Stoppione o cardo campestre (Cirsium arvense), famiglia Composite, Nomi volgari:Stoppione minore, scardaccione, Cirsio, Scuppone: Dialettali: Sticchione e Stiglione (Molise) Rëstëccionë (Molise dialettale), Cardo emorroidale (Toscana), Cardon (Piemonte).

Curiosità:Il nome deriva dal greco Kentaurenion appunto perché il centauro Chirone, esperto nell’arte medica, lo avrebbe utilizzato per curare le sue ferite, mentre Dioscoride, medico greco vissuto tra il 40 e il 70 d. C. lo chiama   Kirsion e lo consiglia per curare i varici.; forse per l’appunto in Toscana lo chiamano cardo emorroidale.            

     

                                                              

                                                                                   

stoppione cstoppione Descrizione: Pianta erbacea perenne, policefala, radice biancastra, il cui fusto eretto longitudinalmente, pubescente, spesso rossastro,ramoso nella parte superiore, alto da 8° a 150 centimetri.

Le foglie indivise, generalmente non decorrenti sul fusto, più o meno glabe, lunghe circa 20 cm con margine dentato spinoso. Fiorisce da giugno a ottobre; i fiori, con involucro piriforme, spesso rossastro. I capolini portano o fiori maschili o fiori femminili, che emanano un dolce profumo di muschio. Il fiore attira con il suo profumo le farfalle, che ne promuovono l’impollinazione. I frutti sono acheni lisci, muniti di un pappo biancastro con setole, più lungo della corolla. Si propaga sia per la caduta dei semi, sia per la riproduzione del rizoma.stoppione fiorito 2stoppione fiorito

In cucina le foglie tenere e i capolini possono essere utilizzate cotte nelle minestre e saltate in padella con aglio e olio e peperoncino e nelle insalate miste. Curiosità: I fiori secchi (come anche quelli dei cardi), in Francia, una volta venivano utilizzati per cagliare il latte: si ponevano in un sacchetto di garza, lasciando macerare nel latte a circa 50° per 6 ore.

In fitoterapia si usano le radici che hanno proprietà digestive, lenitive, depurative ( specie per il fegato), lassative. Molto utili per la formazione e l’eliminazione dei gas nell’intestino. Alcuni usano il bagno contro i dolori reumatici: far bollire gr 200 di fiori in 2 litri d’acqua per 15 minuti, filtrare e versare nella vasca, immergersi e massaggiare le parti doloranti.

Per i dolori reumatici si usano anche gli impiastri di foglie, applicate sulle articolazioni doloranti.

                                                           

                                                                                                                            

                                                                                                                            

Nota storica sull’uso medico: In passato le radici venivano usate per curare la tubercolosi , come testimoniano alcuni testi di erboristeria (ad es. Frate Indovino in Il nuovo segreto della salute, trattando dello scardaccione ) e, posso testimoniare io stesso, ancora oggi qualche contadino ancora si affida a questa pianta per tali problemi, avendo incontrato qualche anno addietro una persona che raccoglieva stoppioni per farne un decotto per “ curare il petto”, così come mi riferiva, con imbarazzo e reticenza, questo signore. Altra testimonianza sull’uso dello scardaccione nella cura delle malattie di petto la troviamo in Dioscoride che consigliava un decottione di radice della pianta con fichi secchi e altro decottione della stessa con mele.

 

ATTENZIONE!!! Gli usi e le applicazioni sono indicati solo a mero scopo informativo, per cui si declinano tutte le responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico, alimentare, per i cui usi bisogna sempre richiedere il consiglio del medico farmacologo.

Tarassaco comune ( Taraxacum officinale, Weber). Famiglia: Asteracee. Sinonimi: Dente di leone, Soffione. In dialetto: Scarsella, carsella, Cicoria scarsella, , Piscialetto. Piante simili:Crepis agrestis, Crepis acuminata e similari.quali dialettalmente dette: Cicorione, Marione, Cicoria cavallina e più generalmente Radicchiella.

