Menta (Mentha). Famiglia: Lamiaceeo Labiate.

 

menta fioritamenta fioritaDescrizione: E’ una pianta erbacea perenne, fortemente aromatica, diffusa in Europa, Asia, Africa e molto abbondante in Italia, nella maggioranza delle sue moltissime varietà.

 

Ha steli eretti alti fino a 50/60 centimetri, radici rizomatose, che si espandono notevolmente nel suolo; foglie opposte, lanceolate nella maggioranza delle varietà e ricoperte da una soffice peluria verde.

 

I fiori sono raccolti in spighe terminali, coniche e vanno dal colore bianco al viola; sono piccoli. Il frutto è un tetrachemio che contiene da 1 a 14 semi.mentuccia altro tipomentuccia altro tipo

 

Fiorisce da giugno a settembre.

 

La pianta è anche coltivata, in molte varietà, per gli usi alimentari ed officinali.

 

mentastro1Le varietà più conosciute sono la Piperita, la Acquatica, la Viridis, la Arvensis, la Pelagium detta anche mentuccia, la Rotundifolia detta M. glaciale ed anche mentastro.

 

Curiosità: La leggenda vuole che la pianta prenda il nome dalla ninfa Myntha, figlia di Cocito, amata da Plutone, che venne trasformata in pianta da Proserpina, per gelosia.

 

Contenuti e usi: Mentolo, mentone, olio etereo con proprietà toniche, eccitanti, antispasmodiche, antisettiche, calmanti; contiene pure tannino. Particolarmente usato come: stimolante del sistema nervoso, stomachico, carminativo, antisettico specialmente intestinale, analgesico intestinale, espettorante, vermifugo, leggermente afrodisiaco, per cui se abusato impedisce il sonno.

 

La sua assunzione , come curativo, può essere esterna ed interna.

 

Per uso esterno combatte la scabbia, l’asma, le bronchiti, le sinusiti, le emicranie, nevralgie dentarie, allontana le zanzare.

 

Per uso interno combatte la stanchezza generale, atonia digestiva, indigestioni, gastralgie, spasmi gastrici, coliche, vomiti di natura nervosa, flatulenze, diarree, fu usato anche contro il colera, intossicazioni gastro-intestinali,affezioni epatiche, impotenza, asma, bronchite cronica, tubercolosi, parassiti intestinali.

 

Le sue virtù medicinali erano note agli antichi Egizi e ai Greci e ai Romani. Galeno la usava come pianta medicinale; Dioscoride, nei suoi Discorsi dice: “ Ha virtù di scaldare, di ristagnare e di disseccare. Il succo bevuto con aceto ristagna il sangue; ammazza i vermi tondi e stimola venere. Bevuti tre semi di menta con il succo di melograni forti raffrenano il singhiozzo, il vomito, e la cholera…messa pestaimpiastrata in su la fronte alleggia i dolori del capo… messa nella natura delle donne avanti al coito, non le lascia ingravidare. Fregata sulla lingua ne leva l’asprezza. ”.

 

Usi alimentari: Come aroma per insaporire zuppe, carni, liquori, dolci, salse. Pr preparare liquori come Centerbe, Mojto, Tajada, Brancamenta. Bevande alla menta, Monteblanc, con latte e grappa o altri liquori; per preparare caramelle balsamiche.

 

Si assume sotto forma di tisana, tinture, elisir.

 

Tisana come tonico e digestivo: In un quarto di litro d’acqua bollente mettere 5 gr di foglie fresche per una decina di minuti, colare e bere a tazzine dopo i pasti come digestivo e prima dei pasti come aperitivo. Questa tisana può essere assunta anche come calmante e per favorire il sonno.

 

Oppure 10 gr. di foglie secche in un litro d’acqua bollente e berne in tazzie prima o dopo i pasti ( non eccedere di sera poiché potrebbe impedire il sonno).

 

Tintura: mettere a macerare 40 grammi di foglie fresche in 250 gr di alcool a 90° per cinque giorni; si filtra e se ne spreme il contenuto erbaceo risultante; si conserva in bottiglietta da tenere in luogo fresco e si usa a gocce ( 10/15) da diluire in bicchiere con poca acqua, come calmante e come digestivo.

