strisciante. Foglie sessili, alterne presso i numerosi nodi lungo i fusti, ovali, di lunghezza variabile a seconda dell’habitat, margine intero e superficie leggermente glabra. Fiori piccoli alle ascelle delle foglie di colore bianco rosato.correggiola8correggiola

Qualcuno la confonde con la Bulinaca (Onanis Repens L.), di cui si tratta in altra scheda, detta Arrestabuoi o, come in Molise Straccabuoi o Fermaratri, della cui confusione sono venuto a conoscenza in un convegno sul campo, la qual pianta ha simili proprietà ed usi.

Contiene: olio essenziale, tannini (tiamina), acido silicico, acido ossalico, mucillagini, flavonoidi (riboflavina), antrachinone.

Proprietà curative: cardiotoniche (regola la frequenza cardiaca), vasocostrittrice (aumenta la pressione), diuretiche, emetiche (utile in caso di avvelenamento poiché favorisce il vomito), vermifughe, antiflogistiche, vulnerarie (guarisce le ferite), espettorante.

In particolare è indicata per: Diarree, enteriti, dissenteria; perdite bianche; emorroidi; emorragie varie (polmoni e stomaco, utero); Tubercolosi polmonare e renale; diabete; litiasi biliare e urinaria, reumatismi.

In altri tempi è stata usata per curare la tubercolosi con un preparato di estratto di correggiola e estratto di equiseto insaporito con succo di melocotogno e somministrato a cucchiaini.

Parti usate: si raccolgono le radici in autunno per la tintura madre e foglie, fiori e semi in primavera-estate per preparare tisane, decotti.

Infuso: per la ritenzione urinaria, calcoli renali e della vescica e infiammazioni intestinali: mettere 4 gr di parti aeree della pianta in una tazza e versarvi 100 gr di acqua bollente e lasciare in infusione per 10 minuti; filtrare e berne in ragione di tre tazzine al giorno.

Tintura: 20 gr di pianta intera in 100 gr di alcool a 60° a macero per 8 giorni; filtrare, spremendo le parti erbose residue conservare in bottiglietta scura e assumerne venti gocce per due o tre volte al giorno.

Decotto: per uso esterno: per pelli e mucose infiammate: mettere a bollire per 20 minuti 10 gr di pianta intera in 100 gr di acqua. Applicare compresse di garza imbevuta sulle parti infiammate.

In erboristeria: Si può acquistare la tintura madre, più pratica per gli usi curativi di cui sopra.

Cucina: Qualcuno raccoglie le foglie e i semi per i suoi contenuti di un albume farinoso. Ma è di scarsa importanza alimentare.

Curiosità: Dioscoride, medico greco di cui abbiamo parlato in altre schede, la consigliava contro le malattie di petto, l’ematuria e la dissenteria; la medicina popolare un tempo, oltre ad usarla per la tubercolosi, la usava come rimedio per curare ferite e ulcerazioni della pelle.

Industria: Nell’industria è usata nella fabbricazione di un colore blu, simile all’indaco, utilizzando le foglie; mentre le parti basse (radici) per ottenere un colore giallo.

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Equiseto (Equisetum arvense). Famiglia: Equisetacee. Sinonimi: Coda cavallina, Coda d’asino, Rasparella.

         

equieto1equieto1Descrizione: E’ una pianta perenne spontanea che preferisce terreni umidi e ghiaiosi fino ad una altitudine di 2500 m, che si riproduce a mezzo di spore; è geofita rizomotosa con fusto epigeo e fusto ipogeo dal quale ogni anno si dipartono radici e fusti aerei, che possono raggiungere anche i 2 m d’altezza.

Le foglie chiamate microfilie sono situate in corrispondenza dei numerosi nodi del fusto e non sono differenziate in picciolo e lamina foliare.

Il nome deriva dal latino Equus= cavallo e Saeta= pelo,crine, datole per la caratteristica che prima di aprirsi completamente somiglia alla coda di cavallo.

In dialetto è anche conosciuta come Rasparella per l’uso che se ne faceva per pulire gli utensili di rame della cucina, oggetti in bronzo e di altri materiali, dovuto al suo potere abrasivo conferitole dall’abbondanza di silice da essa contenuto.