 

 

tarassaco 2tertarassaco Descrizione: E’ una pianta erbacea perenne di altezza da 5 a 10 cm, ha una grossa radice a fittone dalla quale si sviluppa una rosetta basale di foglie munite di corti gambi, lobate e con margine dentato (per cui detta dente di leone).

Il fusto che si sviluppa è uno scapo glabro e lattiginoso e porta all’apice una infiorescenza giallo dorata, a capolino.

La fioritura avviene in primavera e si prolunga fino ad ottobre. E’ pianta spontanea dei prati e degli incolti e cresce fino a circa 2000 m s.l.m.

Della pianta si utilizzano fiori, foglie e radici.tarassaco altro bistarassaco

Contenuti e proprietà: Molto interessante sotto l’aspetto curativo per le sue proprietà depurative del fegato, attiva la secrezione biliare, è diuretica, lassativa e tonica. Contiene olio essenziale, tannino, mucillagini, inulina, pigmenti flavonoidi, glucidi, provitamina A, Vitamine B, C, D, E, sali minerali.

Se ne fanno decotti ed infusi per curare la dispepsia; molto usata la tintura che può essere acquistata nelle erboristerie.

Infuso: ( per stimolare l’attività epatica e per depurare preventivamente il sangue, in primavera) 25 gr di foglie in 1 litro d’acqua bollente per 10 minuti; filtrare e prendere a bicchierini a digiuno per 15 giorni.

Decotto 1: gr 50 di radici ben pulite in 1 litro d’acqua, fare bollire per 30 minuti, far raffreddare e filtrare. Prenderne 3 o 4 bicchierini durante il giorno. E’ utile come depurativo e come colagogo.

Decotto 2: 60 gr di foglie in 1 litro d’acqua, fare bollire per 20 minuti. Lasciare freddare, filtrare e berne 3 o 4 tazzine al giorno, è utile per prevenire l’arteriosclerosi.

Decotto 3: per abbassare il colesterolo. 60 gr di radici, 70 gr di foglie in 1 litro d’acqua, fare bollire per 15 minuti. Raffreddare e filtrare; berne alcuni bicchierini durante il giorno.

In cucina si usano le foglie cotte e crude, ad insalata o per preparare minestre, da sole o in associazione con altre verdure; condite con olio e limone, o saltate in padella con olio, aglio e peperoncino. Taluni usano condire anche la pasta. Ottimo iinvece il pancotto, la cui ricetta è la stessa riportata nella voce “cicoria.

Curiosità: Nel 1546 il naturalista Bock gli attribuì un potere diuretico, mentre il naturalista Pietro Pellegrini, nella sua opera “Flora della Provincia Apuana, Rassegna delle piante fanerogame indigene, inselvatiche ecc”, 1942” cita altre tre varietà della stessa pianta: Leontodon autunnalis, il leotondon helvetis e il L. dioscorideo.

Ricette: Risotto con il tarassaco: 300 gr di riso, 400 gr di foglie di tarassaco mondate e lavate, mezza cipolla, olio extravergine d’oliva, vino bianco secco, brodo vegetale, sale e peperoncino.

Lessare in poca acqua le foglie del tarassaco per 7 o 8 minuti e scolarle; in una padella farle saltare con poco olio con sale e peperoncino. In una casseruola far imbiondire la cipolla tritata, tostarvi il riso irrorando conil vino bianco, regolare di sale, aggiungere la verdura precedentemente saltata in padella, versarvi un po’ di brodo e far continuare la cottura, aggiungendo all’occorrenza altro brodo vegetale, caldo.

Insalata di patate e tarassaco: ingredienti: 500 gr di patate, 200 gr di tarassaco, 4 cucchiai d’olio d’oliva, 15 gr di capperi, 1 acciuga, 1 cucchiaino di semi di senape, sale e pepe q.b.