 

Per calmare il prurito cutaneo si usa il cataplasma di foglie, pestate e scaldate ed applicate sulle parti.

 

Sciroppo di Menta: si pongono 30 gr di foglie fresche in infusione in 300 gr di alcool a 90° per 6 o 7 giorni; si filtra e se ne spreme il residuo erbaceo. A parte si prepara uno sciroppo, sciogliendo 700 gr di zucchero in 1 litro d’acqua, a fuoco lento, finchè il liquido non venga ben sciroppato. Si lascia freddare e si unisce all’infusione alcoolica. Dopo qualche giorno si può conservare al fresco e usarlo sia come liquore sia per preparare bevande.

 

Uso esterno: Si possono fare suffumigi per inalazione e impacchi per nevralgie.

 

In commercio si trovano soluzioni alcoliche e sciroppi per uso interno ed esterno e unguenti,

 

ATTENZIONE!!! Gli usi e le applicazioni sono indicati solo a mero scopo informativo, per cui si declinano tutte le responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico, alimentare, per i cui usi bisogna sempre richiedere il consiglio del medico farmacologo.

 

 

 

Morella (Solanum nigrum L.)       Famiglia: Solanacee. Altri nomi: Erba mora, Erba                     morella, Solano nero, Erba puzza, Ballerina.

 

moretta b solanum nigramoretta - solanum nigraDescrizione: Pianta erbacea annua o pluriennale, cresce spontanea negli incolti e sui cigli delle strade fino a 800 m. sul l. del m., ha fusto angoloso, ramificato, di colore verde o bruno e può raggiungere 80 cm di altezza; ha foglie irregolarmente dentate, ovali intere o marginate. Quelle del fusto sono alternate.

 

I fiori di colore bianco, con 5 petali riuniti all’ascella delle foglie.

 

I frutti sono bacche di circa 1 cm di diametro, di colore verde, nere alla maturità.

 

La fioritura va dalla primavera all’autunno.

 

Di questa pianta si sconsiglia il consumo alimentare sia dele prti verdi che dei frutti perché fortemente tossica per la presenza della solanina.

 

Originaria dell’Asia e delle Americhe è conosciuta da tempi antichi per gli usi medicali. Nell’antichità a usavano, insieme con altre piante, per addormentare i pazienti da sottoporre ad interventi chirurgici. Inoltre era una delle piante componenti l’”unguento populeo”, consigliato per uso esterno, data la sua velenosità, come rimedio per la cura delle periartriti, mentre le foglie venivano usate per curare le ustioni.

 

Ai fini fitoterapici si usa tutta la pianta.

 

Contenuti: gucoalcaloidi tossici come la solanina, tropeina, rutina, tannino, asperagina, fitosterina, grassi acidi.

 

Proprietà curative: Per uso interno: Antispasmodico, Analfesico, Narcotico, Sedativo Per uso esterno: Emolliente.

 

Usato particolarmente per curare le dispepsie dolorose, spasmi vescicali, pertosse. Mentre esternamente è usato per curare in particolare affezioni cutanee come eczemi umidi e pruriti anali e vulvari, ragadi e emorroidi, ulcere dolorose, ascessi, dermatosi squamose.

 

Per uso esterno si usa il decotto di foglie in ragione di una manciata in 1 litro d’acqua. Bollire per 10 minuti e poi farne lavaggi, bagni, compresse, irrigazioni vaginali per pruriti o foruncoli, ragadi, artriti o emorroidi.

 

In commercio si trovano sia supposte contenente estratto idroalcolico, sia una soluzione alcolica.

 

Le bacche sono particolarmente velenose per i bambini, fare attenzione!!!

 

     ATTENZIONE!!! Gli usi e le applicazioni sono indicati solo a mero scopo informativo, per cui si declinano tutte le responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico, alimentare, per i cui usi bisogna sempre richiedere il consiglio del medico farmacologo.

 

Papavero selvatico o Rosolaccio ( Papaver Rhoeas L. ) Famiglia: Papaveraceae.

Nome comune Papavero dei campi, Rosolaccio. Dialettale Molise: Papagnë. Campobasso: Scruccaruole.

 

pap rospapapavero- rosettaDescrizione: Pianta erbacea annuale con radice bianca a fittone e sovrastante rosetta basale di foglie da cui partono i fusti eretti, ramificati e setolosi, alti fino a 70 o 80 cm e ricoperti di peli.