 

Curiosità:Il primo a descriverla fu Dioscoride, medico greco del 1° sec , che esercitò a Roma ai tempi di Nerone, riportato anche dal Mattioli, medico senese del ‘500, che ne commentò i Discorsi.

Nel commento ai discorsi il Mattioli riferisce pure che i senesi con i durioni ( teneri germogli bianchi) della Coda cavallina ne facevano un pranzo di quaresima: “…prima cotti lessi nell’acqua e poi infarinati e fritti in padella in cambio del pesce”; ecco perché taluni la conoscono come la pianta dei finti pesci fritti.

I greci antichi, per l’alto contenuto di minerali, la davano da mangiare ai cavalli prima di condurli in battaglia, durante le lunghe guerre.

Usi dei germogli: I germogli giovani sono usati similmente ai durioni degli asparagi.

La pianta contiene: flavonoidi, saponoidi (equisetonina), alcaloidi (nicotina), silicati, Sali di potassio, acido ascorbico, tannino.

Proprietà: L’equiseto ha proprietà astringente, cicatrizzante, diuretico, emostatico, rimineralizzante per le ossa, la cartilagene, le unghie e i capelli. È stato usato in particolare contro la gotta, le cistiti e come integrativo contro i calcoli renali e la renella.

Come diuretico nelle affezioni batteriche e infiammatorie delle vie urinarie e nella renella , poiché aumenta l’irrigazione delle vie urinarie escretrici, senza modificare l’equilibrio elettrolitico; è utile anche contro l’ipertrofia prostatica il suo decotto combinato con l’azione coadiuvante della gramigna.

Il suo alto contenuto di silicio ha un ruolo importante nella calcificazione delle ossa e aiuterebbe la formazione del callo osseo in seguito a fratture.

Si usano i fusti , puliti, raccolti e conservati dopo l’essiccazione; è utile pure la pianta fresca.

Contro l’osteoporosi è assunto sotto forma di polvere mescolata a miele di castagno; lo stesso può essere usato nell’artrite reumatoide, in quanto fa aumentare l’elasticità dei tessuti connettivi, della cartilagine, della pelle e giova pure alla strutturazione dello scheletro.

Il succo fresco ottenuto per pressione dei ramoscelli freschi ha potere coagulante del sangue. Lo stesso potere è posseduto dal decotto ottenuto con 50 gr di parti secche in 500 gr di acqua, filtrato e preso in tazzine.

Decotto per l’ipertrofia prostatica:30 gr di Equiseto, gr 30 di gramigna in 1 l d’acqua, bollire per 5 minuti , filtrare, dolcificare e bere a tazzine in dose di 2 o tre tazzine al giorno, continuando la cura per una quindicina di giorni. Il decotto aiuta pure a risolvere il problema delle unghie fragili.

Il decotto di equiseto coadiuvato dall’ortica in pari quantità ha potere antinfiammatorio dell’intestino e purifica il sangue, rinforza i globuli bianchi.

Tisana: 1 cucchiaio di erba secca in una tazza d’acqua bollente, coprire per 3 minuti, filtrare e raffreddare, bevuta al mattino a digiuno, 15 minuti prima della colazione, ; è utile come diuretco.

L’uso esterno sia di decotti o impacchi come coadiuvante delle ferite, eczemi, ferite purulenti alle gambe e ai piedi.

Controindicazioni ed effetti collaterali: Evitare di assumerlo in concomitanza con antiipertensivi, corticosteroidi, digitali, anticoagulanti e litio. Durante cure prolungate per più giorni evitare il consumo di latte e latticini. L’uso può dare i seguenti effetti collaterali: nausea, diarea, perdita di potassio, aumento della minzione urinaria, debolezza muscolare. Non usare in gravidanza; non può essere usato da soggetti con disturbi renali e dai diabetici di qualsiasi tipo, non può essere assunto da chi fa uso di lassativi e diuretici.

ATTENZIONE!!! Gli usi e le applicazioni sono indicati solo a mero scopo informativo, per cui si declinano tutte le responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico, alimentare, per i cui usi bisogna sempre richiedere il consiglio del medico farmacologo.

Preparati e tisane in miscela con altre erbe è sempre consigliabile rivolgersi in erboristeria.  

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