Sbucciare le patate, spezzettarle a tocchi possibilmente uguali, lessarle, interrompere la cottura versandovi acqua fredda, scolarle e tenerle da parte. Tagliare le foglie di tarassaco a pezzetti di 3 o 4 cm, lessarle per 4 o 5 minuti, scolarle e tenerle da parte. Pulire l’acciuga salata liberandola dalla lisca. In una padella versarvi l’olio extravergine d’oliva e fare indorare i capperi con l’acciuga spezzettata per qualche minuto, versarvi pure i semi di senape. In una insalatiera unire le patate con il tarassaco, versarvi sopra il condimento della padella e fare insaporire mescolando bene, quindi aggiustare disale e pepe, rimescolare.

Curiosità: Dioscoride nei sui Discorsi commentati dal Mattioli dice: “ Il succhio beuto giova a i flussi di sperma. Cotto nell’aceto, mitiga i dolori dell’orina. La decottione di tutta la pianta si dà utilmente al trabocco del fiele”.

 

ATTENZIONE!!! Gli usi e le applicazioni sono indicati solo a mero scopo informativo, per cui si declinano tutte le responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico, alimentare, per i cui usi bisogna sempre richiedere il consiglio del medico farmacologo.

Tasso barbasso o Verbasco ( Verbascum Thapsus ). Famiglia: Scrofulariacee.

Il nome deriva dal latino barbascum che significa barbato per la sua caratteristica di essere ricoperta in tutte le parti di peli biancastri, che danno alla pianta una colorazione verde chiaro.

t.barb fior1tasso barbasso fiorito tasso a folarg flor ctasso a foglia larga

     

                                    thumb tasso roset btasso barb. - rosetta

                                                                                  

                                                          

Descrizione: Pianta erbacea biennale spontanea dei climi temperati, molto diffusa da noi nei terreni sassosi di montagna e lungo i fiumi. Al primo anno forma la rosetta di foglie basali, morbide, pelose; al secondo anno fiorisce in racemi che formano una pannocchia di fiori gialli; il frutto a forma di capsula contiene semi piccoli e rugosi.. Fiorisce tra giugno e luglio e può raggiungere i 2 metri d’altezza.

Curiosità: Conosciuta per le sue virtù curative fin dall’antichità, è considerata nell’erbario come pianta amara.

Ippocrate (460°-377 a C.) la usava per trattare le ferite, mentre Plinio usava una sorta di unguento sia per massaggiare parti infiammate sia per lenire il dolore delle emorroidi.

Anticamente il suo lungo fusto forniva stoppini per le lampade ad olio.

Contiene:glucosidi, flavonoidi,mucillagini, saponina, filesteroli, verbasaponina, esperdina, olio essenziale ricco di (Acidi fenilcarbossilici, acido caffeico, acido protocatechico, acido ferulico, idrati di carbonio, alcaloidi similpapavero).

Proprietà curative: rinfrescante, decongestionante, espettorante, antisettica, diuretica, analgesica, rinfrescante e mucillaginosa.

Usi: Della pianta si usano sia le foglie che i fiori, di odore balsamico, che vanno seccati rapidamente al sole o al calore artificiale moderato e conservati in recipienti ben chiusi, al riparo della luce, la quale toglierebbe le proprietà più importanti ed annerirli.

I fiori e le foglie vengono utilizzate per problemi di tosse, faringite, tracheite, come antinfiammatorio, bronchite, come diuretico, sedativo, emolliente, lenitivo.

Per uso esterno il decotto di foglie utilizzato per detergere piaghe e ferite, per cataplasmi su foruncoli, scottature, emorroidi e geloni.

L’infuso ottenuto mettendo 20 o 30 gr di fiori o foglie (secchi) in 1 litro d’acqua bollente e lasciato a riposare per 20 minuti, filtrato e dolcificato, bevuto caldo in tazzine ( 2 0 3 al giorno), si consiglia come espettorante e diuretico.