 

Sia il fusto che la pianta, tagliati, emettono un tipico latice bianco di odore sgradevole.

 

Le foglie sono dotate di peli setosi morbidi al tatto, quelle basali disposte a rosetta, lanceolate e lungamente picciolate, con margine dentato e con apice acuto; le foglie cauline sono semplici e sessili.

 

pappart1papavero- fioreFiori: all’apice di lunghi peduncoli si sviluppano alla sommità del fusto i boccioli penduli, prima della fioritura, formati da due sepali che cadono alla fioritura. I fiori sono formati da quattro petali di colore rosso vivo e macchiate (solitamnte) di nero alla base.

 

I frutti: sono delle capsule che contengono i semi.

 

Contiene: Alcaloidi (reandina, reagiina, rearubina), tannini, Mecocianina, mucillagini, coloranti, antociani.

 

Proprietà: antispasmodico, ipnotico, sedativo, sudorifero, antidolorifico, emolliente.

 

Indicato per: Insonnie, tossi spasmodiche, bronchiti, polmoniti, pleuriti, febbri eruttive.

 

Parti usate: tutta la pianta, mentre per gli usi strettamente curativi si usano i petali del fiore e i frutti. La pianta va raccolta prima della fioritura; i petali raccolti tra maggio e giugno, posti ad asciugare in ambiente asciutto, ventilato e al riparo del sole e conservati in boccetta di vetro scuro, sterilizzato.

 

Infuso 1: gr. 1 di petali secchi in 100 gr di acqua bollente immerse per 10 minuti, filtrare e berne un paio di tazzine al giorno prima di coricarsi.

 

Infuso 2: Calmante per tosse bronchiale- gr 2 di petali secchi in 200 gr di acqua bollente per 10 minuti, scolare, dolcificare con 1 cucchiaino di miele e berne in tazzine durante il giorno.

 

Infuso 3: gr 10 di foglie secche in 1 litro d’acqua bollente, filtrare e prendere in tazzine in numero di due o tre al giorno, dolcificate con miele.

 

Elisir di papavero: 15 gr di petali, 5 gr di cannella lasciati insieme a macerare per 15 giorni in 200 gr di alcool purissimo a 90°; al termine della macerazione scolare, avendo cura di spremere il residuo solido; preparare uno sciroppo di 200 gr di zucchero disciolto in 250 gr di acqua e, a freddo, unire alla parte alcolica. Riporre in bottiglietta scura e lasciare riposare per 90 giorni. Al termine assumere in bicchierini all’occorrenza.

 

In erboristeria e in farmacia si possono acquistareun estratto molle in pillole e delle supposte calmanti. Anche pomate ed unguenti.

 

Il papavero è uno dei componenti dei cosiddetti “ quattro fiori” sinergici del Tasso barbasso.

 

Curiosità: Sia Dioscoride che Galeno prescrivevano il decotto di cinque o sei (capsule) per favorire il sonno e per rinfrescare. Inoltre dice Dioscoride che: i capi triti con polenta e impiastrati giovano al fuoco sacro; parimenti alle infiammazioni. Inoltre fattone unzione con olio e miele rosato giova ai dolori di capo.

 

Per uso esterno: l’infuso di petali può essere utile al male degli occhi e agli ascessi dentali; mentre con i petali si possono fare dei cataplasmi applicati sulle palpebre, come antinfiammatorio, mentre applicato alle rughe hanno una funzione tonica.

 

In cucina: le rosette delle foglie basali crude sono ottime nelle insalate miste (pomodori, cipolle, crespigni, cicorie, rucola, borragine (foglie più tenere) ecc), senza esagerare nel quantitativo poiché potrebbero far male; cotte sono ottime nelle minestre miste ad altre erbe, condite con olio crudo e limone, oppure fritte in padella .

 

Le foglie di papavero sono utilizzate, insieme alla bietola, nel ripieno dei cascioni romagnoli, dei tipici piatti liguri gattafin e preboggian, e del tipico piatto friulano pestic, le cui ricette possono essere copiate dal web.