Il decotto si ottiene facendo bollire per 10 minuti le stesse quantità in un litro d’acqua, filtrando accuratamente con una garza o un panno per impedirne il passaggio dei peli, e berne caldo e zuccherato in tazzine, si consiglia contro le infiammazioni della bocca e della gola.

Ancora più efficace il decotto ottenuto con una pari quantità di foglie di malva.

Come espettorante è utile pure un decotto di fiori e foglie secche di tasso barbasso (gr 10), fragola (gr 2), malva (gr 2) bollite in 600 gr di acqua per 10 minuti; filtrato e zuccherato.  

Lo stesso decotto è buono anche contro le emorroidi.

Le foglie possono essere aspirate come il tabacco per lenire il mal di testa prodotto da raffreddore.

Le foglie secche usate come tabacco possono essere fumate, sotto forma di sigarette o semplicemente aspirate, facendole bruciare direttamente su una piastra infuocata o sui carboni ardenti sono utili contro la tosse asmatica.

In commercio si acquistano unguenti di tasso barbasso da usare come cicatrizzante ed altri preparati ottimi per gli usi predetti e per combattere insonnia, tossi di origine nervosa, come antispasmodico nei dolori nevralgici e nelle coliche biliari.

Curiosità: Dioscoride scriveva:” La radice è costrittiva: il perché si dà ella con vino alla quantità d’un dado nei flussi del corpo. La sua decottione giova a i rotti, a gli spasimati, a i fracassati e alla tosse antica, e lavandosene la bocca, mitiga il dolore dei denti. Il verbasco, che produce il fiore aureo, tinge i capelli e messo in qual si voglia luogo tira a sé le tignole… la decottione delle frondi fatta nell’acqua conferisce ai tumori e infiammazioni de gli occhi…

ATTENZIONE!!! Gli usi e le applicazioni sono indicati solo a mero scopo informativo, per cui si declinano tutte le responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico, alimentare, per i cui usi bisogna sempre richiedere il consiglio del medico farmacologo.

 

Tiglio (Tilia platyphillos), famiglia Tiliacee.

 
    

tiglio bistiglio- pianta
 


   

   tigliflor1fiori e foglie        tigliflor2 bis1part.-fiori


Descrizione: Pianta arborea, con tronco diritto, corteccia liscia (da adulta però può presentare screpolature longitudinali), di altezza fino ai 30 metri; ha la caratteristica di presentare alla base lo sviluppo di numerosi polloni che crescono molto rapidamente; ha radici profonde ed espanse; foglie alterne, di colore verde intenso, provviste di un lungo picciolo, cuoriformi, solcate da una piccolissima nervatura centrale da cui si dipartono altre verso le estremità marginali variamente seghettate, all’apice acuminate.

I fiori , molto profumati, sono ermafroditi, di colore bianco-giallognolo, riuniti in ciuffetti e portati da un lungo peduncolo che parte da una brattea laterale.

I frutti sono una capsula ovale verde del diametro di 3 mm,

Note fin dall’antichità le sue qualità terapeutiche ed aromatiche.

Si raccolgono i fiori a giugno- luglio, a mano, staccando il fiore con la brattea e si conservano dopo averli essiccati in luogo ben areato e poco illuminato, in vasetti ben chiusi e riposti a riparo della luce.

I fiori forniscono un ottimo miele e si utilizzano per le tisane e gli infusi; ma anche la corteccia dei rami giovani.

Contenuti e proprietà: Il tiglio contiene tiliacina (glicoside), tannino, mucillagine e un olio essenziale che si estrae per distillazione dei fiori freschi, vitamina C.

In commercio esiste anche una tintura e il carbone vegetale, reperibili in farmacia o in erboristeria.

Ha proprietà: antispasmodiche, diaforetiche, stomachiche, emollienti, toniche del sistema nervoso e calmanti per l’insonnia e gli stati d’ansia; molto utile come anticatarrale; il decotto ottenuto facendo bollire la corteccia dei rami giovani, raccolti a primavera, ha proprietà astringenti e si utilizza per farne clisteri per curare diarrea ed infezioni intestinali.

L’infuso e lo sciroppo di fiori ha anche proprietà vasodilatatrice.

L’infuso ottenuto mettendo un cucchiaino di fiori secchi in una tazza di acqua bollente è utile nella costipazione delle vie respiratorie, ma anche come calmante e blando diuretico.

Il bagno rilassante, calmante, si ottiene mettendo 15 gr di fiori secchi in 1 litro d’acqua, bollire per 10 minuti, filtrare e versarlo nell’acqua del bagno. Oppure facendo bollire 500 gr di fiori freschi in 10 litri d’acqua per 15 minuti.

L’infuso contro l’insonnia si ottiene versando 2 cucchiaini di fiori secchi in una tazza d’acqua bollente (200 gr), filtrare e dolcificare con miele.

La tisana per combattere il raffreddore si ottiene versando 5 gr di fiori di tiglio in 300 gr di acqua bollente in una tazza, ricoprire e lasciare in infusione per 6 o 7 minuti; berla molto calda e infilarsi sotto le coperte.

Liquore di tiglio: ingredienti: 50 gr di fiori, 500 gr di alcool a 90°,  1 cucchiaio di the, 2 gr di radici di iris, 1 bustina di vaniglia (gr 2 circa), una grattatina di noce moscata, la buccia di una mela cotogna. oppure la buccia di un paio di arance,(400 gr di zucchero per lo sciroppo).

Preparazione : Mettere a macerare in mezzo litro di alcool a 90°, posto in un vaso di vetro, i fiori di tiglio, il the, le radici di iris, la bustina di vaniglia, la buccia di mela cotogna, la grattatina di noce moscata e si tiene in infusione, coperto, per 3 o 4 giorni, agitandolo di tanto in tanto.

Dopo 3 o 4 giorni si filtra l’infuso. A parte in una pentola si fa uno sciroppo con 400 gr di zucchero in un litro d’acqua, si porta ad ebollizione con fiamma alta, poi si abbassa la fiamma e rimestando si lascia sul fuoco lento per qualche minuto per consentire allo zucchero di sciogliersi completamente; poi si spegne e si fa freddare. Si unisce lo sciroppo con l’infuso filtrato e si mescola bene. Si lascia riposare per un paio d’ore e si ripone in bottiglia tenendolo lontano dalla luce; aspettare 10 o 15 giorni prima di utilizzarlo.. Si beve a bicchierini come aperitivo, digestivo, tonico.  

In cucina, specie in quella orientale, si usano fiori e foglie per insaporire piatti diversi; le foglie sono usate specie per le carni; i fiori per insaporire frittate e creme.

Crema di fiori di tiglio: 300 gr d’acqua, 2 belle manciate di fiori freschi, il succo di un limone, 2 uova, 4 cucchiai di zucchero, 2 cucchiai di amido di mais, 150 gr di panna.

Preparazione: Pulirei fiori con panno umido. In un tegame far bollire 300 gr di acqua, versare i fiori e far cuocere a fuoco basso per 10 minuti. Spegnere, lasciar freddare e filtrare. Aggiungere il succo del limone e lasciare intiepidire. In un altro tegame battere le uova con lo zucchero e l’amido, incorporare l’acqua (insaporita dei fiori e del limone, per intenderci), mescolare bene e far cuocere finchè non raggiunge la consistenza della crema. Fare riposare in frigo. Prima di servire, montare la panna e incorporarla alla crema. Può consumarsi come dessert da sola o con frutta o per farcire bigné e dolci.

ATTENZIONE!!! Gli usi e le applicazioni sono indicati solo a mero scopo informativo, per cui si declinano tutte le responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico, alimentare, per i cui usi bisogna sempre richiedere il consiglio del medico farmacologo.


Timo ( Thimus Serpyllum ) e ( Thimus vulgaris ) . Famiglia: Labiate.