 

Pizza e fojjë: Nei paesi del Basso Molise questo alimento si realizzava imbottendo un bel pezzo di pizza detta schiacciata (in dialetto anche šchianata ) con le cime di rape o spigatelli cotti stufati e costituiva uno dei piatti poveri. Poiché, una volta, almeno, le cime di rapa e gli spigatelli o le cime di catalogna non erano disponibili in tutte le stagioni, allora mia madre sostituiva queste verdure con verdure miste selvatiche: bietoline, papaveri (rosette), crespigni, senapi selvatiche, tarassaco), facendole prima sbollentare e poi soffriggere in aglio e olio e un po’ di peperoncino.

 

Questo piatto è molto simile al cascione romagnolo, di cui scrivo la ricetta.

 

Cascione romagnolo: ricetta per 4 persone: Ingredienti per preparare le piadine:

 

(pasta)- farina 360 gr; acqua q.b.; 60 gr di sugna (oppure metà sugna e metà olio di oliva); un cucchiaio scarso di sale; 1 cucchiaino da caffè di miele ( facoltativo, poiché serve a dare più morbidezza alla piadina.

 

(ripieno)- 600 gr di verdura mista: bietoline, papaveri, piantaggini, crespigni (cascigni) , coste d’asino ecc; 1 spicchio d’aglio, un pizzico di sale a piacere.

 

PREPARAZIONE: (pasta)- Scaldare una tazza d’acqua a 70 o 80 gradi. Disporre la farina sulla spianatoia versandola a fontana ed aggiungere lo strutto, il sale, il miele e l’acqua molto calda. Impastare con una forchetta e lavorare l’impasto per bene. Dividerlo in 4 porzioni e metterlo a riposare al caldo per 20 minuti.

 

(ripieno): Sbollentare le verdure e scolarle per bene. Metterle in una padella con un po’ di olio, aglio e sale e farle soffriggere; quindi far freddare.

 

Stendere la porzione di pasta per fare la piadina e versare la verdura ( un quarto del totale per ogni piadina) lasciando libera la metà della piadina per poterla rovesciare sul ripieno, chiudere per bene i bordi. Cuocere le piadine su una piastra di ghisa o in padella antiaderente molto calda, facendo attenzione a far cuocere bene i bordi della piegatura.

 

Calzone: in Molise con un procedimento simile a quello del cascione si prepara un ottimo calzone, il quale viene infornato.

 

ATTENZIONE!!! Gli usi e le applicazioni sono indicati solo a mero scopo informativo, per cui si declinano tutte le responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico, alimentare, per i cui usi bisogna sempre richiedere il consiglio del medico farmacologo.

 

 


Ortica, (dal latino urtica), nome scient. Urtica dioica. Famiglia : Urticacee. Nomi dialettali: Reddica, ortiga.

ortica 1ortica Descrizione: Pianta perenne alta fino a 2 metri, molto nota per il suo potere urticante, foglie ovate, acute e seghettate, fiori minuti in glomeruli disposti in spighe ramose; tutte le parti sono coperte da caratteristici peli urticanti. Cresce nei terreni freschi, ricchi di azto,vicino alle abitazioni e nei boschi freschi, in tutte le regioni d’Europa. In passato e ancora oggi in alcuni paesi d’oriente, le sue fibre venivano usate per estrarne delle fibre tessili e nella colorazione dei tessuti, grazie al suo grande quantitativo di clorofilla.

 

Contiene: Sali minerali ( ricca di azoto e ferro), potassio, calcio, manganese, silicio.

 

Vitamina C, acidi organici (formico e gallico),carotene, clorofilla, tannino, istamina.

 

ortic 2ortica 2 Proprietà ed Usi: diuretica, antireumatica, antiallergico (febbre da fieno), utile per arrestare la caduta dei capelli, tonica, astringente, emostatica.

 

Con i suoi derivati si curano le seguenti affezioni: acido urico, anemia, colesterolo, enteriti acute, enteriti catarrali, epatopatie, insufficienza cardiaca, obesità, reumatismi.

 

Si assume con tisane, decotti, tinture e cataplasmi.

 

Infuso:50 gr di foglie in 1 l d’acqua appena bollente per 15 minuti.; berne 3 tazzine al giorno.

 

Decotto: 30gr di foglie fresche, 0,500 gr acqua, bollire per 10 minuti, filtrare, far raffreddare e berne 3 o 4 tazzine al giorno.