Sinonimi: Erba pepe.
 timo in fiore btimo in fiore

 

 timtimo- pianta

 

 

 

 

 

 

                          

Descrizione: E’ piccola pianta arbustiva perenne, con rametti legnosi muniti di numerose foglioline grigio-verdi, strettamente lanceolate e fortemente aromatiche, di altezza massima 20 cm; fiori raggruppati all’apice di colore variabile dal biancastro al roseo e al porporino, che si aprono da aprile a luglio; frutto composto da quattro acheni ovali, che contengono minuscoli semi.

Cresce abbondantemente sulle nostre montagne, in luoghi asciutti e incolti, ai margini dei viottoli di montagna fino all’altezza di 1000 m sul l.del mare; viene pure coltivato in giardini come pianta aromatica e per gli usi medicinali.

Noto fin dall’antichità, gli Egizi lo usavano per le imbalsamazioni, i Greci e i Romani come pianta medicinale antidolorifica e antisettica; Ippocrate e Dioscoride ne facevano ampio uso terapeutico anche in associazione con altre erbe.

Curiosità: Dioscoride così si esprime nei Discorsi su questa pianta “ Ha questa virtù che bevuto con sale e aceto purga la flemme per disotto. Giova la sua decottione con mele a gli stretti di petto e a gli asmatici; caccia i vermini dal corpo…provoca l’orina. Mangiato nei cibi giova alla debolezza de gli occhi”. Inoltre “ cotto, mescolato all’aceto e olio rosado messo sopra al dolore leva” il mal di testa.

In cucina: se ne fa largo uso per insaporire sughi, carni, minestre e vivande varie.

Contiene: Oli essenziali ( timolo, carvacrolo, cineolo, bormeolo, linaiolo) resine, tannino, minerali (sodio, potassio, fosforo, magnesio, zinco, rame, manganese, calcio), proteine e grassi, Vitamine A e C e del gruppo B, aminoacidi (leucina, isoleucina, lisina, treonina, valina e tripotofano).

Proprietà e usi: digestive, depurative, carminative con azione sull’eliminazione dei gas intestinali, balsamiche, tonico-stimolanti, disinfettante del cavo orale.

Si assume come Tisana: mettendo ad infusione gr 10 di foglioline fresche oppure gr 5 di foglioline secche in una tazza d’acqua bollente per 5 minuti, si filtra e si assume caldo come balsamico delle affezioni catarrali, o in piccole tazzine come tonico.

La stessa Tisana è utile per farne gargarismi per le affezioni del cavo orofaringeo.

Infuso per la tosse convulsa : gr 15 di foglioline in infusione in un quarto di litro d’acqua bollente per 15 minuti, si filtra, si dolcifica con miele e si assume a cucchiai, ( uno ogni ora).

Per frizioni antidolorifiche si usano i vapori della tisana diretti sulle parti doloranti oppure l’olio di timo acquistato in farmacia, oppure ottenuto con 50 gr di foglie secche lasciate in infusione in 300 gr di olio extravergine d’oliva per 5 giorni.

In farmacia ed in erboristeria è acquistabile l’ Essenza di Timo ed altri preparati in associazione con altre erbe.

Si ricorda che non può essere assunto dalle donne in gravidanza.

Liquore al timo: In 400 gr di alcool a 90° mettere in infusione 40 gr di foglioline e fiori freschi per 30 giorni; chiudere ermeticamente, avendo cura di agitare il contenuto ogni paio di giorni. Dopo 30 giorni, filtrare il contenuto alcolico, avendo cura di spremere le erbe. Preparare uno sciroppo sciogliendo 600 grammi di zucchero in 800 grammi d’acqua, scaldando a fuoco lento e dando una leggera consistenza allo sciroppo. Lasciare raffreddare ed unire alla infusione alcolica, mescolando bene. Lasciare riposare per 30 giorni e il liquore è pronto da bere come tonico, digestivo.

Lo stesso liquore può essere realizzato anche associando il Timo alla Menta o al basilico.

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