 

Tintura: 20 gr di ortica essiccata in 100 ml di alcool a 25°, lasciare per 5 giorni, filtrare e conservare in bottiglietta scura.

 

In cucina si usa sia per preparare minestre, sia per frittate, risotti e paste.

 

Zuppa di ortica, ingredienti per 4 persone: 600 gr di ortica (solo gambi), 200 gr di pomodori freschi, 50 gr di pancetta stagionata, mezza cipolla, olio extravergine d’oliva, sale.

 

Preparazione: lavare, spezzettare i gambi. In poco olio soffriggere la pancetta con la cipolla affettata finemente; appena rosolata, unire i pomodori tagliati a filetti, dopo 10 minuti circa mettere nel recipiente anche i gambi delle ortiche, salare, mescolare e cuocere a recipiente coperto, aggiungendo, secondo necessità, un po’ d’acqua calda. Servire la zuppa appena pronta su dadi di pane raffermo.

 

Zuppa di ortiche e di orzo, ingredienti per 4 persone: 100 gr di orzo perlato, 400 gr di germogli di ortica, 40 gr di pancetta, mezzo bicchiere di olio, 30 gr di erba cipollina, 300 gr di brodo di carne, 50 gr di formaggio pecorino, 1 cucchiaio di farina, sale q.b. Preparazione: Sbollentare le ortiche in acqua bollente salata, scolare e tritare finemente. In una casseruola far rosolare la pancetta nell’olio, aggiungere il trito di erba cipollina, 1 cucchiaio di farina, i germogli di ortica; rosolare per 10 minuti; allungare con brodo preparato in precedenza.

 

A parte far cuocere per 20 minuti l’orzo in acqua bollente salata, scolarlo e unirlo alla zuppa. Aggiungere il formaggio e servire caldo.

 

Crema alle ortiche, ingredienti per 4 persone:300 gr di ortica, 1 scalogno, 1 dado da brodo vegetale, 200 gr di panna da cucina, noce moscata, 40 gr di burro, sale, pepe, mezzo bicchiere di olio extravergine d’oliva. A parte preparare crostini di pane raffermo abbrustolito e condito con olio, aglio strofinato, un po’ di formaggio fuso spalmato.      

 

Preparazione: Frullare l’ortica. In un tegame versare un po’ d’olio, lo scalogno tritato e l’ortica, far rosolare e aggiungere sale e pepe, allungare con un bicchiere d’acqua, aggiungere il dado da brodo, il burro, la panna e una grattata di noce moscata.

 

Far cuocere per pochi minuti. Servire con i crostini insaporiti come sopra.

 

Risotto all’ortica: ingredienti per 4 persone: 300 gr di foglie di ortica tritata, 350 gr di riso per risotti, mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva, mezza cipolla, 1 l. di brodo vegetale, sale e pepe, 200 gr di besciamella, parmigiano reggiano.

 

Preparazione: In una padella versare l’olio, la cipolla finemente tritata e far rosolare, aggiungere l’ortica e farla scottare, salare, aggiungere un bicchiere di brodo;versare il contenuto in un tegame, aggiungere il riso e altri 2 bicchieri di brodo, mescolare il tutto; fare attenzione che il risotto non asciughi completamente, se necessario aggiungere di tanto in tanto un po’ di brodo. A cottura aggiungere la besciamella, pepare, mantecare e servire con una spolverata di parmigiano reggiano.

 

Ravioli di ortica e ricotta al sugo di pomodoro: ingredienti per 4 persone: 60 gr di cime di ortica, 100 gr di ricotta fresca, 220 gr di farina 00, 50 gr di parmigiano reggiano, 3 uova, 3 cucchiai di olio, 1 gambo di sedano, 200 gr di pomodori maturi, 1 peperone giallo, 1 scalogno, sale q.b., 1 pizzico peperoncino .

 

Preparazione: Con 2 uova preparare la pasta per i ravioli e lasciare a riposo. Lavare le cime di ortica, eliminando i gambi e le foglie appassite; in una padella versare un cucchiaio di olio e far scottare l’ortica, aggiungere un po’ d’acqua per terminare la cottura; spegnere il fuoco. Aggiungere la ricotta e il parmigiano e frullare il tutto fino a renderlo omogeneo.

 

Stendere la sfoglia di pasta e battere in una ciotola il terzo uovo; spolverare un po’ di farina sulla raviolatrice, poi stendere un foglio di pasta, spennellare con l’uovo battuto, quindi riempire i ravioli, sigillarli con un altro foglio di pasta, passare il matterello; fare attenzione a far uscire l’aria premendo con le dita. Quando saranno ben chiusi, rovesciare i ravioli per farli asciugare. Mentre i ravioli riposano, preparare il sugo e mettere a bollire l’acqua con un cucchiaio d’olio per non farli attaccare, per cuocerli. Lavate prima le verdure e i pomodori. In un tegame versare l’olio, poi lo scalogno tritato, il sedano tritato, l’aglio, il peperone a dadini e mettere a rosolare; aggiungere i pomodori freschi e un pizzico di sale. Lessare i ravioli in acqua, un po’ per volta, tenendo presente che cuociono in un minuto; scolarli e saltarli nel sugo e servire subito.

 

Curiosità: Dioscoride, ne prescriveva l’applicazione per una lunga serie di malattie, dai difetti della milza alle parotiti e ai tumori, e ancora:”… Le frondi cotte con gongole molliscano il corpo, provocano l’orina, risolvono le venosità,… cotte son ptisana uàgliano ai difetti di petto… Il succhio gargarizzato risolve le infiammazioni dell’ugola.

 

ATTENZIONE!!! Gli usi e le applicazioni sono indicati solo a mero scopo informativo, per cui si declinano tutte le responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico, alimentare, per i cui usi bisogna sempre richiedere il consiglio del medico farmacologo.

 

Piantaggine, nome comune della piantaggine media, mentre arnoglossa è detta quella lanceolata (Plantago lanceolata). Famiglia Spermatofite dicateledoni, circa 90 specie, le più comuni sono la plantago media, la plantago alpina, la plantago maior. Altre varietà sono: Dougueria, Littorella, Plantago alpina.

 

    piantag bispiantag rosetta           piant lanceolpiantaggine lanceolata

                                         i

                                       

Descrizione: Molto diffuse da noi sono la Plantago media e la Plantago lanceolata o piantaggine cinquenervi, detta così per la presenza di cinque nervature che solcano longitudinalmente le foglie.

I loro cespugli crescono a rosetta, con fiori a spiga cilindrica. E’ comune nei prati, è commestibile sia cruda, ad insalata, che cotta.

Usi: E’ usata in distilleria per dare il classico colore verde alla centerbe, liquore digestivo tipico abruzzese, preparato anche dalle massaie molisane .

Il suo decotto è usato come anticatarrale nelle bronchiti. Ma si usa anche come antinfiammatorio nelle emorroidi.

In cucina si utilizzano le foglie cotte da sole o insieme ad altre erbe, in minestre, saltate in padella al burro oppure cotte come gli spinaci; infatti molti chiamano quest’erba “ spinacio selvatico”. I semi riuniti in spiga sono ottimo nutrimento per i cardellini.

Sciroppo contro la tosse stizzosa:

Pulire 200 gr di foglie di piantaggine lanceolata e farla bollire per un’ora in 600 gr di acqua. Spremere e filtrare. Aggiungere 900 gr di zucchero e farlo sciogliere a bagnomaria. Portare di nuovo ad ebollizione e poi lasciar sciroppare a fuoco lento finché non raggiunge la consistenza sciropposa. Far freddare e conservare in bottiglietta scura in frigo. Assumere a cucchiaini durante la giornata.

Lo stesso sciroppo si può ottenere ricavando il succo di piantaggine mediante centrifugazione. Quindi unire zucchero in pari quantità e scaldare a fuoco lento fino a raggiungere la consistenza dello sciroppo. Conservare in bottiglia di vetro scuro in frigo ed assumere ugualmente a cucchiaini durante la giornata.

Curiosità: Scrive Dioscoride nei Discorsi “ …portandosi al collo le radici di Piantaggine guariscono le scrofole, li vermicelli che si ritrovano l’autunno dentro ne i ricci del Dissaco, portati legati al collo, ovvero al braccio sinistro, guariscono le febbre quartane.

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